In
questo film, fresco del suo primo Oscar come miglior attore,
Forrest Whitaker (“Bird”, “La Moglie del
Soldato”) interpreta in maniera impressionante il dittatore
africano Idi Amin Dada: un despota (morto nel 2003) che, grazie
ad un colpo di Stato, esercitò un regno sanguinario
sull’Uganda durante gli anni ’70 con questo film
che cerca di raccontarne la storia soprattutto come uomo,
cioè andando oltre il ritratto di tiranno criminale
e scavando nel profondo della sua natura umana.
L’ULTIMO RE DI SCOZIA è un biopic storico tratto
dall’omonimo best seller storico di Giles Foden e mescola
realtà storica con la fiction, narrando la storia del
dittatore vista attraverso gli occhi del giovane medico volontario
Nicholas Garrigan (figura immaginaria) che, arrivato nello
stato africano, lo conosce ed impara ad apprezzarne qualità,
ma anche temerne il lato oscuro e brutale. Garrigan, per le
sue origini scozzesi, diventa il medico personale di Amin
e, col tempo, anche il suo consigliere più fidato,
intrecciando un’amicizia con la moglie, donna di grande
intelligenza, ma scoprendo di non essere più libero
di andarsene. Il film è stato realmente girato in Uganda
(grazie ad un’enorme serie di permessi ottenuti a fatica),
con scene ambientate nei veri luoghi dove Amin esercitò
il suo potere riprese dal regista quasi sempre con cinepresa
a mano, veloce e nervosa.
Kevin MacDonald è alla sua prima prova come regista
di un lungometraggio dopo aver realizzato diversi documentari
storici (vincendo un premio Oscar per “Un Giorno di
Settembre” incentrato sulla tragedia delle Twin Towers)
e, nonostante una spettacolarizzazione dei fatti storici per
esigenze cinematografiche, dirige in maniera sobria e realistica
il film, con un ritmo narrativo serrato e momenti di grande
tensione, affidandosi molto alle interpretazioni degli attori.
Il cast è composto da bravi interpreti poco conosciuti
sui quali svetta Whitaker che qui firma la sua interpretazione
migliore, riproducendo i tic ed i movimenti del vero Idid
Amin Dada, con un ritratto a tutto tondo che esprime in maniera
convincente le varie sfaccettature di una personalità
complessa e contraddittoria, carismatica e psicotica, con
momenti di enorme fragilità ma anche repentini e violenti
cambi di umore, tra giovialità e poi paranoia e rabbia.
Nel film gli fanno efficacemente da contrappunto il giovane
James McAvoy (era il fauno di “Le Cronache di Narnia”)
nel ruolo del giovane medico distratto ed opportunista e la
candidata all’Oscar Kerry Washington (“Ray”)
in quello della moglie di Amin. Sono soprattutto gli attori
che danno tridimensionalità ai vari personaggi, mentre
il regista bada di più a raccontare i fatti storici
che soffermarsi a descrivere le peculiarità personali
dei protagonisti.
Interessante l’approccio narrativo del film, che illustra
la brutalità del tiranno unicamente dal punto di vista
personale del medico, che non vede o fa finta di non vedere
(perché gli conviene) ciò che gli succede intorno,
con massacri ed esecuzioni appena accennati e mai mostrati
direttamente perché lontani da lui che non vi assiste,
fino a diventare reali e vividi quando il suo coinvolgimento
diventa drammaticamente diretto, con scene molto violente
e di impatto.
Stilisticamente e narrativamente L’ULTIMO RE DI SCOZIA,
nonostante una sceneggiatura un pò debole impostata
sul parallelismo tra il tiranno ed il medico, è un
ottimo film, ben equilibrato e che trasborda lo spettatore
in una lunga discesa negli inferi, con il dittatore che progressivamente
si svela al medico come despota contraddittorio, feroce e
spietato, soprattutto nella seconda parte estremamente cruenta.
Ad arricchire infine il tessuto della pellicola c’è
una fotografia molto caricata ed un’efficace colonna
sonora che mescola ritmi africani a quelli scozzesi.
Paolo
Pugliese