JUMPER

Titolo Originale: Id.
Genere: Fantascienza/Azione
Regia: Doug Liman
Sceneggiatura: David S. Goyer, Jim Uhls, Simon Kinberg
Cast: Hayden Christensen, Jamie Bell, Samuel L. Jackson, Rachel Bilson, Diane Lane
Colonna Sonora: John Powell
Produzione: New Regency, Hypnotic
Paese d’origine: USA - 2008
Durata: 90 minuti
Data di uscita: 29 Febbraio 2008

 

David Rice (Hayden Christensen) è un giovane che, a causa di un’anomalia genetica, possiede un incredibile potere: la capacità di piegare il tessuto dello spazio-tempo, teletrasportandosi ovunque egli voglia annullando qualsiasi distanza o barriera. Nei fumetti, una persona con il suo “dono” lo impiegherebbe in due maniere: o proteggere l’umanità o diventare un supercriminale; questo film invece sceglie una terza opzione, sforzandosi di rappresentare la dimensione egoistico-consumistica della nostra società attuale, con David che usa il suo potere esclusivamente per il proprio benessere e divertimento, rubando soldi dai caveau delle banche, vivendo in un esclusivo appartamento in affitto e “saltando” in ogni angolo del globo che abbia voglia di vedere, da New York a Tokio, dall’Egitto a Roma...
Oltre all’incontro con la bella Mary Rice (Rachel Bilson), la classica brava ragazza da salvare e da avere come fidanzata, a dare uno scossone alla vita ricca di agi (ma piatta e solitaria) del protagonista ci sarà l’incontro con Griffin (Jamie Bell), giovane anarchico con i suoi stessi poteri, tramite il quale scoprirà di non essere “unico” e che la gente come lui viene chiamata Jumper ed è impegnata in una lunga guerra segreta per la sopravvivenza della propria razza contro chi vorrebbe ucciderne i membri o controllarne le capacità.

Con “Jumper” arriva il concetto del viaggiatore estremo (massima libertà, zero bagagli e tecnologia), titolare dell’ultima frontiera del movimento: il teletrasporto organico; idea non proprio originale presa in prestito dal film “X-Men 2” dove uno dei suoi protagonisti, il mutante Nightcrawler, riusciva a “saltare” in più posti scomparendo in una nuvola di zolfo. Qui, invece, lo spostamento è evidenziato da un flash di dissolvenza abbastanza piatto dal punto di vista visivo, anche se nel corso del film gli effetti speciali si rivelano simpatici nel proporre una vasta gamma di usi applicati al salto iper-spaziale.
A parte questo e la connotazione abbastanza realista e cinica dei Jumpers intesi come super-viaggiatori-edonistici-landruncoli&fancazzisti, il film ha poco altro di interessante, inanellando una serie di scene ad effetto (vedi il protagonista che prende il sole sulla testa della Sfinge o si gode il panorama dall’orologio della Torre di Londra), con poi il solito campionario di sequenze d’azione e combattimento quando la trama, dopo una prima parte introduttiva, finisce per sciorinare elementi narrativi triti & ritriti come la congiura segreta (la Setta dei “Paladini”) e misteri vari provenienti dal passato i cui nodi logici non vengono neanche risolti.

Tutto alla fine sa di già visto, mixato in una trama banale e caratterizzata da uno sviluppo fiacco, con dinamiche scontate e dialoghi stereotipati e puerili, ad opera di due sceneggiatori mediocri e sopravvalutati (visto anche l’alto numero di film che scrivono) come David S. Goyer e Simon Kinberg, i quali firmano un action di fantascienza dal sapore fumettistico superficiale, con approfondimento psicologico azzerato e classico finale aperto in attesa di un secondo episodio.
Neanche il cast riesce a fare la differenza e bilanciare le pecche di storia e dialoghi: l’interpretazione di Hayden Christensen è incolore e leggera come l’aria; il giovane attore emergente ci mette giusto il fisico ed il bel faccino e nulla di più, mentre Jamie Bell (che avevamo pur apprezzato in “Billie Elliot”) fa addirittura peggio, risultando insopportabile nella caratterizzazione da ribelle scafato e giuggiolone del suo personaggio; ma se i due protagonisti sono giovani e, quindi, suscettibili anche di migliorare in futuro, è imperdonabile la performance monocorde e stereotipata del ben più esperto e maturo Samuel L. Jackson, il quale ormai i film li sceglie ad occhi chiusi (vedi “Snakes on a Plane”), interpretandoli poi tutti alla stessa maniera.

Paolo Pugliese