JOHN RAMBO

Titolo Originale: Id.
Genere: Azione/Drammatico/Guerra
Regia: Sylvester Stallone
Sceneggiatura: Sylvester Stallone
Cast: Sylvester Stallone, Julie Benz, Matthew Marsden, Graham McTavish, Paul Schulze, Ken Howard
Colonna Sonora: Brian Tyler
Produzione: Rogue Marble, Lionsgate, Millennium Films
Paese d’origine: USA - 2008
Durata: 90 minuti
Data di uscita: 22 Febbraio 2008

 

Dopo il discreto successo di pubblico e critica di “Rocky Balboa”, Sylvester Stallone ha deciso (o forse i produttori non gli hanno dato altra scelta) di far tornare sul grande schermo anche l’altra sua celebre maschera cinematografica: l’invincibile super-soldato Rambo.
Quasi vent’anni dopo l’ultimo episodio, ritroviamo nella Tailandia settentrionale l’ex-Berretto Verde che, disincantato ed apatico, conduce una vita ascetica, guadagnandosi da vivere come guida per turisti e cacciando serpenti per venderli come souvenir. Naturalmente, parlando di un personaggio come Rambo, si tratta della calma che precede la tempesta, ovvero una nuova causa per combattere: gli sarà fornita da un gruppo di missionari cristiani che lo contattano per viaggiare lungo il fiume Salween ed arrivare sulle colline al confine birmano per portare medicinali e cibo ai profughi. Il protagonista non si fa troppo coinvolgere e svolge il suo compito lasciando i missionari al luogo prestabilito, ma quando essi saranno rapiti dalle milizie birmane, non potrà ignorare la sua coscienza e correrà in loro aiuto, alleandosi con alcuni mercenari sul posto per poi scatenarsi in una mattanza senza precedenti (84 nemici uccisi nei modi più svariati).

In questo nuovo film, Stallone tenta di riproporre il suo eroe in chiave realistica e crepuscolare (tema ricorrente nei suoi ultimi film), recuperando quella connotazione di attualità sociale del primo “Rambo” del 1982 che scomparve poi negli episodi seguenti, infarciti di eccessivo machismo e propaganda bellico-reazionaria, tipica della politica reganiana nell’America degli anni ’80. Qui, invece, Stallone ha voluto fotografare la drammatica realtà dei genocidi, del potere militare, le sette, le pulizie etniche ed il conflitto civile in Birmania.
Tale scelta è evidenziata anche dalla presenza di immagini vere del conflitto birmano ma, ci perdoni il signor Stallone, a noi non è parso proprio un atto di denuncia, bensì un semplice pretesto per calare un personaggio iconico e datato come Rambo in un contesto attuale, giustificandone sia la presenza sul grande schermo sia la strage che avverrà lungo il film, che appare quasi come un atto dovuto alla sofferenza di un popolo.
Da questo punto di vista, il film è manicheo e superficiale e, a differenza di “Rocky Balboa” che era un crepuscolare ed onesto addio del pugile/attore al suo pubblico, “John Rambo” appare gratuito e falso: uno stanco prodotto di intrattenimento travestito malamente da denuncia morale contro la guerra, con uno Stallone imbolsito che, all’età di 62 anni, si rimette la benda sulla fronte e si incaponisce nel riproporre un ruolo che aveva fatto il suo tempo già alla fine degli anni ’80.

Però...
Però questo “John Rambo”, al di là di quanto detto e nonostante diversi limiti (cattivi poco credibili e stereotipati, oltre ad un patetismo di fondo del personaggio che poi si riscatta), è un film migliore di quanto possa apparire ad un’occhiata superficiale.
Lo Stallone regista si è notevolmente raffinato, realizzando un film d’azione non banale e tecnicamente di tutto rispetto che presenta anche diversi virtuosismi di cinepresa e qualche sperimentalismo visivo.
La pellicola si arricchisce anche di decine di citazioni cinematografiche (segnalati i “I magnifici 7”, “Il Mucchio Selvaggio”, “Gangster Story”, persino “Venerdì 13”) e di un iperrealismo la cui crudezza sconfina nello Splatter puro, con scarnificazioni da mitraglia, decapitazioni ed un uso creativo del machete i cui particolari più efferati sono mitigati da un montaggio veloce, ma non frenetico, che dà ritmo alla storia senza concedere troppo spazio visivo ai particolari più truculenti.
Il risultato è un prodotto economico e dignitoso in cui la violenza –nonostante esagerazioni da slasher movies- non è mai apertamente gratuita e che farà sicuramente la felicità dei fan di un personaggio fuori tempo il quale, comunque, rimane una maschera cinematografica importante nella storia del cinema.
Ammirevole poi l’onestà con cui Stallone si mette nuovamente in gioco con il suo personaggio, incurante del tempo che passa e con il buon gusto di non concedersi ai desideri dei produttori nello scegliere facili bersagli come talebani, iracheni e terroristi arabi (si parlava di una sceneggiatura in cui il nostro eroe doveva andare in Iraq a capo di una task force anti-terrorismo), preferendo invece un teatro di guerra come quello in Birmania che la maggior parte del mondo occidentale ignora.

Paolo Pugliese