Un
grande affresco storico è il tema dell’ultimo
film di Milos Forman, il maestro autore di cult-movies come
“Qualcuno volò sul nido del Cuculo”, “Hair”
ed “Amadeus”, il quale è riuscito a realizzare
il sogno cullato per oltre vent’anni di raccontare gli
ultimi giorni dell’Inquisizione spagnola, con la storia
di un gruppo di persone le cui vite scorrono attraverso grandi
cambiamenti storici e politici, venendone profondamente cambiate.
Spagna 1792: il grande pittore Francisco Goya (Stellan
Skarsgård) è testimone dei terribili
eventi politici e di persecuzione legati alla grande Inquisizione
nel suo paese, sull’orlo di essere invaso dalle truppe
francesi. La sua vita si incrocia con quella di Ines (Natalie
Portman), una ragazza poco più che adolescente
diventata la sua musa ispiratrice, e con quella di frate Lorenzo
(Javier Bardem), l’ultimo inquisitore
del titolo stesso del film. Ines viene falsamente accusata
di eresia ed imprigionata nelle carceri, dove viene torturata
e violentata, piegata nel fisico e nell’animo. Su preghiere
del padre della ragazza, frate Lorenzo cerca di adoperarsi
perché Ines possa avere clemenza ed essere liberata,
ma il suo intervento causerà unicamente la sua stessa
cacciata dall’ordine ed un inasprimento della situazione
della ragazza. Intanto Goya, che non ha mai preso una posizione
contro o a favore dell’Inquisizione, esternando le sue
opinioni unicamente attraverso la pittura, è in preda
ad una crisi d coscienza per la sorte di Ines e decide di
cercare la figlia perduta della sua ex-modella.
L’ULTIMO INQUISITORE è un robusto melò
storico, che non si concentra totalmente né sulla figura
di Goya né sulla storia dell’Inquisizione, ma
che è teso soprattutto a raccontare com’era la
società e la vita della gente normale a quei tempi.
Un mondo costituito da repressione, miseria, ipocrisia, presunzione,
orrore; Forman racconta tutto ciò attraverso le figure
cardine di Goya, Ines e Francisco, ponendo attraverso il ritratto
del passato riflessioni sul presente, con l’attualità
di un mondo che crolla su sé stesso. La sceneggiatura
è ambiziosa ed anche se non riesce a sviluppare tutti
i nodi che si proponeva di illustrare rivela un’impeccabile
ironia di fondo ed un’accurata ricostruzione storica
che non cade mai nella retorica ed è visivamente riuscita
anche grazie alla riproduzione di costumi ed ambienti molto
bella ed accurata.
Nonostante, però, la sua aurea di film storico-drammatico
come non si vedeva da tanto tempo sul grande schermo, L’ULTIMO
INQUISITORE finisce per peccare di superficialità ed
eccesso di lirismo per quanto riguarda le vicende raccontate,
le quali si ingarbugliano e salgono eccessivamente di tono,
dando una sgradevole sensazione di superficialità.
Infatti, il film si propone abbastanza convenzionale nella
narrazione ed appare incerto tra assumere l’identità
narrativa di film epico e d’intrattenimento oppure quella
di colto ritratto storico-riflessivo...
Nonostante questi difetti, rimane comunque impressa nel pubblico
la magistrale eleganza dello stile registico di Forman, la
bella fotografia con sfumature di colore simili a quelle della
pittura di Goya, oltre a un paio di sequenze da antologia
(come la scena finale...) ed alle interpretazioni dei protagonisti:
molto incisivo Bardem nel ruolo del suo frate in pieno traghettamento
idealistico, estremamente misurato ed ambiguo Stellan Skarsgård/Goya
e davvero intensa la Portman, il cui sguardo smarrito chiuso
nella cella è indimenticabile.
Paolo
Pugliese