Juno
MacGuff è un’adolescente di 16 anni, intelligente
e sicura di sé, che vive in una città del Minnesota.
Durante un pomeriggio noioso, la ragazza decide di fare sesso
con il suo mogliore amico, il timido Bleeker. Le conseguenze
della sua prima volta non tarderanno ad arrivare e Juno asppena
dopo i titoli di coda scopre di essere incinta. Nonostante
la giovane età, la ragazza non se la sente di abortire
e, con l’appoggio dei genitori e della sua migliore
amica Leah, decide di portare avanti la sua gravidanza dando
poi in adozione il bambino. Individua nella coppia benestante
Mark e Vanessa dei perfetti genitori adottivi, ma, mentre
si avvicina la data del parto, Juno scopre che l’unione
dei due non è idilliaca...
Definita
da molti la commedy-cult dell’anno, “Juno”
è un film fresco e carino, con interpreti bravi e dialoghi
taglienti e realistici; non si tratta certamente di un capolavoro
ma, tenendo anche presente i bassi standard odierni del cinema
americano, è un’opera d’autore alternativa
e di livello medio-alto, che propone con una certa intelligenza
e sensibilità il cammino verso la maturità e
l’indipendenza della protagonista parallelamente ai
cambiamenti fisici della gravidanza, i quali riflettono anche
la sua crescita interiore (si vede proprio che la sceneggiatura
è stata scritta da una donna, il premio Oscar Diablo
Cody).
Il film non prende una posizione a favore o contro l’aborto,
ma racconta una storia inerente una scelta difficile portata
avanti con autodeterminazione e responsabilità, sempre
a patto di una certa sospensione dell’incredulità
da parte del pubblico, vista la giovanissima età della
protagonista.
Chiedendosi
se esistano davvero ragazzine come Juno, abbiamo trovato la
pellicola divertente ed acuta nelle sue premesse, tenendo
conto che affronta con ironia un tema non certo facile come
quello della gravidanza di un’adolescente. Driblando
sviluppi ovvi, il film racconta senza forzature o moralismi
il mondo dei giovani(ssimi) con i toni stilistici della commedia
indipendente americana, proponendo una storia allegra, sfrontata,
ironica ed anticonformista senza essere politicamente né
corretta né scorretta. Il regista Jason Reitman, figlio
d’arte (il padre ha diretto successi come “Ghostbusters”)
ed autore del sardonico “Thank you for Smoking”,
dirige il film senza sbavature e con uno stile semplice e
scorrevole; il tema centrale della storia viene raccontato
tramite vari siparietti costituiti da personaggi ben definiti,
il tutto evidenziato da dialoghi abbastanza arguti e senza
filtri, ricchi di battute strepitose. Gli attori sono tutti
davvero bravi e naturali, a cominciare dalla protagonista
Ellen Page, attrice di indubbio talento e di notevole freschezza
e simpatia, che ci regala delle bellissime espressioni, intense
e pregne di ironia. Molto particolare ed alternativa la colonna
sonora; convenzionale ma piacevole e solare il finale.
Paolo
Pugliese