L'ULTIMO RE DI SCOZIA

Titolo Originale: The Last King of Scotand
Genere: Biografico/Storico/Drammatico
Regia: Kevin MacDonald
Sceneggiatura: Jeremy Brock, Peter Morgan & Kevin MacDonald
Cast: Forrest Whitaker, James McAvoy, Gillian Anderson, Kerry Washington
Colonna Sonora: Alex Heffes
Produzione: DNA Films, Fox Searchlight Pictures, FilmFour, Cowboy Films Ltd., Cowboy Films, Slate Films, Tatfilm
Paese d’origine: Gran Bretagna - 2007
Durata: 121 minuti

 

In questo film, fresco del suo primo Oscar come miglior attore, Forrest Whitaker (“Bird”, “La Moglie del Soldato”) interpreta in maniera impressionante il dittatore africano Idi Amin Dada: un despota (morto nel 2003) che, grazie ad un colpo di Stato, esercitò un regno sanguinario sull’Uganda durante gli anni ’70 con questo film che cerca di raccontarne la storia soprattutto come uomo, cioè andando oltre il ritratto di tiranno criminale e scavando nel profondo della sua natura umana.
L’ULTIMO RE DI SCOZIA è un biopic storico tratto dall’omonimo best seller storico di Giles Foden e mescola realtà storica con la fiction, narrando la storia del dittatore vista attraverso gli occhi del giovane medico volontario Nicholas Garrigan (figura immaginaria) che, arrivato nello stato africano, lo conosce ed impara ad apprezzarne qualità, ma anche temerne il lato oscuro e brutale. Garrigan, per le sue origini scozzesi, diventa il medico personale di Amin e, col tempo, anche il suo consigliere più fidato, intrecciando un’amicizia con la moglie, donna di grande intelligenza, ma scoprendo di non essere più libero di andarsene. Il film è stato realmente girato in Uganda (grazie ad un’enorme serie di permessi ottenuti a fatica), con scene ambientate nei veri luoghi dove Amin esercitò il suo potere riprese dal regista quasi sempre con cinepresa a mano, veloce e nervosa.
Kevin MacDonald è alla sua prima prova come regista di un lungometraggio dopo aver realizzato diversi documentari storici (vincendo un premio Oscar per “Un Giorno di Settembre” incentrato sulla tragedia delle Twin Towers) e, nonostante una spettacolarizzazione dei fatti storici per esigenze cinematografiche, dirige in maniera sobria e realistica il film, con un ritmo narrativo serrato e momenti di grande tensione, affidandosi molto alle interpretazioni degli attori.
Il cast è composto da bravi interpreti poco conosciuti sui quali svetta Whitaker che qui firma la sua interpretazione migliore, riproducendo i tic ed i movimenti del vero Idid Amin Dada, con un ritratto a tutto tondo che esprime in maniera convincente le varie sfaccettature di una personalità complessa e contraddittoria, carismatica e psicotica, con momenti di enorme fragilità ma anche repentini e violenti cambi di umore, tra giovialità e poi paranoia e rabbia. Nel film gli fanno efficacemente da contrappunto il giovane James McAvoy (era il fauno di “Le Cronache di Narnia”) nel ruolo del giovane medico distratto ed opportunista e la candidata all’Oscar Kerry Washington (“Ray”) in quello della moglie di Amin. Sono soprattutto gli attori che danno tridimensionalità ai vari personaggi, mentre il regista bada di più a raccontare i fatti storici che soffermarsi a descrivere le peculiarità personali dei protagonisti.
Interessante l’approccio narrativo del film, che illustra la brutalità del tiranno unicamente dal punto di vista personale del medico, che non vede o fa finta di non vedere (perché gli conviene) ciò che gli succede intorno, con massacri ed esecuzioni appena accennati e mai mostrati direttamente perché lontani da lui che non vi assiste, fino a diventare reali e vividi quando il suo coinvolgimento diventa drammaticamente diretto, con scene molto violente e di impatto.
Stilisticamente e narrativamente L’ULTIMO RE DI SCOZIA, nonostante una sceneggiatura un pò debole impostata sul parallelismo tra il tiranno ed il medico, è un ottimo film, ben equilibrato e che trasborda lo spettatore in una lunga discesa negli inferi, con il dittatore che progressivamente si svela al medico come despota contraddittorio, feroce e spietato, soprattutto nella seconda parte estremamente cruenta. Ad arricchire infine il tessuto della pellicola c’è una fotografia molto caricata ed un’efficace colonna sonora che mescola ritmi africani a quelli scozzesi.

Paolo Pugliese