Marc
è un uomo che un giorno decide, così per gioco,
di tagliarsi improvvisamente i baffi che portava da parecchi
anni. Sicuro di fare una sorpresa alla moglie ed agli amici
è invece lui che alla fine si sorprende vedendo l’assenza
di qualsiasi commento o reazione alla cosa. Chiedendo lumi,
riceverà risposta dalla moglie che lui i baffi non
li ha mai portati. Mai. L’uomo pensa all’inizio
che sia un contro-scherzo ma vedendo la situazione persistere
comincia a chiedersi se ci sia qualcosa che non vada. E’
l’inizio di un viaggio delirante per Marc che scopre
progressivamente che la sua realtà non collima più
con i ricordi che aveva, non solo per i baffi ma anche per
altre cose. Sta per caso impazzendo? Oppure c’è
qualcosa sotto?
Ci sono certi film che, partendo da uno spunto banale ed ordinario
appartenente alla vita di tutti i giorni, riescono a sorprendere
lo spettatore con uno sviluppo originale ed imprevedibile
fino ad arrivare ad un finale totalmente agli antipodi rispetto
all’inizio. L’AMORE SOSPETTO è un noir
psicologico surreale davvero intrigante nella sua messa in
scena, che rischia di passare inosservato e confuso con una
marea di titoli non troppo degni di attenzione in questa fine
di stagione cinematografica.
Il regista-sceneggiatore Emmanuel Carrère, già
autore di un film come “L’Avversario”, è
molto attento a sviluppare la storia sul filo dell’incognita
e dell’ambiguità. Il pubblico non riesce a capire
se le angosce del protagonista siano frutto di un malessere
psicologico oppure di una vera e propria congiura, né
riesce a prevederne le reazioni; al tempo stesso, i toni narrativi
si fanno sempre più misteriosi e pesanti con la ricerca
di ciò che può essere vero o falso da parte
di Mark. Suggestiva la progressiva decostruzione della sua
vita e la sua perdita di identità, iniziate entrambe
con un semplice taglio di baffi, che porteranno il protagonista,
interpretato con molto equilibrio da un ottimo Vincent Lindon,
ad una fuga dalla sua vita/incubo verso lidi lontani.
L’AMORE SOSPETTO è un efficace esercizio di stile
narrativo ricco di sfumature che propone un viaggio nella
mente di un uomo a prima vista incapace di distinguere il
reale dall’immaginario (ma è davvero così?)
alla cui dicotomia partecipa anche il pubblico; in un clima
di paranoia Mark non sa se fidarsi delle proprie percezioni
e ricordi oppure credere alla versione della moglie, sua compagna
da anni, che però risulta impenetrabile e forse non
sincera per il suo glaciale controllo anche di fronte ad una
reazione concitata di Mark. L’interpretazione perfettamente
misurata e calibrata dell’attrice Emmanuelle Devos alimenta
il senso di tensione e di insinuazione del film, i cui passaggi
sono anche efficacemente accompagnati dalla colonna sonora
minimalista e ciclica di Philip Glass. Attraverso il dramma
esistenziale di Mark, il regista pone in essere anche riflessioni
sull’amore e sulla fiducia reciproca, analizzando il
rapporto tra realtà oggettiva e realtà soggettiva
portando a termine un film dalla narrazione lenta, algida
e seducente, che però non ha un finale risolutivo,
concludendosi in maniera ambigua ed irrisolta che delude lo
spettatore.
Paolo
Pugliese