L’IMBROGLIO
è un film che ricostruisce la storia vera del giornalista
Clifford Irving, il quale si mise al lavoro nei primi anni
’70 per scrivere una biografia sul magnate ed industriale
del cinema e dell'aeronautica Howard Hughes (la cui vita è
stata portata al cinema dal film di Martin Scorsese “The
Aviator”). A frustrare le ambizioni di Irving nel redigere
il “libro più importante del secolo” c’era
il fatto di non avere sufficienti fonti per la biografia e
di non poter incontrare neanche il miliardario ritiratosi
da anni a vita privata, in un esilio volontario ed inaccessibile.
Irving decide allora di scrivere insieme al collega Richard
Suskind una falsa biografia di Hughes, falsificando documenti
e palesando un rapporto personale con il miliardario di cui
si spaccia come biografo ufficiale da lui scelto, risultando
talmente convincente con gli editori da vendere i diritti
del libro ancora non scritto. Scoperto l’imbroglio,
l’ambizioso (e bugiardo) giornalista fu condannato nel
1972 a scontare due anni di prigione per truffa.
L’IMBROGLIO
propone una divertente (e compiaciuta) ricostruzione di una
famosa e vera truffa editoriale, avendo come punta di diamante
un personaggio genialmente bugiardo e pieno di risorse che
costruì un incredibile castello di espedienti per risultare
credibile e “vendibile”. La storia è raccontata
sotto forma di commedia, non priva di suspance ed arricchita
da un’accurata ed un pò patinata riproduzione
dell’America degli anni ’70 (vestiti, mode, arredamenti,
taglio di capelli) nonché da diversi riferimenti a
quel clima di paranoia attinente la scena politica americana,
con il Presidente Nixon (tirato in ballo dal protagonista)
e lo scandalo Watergate.
Importante notare che, nonostante sia ambientato 35 anni fa,
il film è attualissimo nel rappresentare attraverso
le vicende del protagonista l’ansia di ottenere successo
mediante facili scorciatoie, ovvero il trend di lavorare ed
arricchirsi usando spregiudicatamente menzogne e false credenziali.
Richard Gere è volenteroso nell’interpretare
il giornalista simpatico ed imbroglione, ma eccede nella mimica
espressiva enfatizzando il carattere cialtrone del suo personaggio.
Enfatica anche la regia di Lasse Hallström (“Casanova”,
“Choccolat”) che dipinge con toni scanzonati un
apologo interessante ed anche graffiante in alcuni punti,
ma fondamentalmente moraleggiante sull’etica giornalistica
e sul business delle biografie pompate e dei best-sellers.
Molto bravo il co-protagonista Alfred Molina nel ruolo del
pavido complice di Irving/Gere e specchio di confronto del
protagonista.
Marco
Valerio