Nella
bellissima cornice di Diamante, cittadina di mare in Calabria,
si snodano le vicende di un gruppo di giovani amici appassionati
di cinema (interpretati da Paolo Briguglia, Elena Bouryka,
Lele Nucera e Lorenzo Di Ciaccia), che prendono il coraggio
a due mani e decidono di girare un film, creando caos e scompiglio
nel loro piccolo paese. Ritratti di vita in cui tutti gli
abitanti vengono coinvolti: una zia che aspetta il ritorno
di un suo vecchio amore inglese (Nino Frassica), lo stravagante
“regista-guru” (Diego Abatantuono) del
borgo ritiratosi a vita contemplativa, il parroco, la barista
(Donatella Finocchiaro) e infine la grande star (Gérard
Depardieu), che insieme alla sua fidanzata (Valeria Bruni
Tedeschi) decide di interpretare il film approdando in Calabria.
Come accogliere i due grandi attori? Con una grande festa,
una vera e propria “ABBUFFATA” organizzata da
tutti gli abitanti di Diamante.
Una pellicola, questa di Mimmo Calopresti (regista di "Preferisco
il rumore del mare"), che gioca con il cinema e i luoghi
comuni del mal costume italiano. Un film nel film
che poteva essere sicuramente un’idea interessante,
ma che purtroppo è stata supportata da una sceneggiatura
davvero molto debole e poco convincente fin dai primi minuti.
Le immagini caotiche riprese dalla telecamera a mano usata
dai ragazzi non aiutano, così come risulta un po’
troppo retorica, attraverso i dialoghi del film, la nostalgia
per il bel Cinema Italiano del passato (e numerose sono
le citazioni che hanno fatto la storia, da Ferreri al grande
Fellini, da Mastroianni a Rossellini, ecc.) ed un po’
troppo scontato e banalotto l’inserire scene di fiction,
reality e quanto altro di becero ci sia nella nostra televisione,
per evidenziare ancora di più il degrado in cui Cinema
e TV sono sprofondate.
Anche i personaggi risultano deboli e poco caratterizzati:
un Gerard Depardieu che, giunto in Calabria per partecipare
alla festa in suo onore e alle riprese del film, muore davanti
alla televisione che trasmette Bruno Vespa, un Nino Frassica
davvero insostenibile nei panni -che sarebbero dovuti essere
seri (???)- di un professore di inglese con la sua storia
d'amore da fotoromanzo, per non parlare di un Diego Abatantuono
che, seppure bravo rispetto agli altri, compare sul grande
schermo nei primi minuti del film mentre si perde –senza
motivo e ragione- in disquisizioni su Ulisse ed Omero…
Da lodare, però, è la colonna sonora di Sergio
Cammariere.
Sicuramente “L’Abbuffata” è un film
che invece di dare un po’ di tregua alla cinematografia
“decadente” del nostro Paese, risulta pasticciato,
discontinuo e superficiale.
Peccato per l’occasione sprecata, soprattutto per un
regista vitale come Calopresti, in quanto l’idea di
base dei giovani moviemakers meridionali che con coraggio
e passione si recano nella Capitale in cerca del protagonista
e di autoprodurre il loro film si perde per strada, rendendo
la storia davvero poco credibile e poco efficace.
Di certo il cinema italiano non ha bisogno di questo per risorgere,
ma meglio questo che i soliti cine-panettoni che
quest’anno già da Novembre affollano le nostre
sale!
Valeria
Marinaccio