Dan
Burns (Steve Carell) è un cronista quarantenne di un
giornale locale, titolare di una sua rubrica personale, “Dan
in Real Life” (titolo originale del film). Rimasto precocemente
vedovo, Dan è un padre single che dedica tutto il suo
tempo alle sue tre figlie, senza in verità molto successo
e senza avere né tempo né possibilità
di rifarsi una vita dal punto di vista sentimentale, preferendo
quasi rifugiarsi in una noiosa, ma rassicurante routine. Un
giorno, in una libreria, incontra casualmente Marie, una donna
francese trapiantata in America colta ed intelligente; tra
lei e Dan scatta subito un bel feeling, ma l’incanto
si spezzerà ben presto quando, nella tradizionale riunione
familiare a casa dei genitori, il protagonista scoprirà
che Marie è in realtà la fidanzata di Mitch,
suo fratello!
“L’Amore
secondo Dan” propone una storia romantica ed agrodolce
inerente le tragicomiche dinamiche di un grosso nucleo familiare,
con protagonista il talentuoso e simpatico Steve Carrell insieme
all’attrice francese Juliette Binoche ed una ritrovata
Dianne West, attrice alleniana in pellicole come “Hannah
e le sue Sorelle”. Un buon cast, anche discretamente
affiatato, ma sprecato per una pellicola che parte bene e
finisce male. Steve Carrell, dopo il successo della commedia
(becera) “40 Anni Vergine” ha dimostrato di essere
anche un attore brillante e poliedrico in “Little Miss
Sunshine”, ma la sua capacità di scegliere buoni
film sembra essere assai limitata, prima con lo scivolone
dell’orrido “Un’Impresa da Dio” e
poi con questo “L’Amore secondo Dan”, un
prodotto abbastanza dignitoso ma comunque prevedibile in tutti
i suoi sviluppi.
Chiariamo
che abbiamo visto di peggio e “L’Amore secondo
Dan” può essere considerato anche un prodotto
garbato, ma comunque è un film che non raggiunge il
suo obiettivo di essere un prodotto sentimentale ed al tempo
stesso brillante; nonostante il fatto che regista, sceneggiatori
ed interpreti abbiano chiaramente come modello di riferimento
il cinema di Woody Allen, storia e dialoghi risultano irrimediabilmente
piatti e senza quella marcia in più per divertire lo
spettatore.
Questo film non è altro che una commediola innocua
e rassicurante (i suoi pregi e difetti sono tutti qui), i
cui autori avrebbero potuto osare molto di più, limitandosi
invece a riprodurre temi, dinamiche e personaggi già
ampiamente visti altrove, senza nessuna rielaborazione o ricerca
di qualcosa di originale da dire, con l’ulteriore colpa
di sprecare un ottimo interprete come Carell. Va infatti sottolineato
che Steve Carell è un attore tanto bravo quanto ancora
ingiustamente sottovalutato rispetto alle sue capacità:
celandosi dietro la sua maschera da comico riesce a far emergere
sempre ed efficacemente un variegato florilegio di emozioni
mai gratuite (dalla malinconia alla frustrazione, dall’ingenuità
alla sofferenza per amore), che vengono riconosciute dal pubblico
facendo la differenza rispetto ad altri comici sulla cresta
dell’onda.
Paolo
Pugliese