L'ALLENATORE NEL PALLONE 2

Genere: Comico/Sportivo
Regia: Sergio Martino
Sceneggiatura: Lino Banfi, Sergio Martino, Luca Biglione, Riccardo Cassini, Romolo Guerrieri, Franco Verucci
Cast: Lino Banfi, Giuliana Calandra, Biagio Izzo, Stefania Spugnini, Emilio De Marchi, Maurizio Casagrande, Anna Falchi, Andrea Roncato e le partecipazioni di Little Tony, Francesco Totti, Alessandro Del Piero, Gigi Buffon, Luca Toni, Marco Materazzi, Andrea Lotito, Carlo Ancelotti, Francesco Graziani, Roberto Pruzzo, Ilaria D'Amico, Sandro Picinini, Giampiero Mughini, Fulvio Collovati
Colonna Sonora: Amedeo Minghi
Produzione: Dania Film, Rodeo Drive, VIP Media
Paese d’origine: Italia - 2007
Durata: 108 minuti
Data di uscita: 11 Gennaio 2008

 

Non poteva mancare in questo periodo di sequel e remake di un certo cinema d’evasione italiano (“Febbre da Cavallo 2”, “Il ritorno del Monnezza”, “Eccezzziunale Veramente Capitolo II”), anche il ritorno –più volte chiesto ed auspicato- del mitico Oronzo Canà: il sanguigno allenatore di calcio dalla parlata pugliese e con il volto di Lino Banfi che, grazie proprio al grande successo di questo personaggio, iniziò a sdoganarsi agli occhi degli spettatori non aficionados della commedia sexy anni ’70, di cui è stato indiscusso protagonista.
Oggi i tempi sono cambiati, Banfi è ormai un beniamino del pubblico grazie al ruolo di Nonno Libero nel serial “Un Medico in famiglia”, mentre quel tipo di film scollacciati ed allegramente anarchici e scalcinati non solo sono stati elevati a rango di cult movies, ma spesso risultano infinitamente più divertenti e meno volgari di tante commediole americane “pompate” nei cinema.
In un panorama del genere, ecco che una vecchia volpe come Sergio Martino (regista del primo “L’Allenatore nel Pallone”) ne ripropone il sequel ventiquattro anni dopo, con lo stesso cast di attori, il medesimo staff di sceneggiatori e produttori, e soprattutto lo stesso meccanismo di cameo sportivi del precedente episodio.

Ritroviamo dunque Oronzo Canà in pensione, ormai ritiratosi nella nativa Puglia dirigendo una piccola azienda che produce olio d’oliva insieme alla moglie Mara, la figlia Michelina, il genero Fedele ed il nipote Oronzino. In occasione della promozione in serie A della Longobarda, ovvero la squadra che Canà allenava tanti anni prima, l’ex-mister viene invitato ad una trasmissione sportiva dove, in seguito ad alcune sue rivelazioni sul Borlotti (il defunto presidente della squadra che lo esonerò), ottiene nuova attenzione dai media. Il figlio di Borlotti, nuovo presidente della Longobarda appena quotata in borsa, decide di soffocare le polemiche contattando Canà per fargli allenare nuovamente la squadra in campionato. Canà accetta con entusiasmo, sviluppando anche un nuovo modulo di gioco (il modulo a “farfalla”), ma con il tempo si scontra con tutte le difficoltà e le differenze dell’odierno calcio italiano, rendendosi anche conto di oscure manovre speculative da parte di Borlotti jr. e del suo socio Ramenko, uomo d’affari dell’est in odore di mafia russa...

Salutato da un clima di grande attesa ed entusiasmo, “L’Allenatore nel Pallone 2” riesce a divertire fino ad un certo punto, lasciando un pò di amaro in bocca agli spettatori; la sensazione che si ha durante i titoli di coda è che si poteva fare di più.
Nonostante un certo rispetto per i fan che lo hanno chiesto a lungo, dispiace dire che questo film non ha niente della genuinità artigianale del capostipite, apparendo molto più commerciale, limitandosi a sfruttarne l’effetto traino di film-culto.
A parte il piacere di rivedere Lino Banfi di nuovo nei panni rustici di Canà, accompagnato sia dallo stesso cast del primo episodio (c’è persino Aristoteles), sia da parecchie comparsate dei protagonisti del nostro calcio, questo sequel diverte sommariamente poco, proponendo il medesimo impianto narrativo del precedente episodio (che per quanto mitico, non era proprio un capolavoro...), con gags e battute molto stiracchiate.

Siamo consci che non ci si poteva allontanare troppo dalle idee di base del primo “L’Allenatore nel Pallone”, ma il sequel gira comunque a vuoto, con un meccanismo a compartimenti, composto da varie scenette e siparietti comici legati tra loro da un esile filo conduttore travestito da critica di costume (gli scandali del calcio, l’invasione di sponsor, tv, veline e procuratori) che lascia il tempo che trova per quanto sia vacuo.
Alla povertà di sviluppi, c’è anche da sottolineare come la sceneggiatura faccia salti mortali per giustificare coerentemente tutti i cameo che propone (persino vecchie glorie come Pruzzo ed Antonioni), apparendo come una lunga passerella di volti noti e di sponsor che rema contro la coerenza logica della storia.
Concludendo, questo sequel finisce per affondare sotto il peso di un riciclo di idee e spunti comici non proprio divertentissimi, risollevato solo dall’arte e dalla verve di un Lino Banfi settantenne ancora in ottima forma che, rimandando (con un pò di nostalgia) al suo cinema pecoreccio, riassume l’intera operazione con questa battuta: “Sono invecchieto, sono ingrasseto, ma sono ancora arrapeto!”.

Paolo Pugliese