Per
i trentenni di oggi che hanno assistito all’invasione
dei primi cartoni animati giapponesi in Italia tra la fine
degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, Kyashan
era un vero e proprio mito: un giovane guerriero cibernetico
che, grazie ai suoi poteri e con l’aiuto della sua ragazza
(armata di una potente pistola laser) e di un cane robotico
in grado di trasformarsi in diversi mezzi di assalto, combatteva
un impero di robot che aveva devastato la terra schiavizzando
l’umanità. KYASHAN-LA RINASCITA è la trasposizione
dal vivo di questo cartone animato del 1973, dove l’eroe
viene riproposto con nuove origini, aspetto e background rispetto
all’originale, in linea con le nuove tendenze cinematografiche.
Il
film potremmo definirlo un kolossal noir-cyberpunk visionario
e pacifista, con atmosfere dark e psichedeliche, che però
appare molto diverso dal fumetto/cartone originale. Sia in
termini positivi che negativi.
Là dove c’erano androidi qui ci sono mutanti
creati da esperimenti genetici volti a riportare in vita i
soldati morti in uno scenario futuristico apocalittico dove
il mondo è stato devastato da una guerra globale, vinta
dall’alleanza asiatica. La nuova razza però,
dotata di capacità fisiche superiori a quella umana,
si rivolta contro di essa. Lo scienziato i cui esperimenti
(volti a curare le malattie genetiche causate dalle radiazioni
di armi nucleari) hanno creato la razza mutante riporta in
vita il figlio Tetsuya, soldato ucciso durante il conflitto,
il quale “rinasce” come un super-essere estremamente
forte, veloce ed invulnerabile, grazie anche ad una sofisticatissima
tuta cibernetica che lo rende in grado di volare o correre
ad altissima velocità sfidando la forza di gravità.
E’ proprio durante la progettazione della tuta che vengono
mostrate le citazioni più palesi al cartone animato,
con il look originale del personaggio riportato nei progetti
del prototipo della tuta, mostrando anche il casco che nel
film però Kyashan non indossa. Altri elementi del cartone
sono i vari tipi di robot bellici usati dai mutanti simili
a quelli che si vedono nel cartone, ma le similitudini finiscono
qui: il nemico principale di Kyashan è diverso (ed
umano, non più androide), mancano poi il cigno robotico
che custodisce l’essenza cerebrale della madre dell’eroe
e soprattutto il cane robotico Flenders (amatissimo dai fan)
che compare in un piccolissimo cameo, ma come un normalissimo
quadrupede.
Per
il resto, il regista di video-clip Kazuaki Kiriya reinterpreta
in chiave cyberpunk il personaggio facendo largo uso di effetti
speciali ed animazioni digitali, girando scene di combattimento
estremamente veloci ed altamente spettacolari (specie quella
iniziale) le quali sembrano vere e proprie pagine di fumetto
che hanno preso vita e certamente appariranno entusiasmanti
agli occhi degli appassionati di manga giapponesi.
Belli gli effetti speciali in grafica digitale ed intrigante
anche l’uso di filtri e colori, che cambiano a seconda
di scenario e situazione, divenendo oscuri e dominati da un
azzurro freddo negli scenari da battaglia per poi assumere
toni di bianco e nero nei flashback o toni pastello nella
metropoli o in scene introspettive come quella nel bosco dove
Kyashan e la fidanzata Luna sono insieme.
Purtroppo tutto questo non basta per raggiungere un livello
qualitativo abbastanza convincente, questo a causa di numerose
pecche: il film appare alla fine troppo esasperato dal punto
di vista visivo, con scene ridondanti e spesso fini a sé
stesse rispetto alla narrazione. La regia, al di là
dell’impostazione live-action da fumetto, appare confusa
e superficiale nel raccontare una storia caotica e dall’impostazione
ingarbugliata, che appare eccessivamente pretenziosa e con
basi narrative davvero poco credibili, anche per un film di
fantascienza. Non aiutano poi né i personaggi, caratterizzati
in maniera sommaria e senza profondità, né tantomeno
i dialoghi irrimediabilmente astratti ed inconcludenti.
Inoltre
diventa ripetitivo e stancante sia l‘eccessivo uso di
CGI sia anche il continuo saltare (tipico dei film giapponesi)
da momenti di velocissima azione sottolineata da sonorità
metal, a momenti lirici lentissimi con un’eccessiva
introspezione e riflessione che, con musiche d’atmosfera,
rallentano fino a livelli di narcolessia il ritmo narrativo
del film, eccessivamente dilatato, specie nella seconda parte,
fino ad un finale pesantissimo.
Alla fine il film sfrutta male un eroe della nostra infanzia
dalle molteplici potenzialità: un peccato, ma è
doveroso dire che KYASHAN-LA RINASCITA è comunque un
film apprezzabile perché, pur non riuscendoci completamente,
tenta di essere qualcosa di più di un semplice live-action
fantascientifico, contenendo ambizioni di rilettura colta
del cartoon giapponese e presentando toni epici e lirici dal
forte contenuto morale: il film si arricchisce di tematiche
inerenti la politica, il rapporto tra genitori e figli, la
manipolazione genetica ed, attraverso la cupa ambientazione
di un mondo oscuro post-industriale ed in rovina, prende anche
una posizione netta contro ogni guerra dove alla fine non
ci sono mai vincitori, ma solo vittime.
Paolo
Pugliese