JARHEAD

Titolo Originale: Id.
Genere: Bellico/Storico
Regia: Sam Mendes
Sceneggiatura: William Broyles Jr.
Cast: Jake Gyllenhaal, Peter Sarsgaard, Scott MacDonald, Jamie Foxx
Colonna Sonora: Thomas Newman
Produzione: Lucy Fisher, Douglas Wick
Paese d’origine: USA - 2005
Durata: 120 minuti

 

Il termine “JarHead” vuol dire letteralmente “Testa di Barattolo” ed è l’ appellativo con cui generalmente si apostrofano i marines: teste vuote come barattoli.
Il film è ambientato negli anni ’90 durante la Guerra del Golfo e racconta la storia di Anthony Swofford (Jake Gyllenhaal) che per tradizione familiare entra senza troppa convinzione nel corpo dei marines e dopo un apprendistato in caserma viene spedito in Kuwait per la famosa Operazione Desert Storm.
Una volta in Arabia Saudita, per Anthony tutta la situazione in cui si trova appare come una gigantesca farsa: il nemico non si vede mai, i soldati non combattono né affrontano uno scontro a fuoco, se sparano lo fanno solo per cazzeggio durante stupide feste notturne al campo base. Le missioni che impegnano Anthony ed i suoi commilitoni consistono nel camminare nel deserto senza nessun riparo sotto il sole e senza tantomeno sparare un colpo.

Attraverso gli occhi dubbiosi del protagonista, il regista Sam Mendes (“American Beauty”, “Era mio Padre”) parla in sintesi di guerra senza farla mai vedere, mostrando tutta l’ottusità militarista in un confronto bellico posticcio ed in nome del petrolio. “Jarhead” è un film antimilitarista con il quale il regista scardina un altro elemento fondamentale della società americana (l’esercito) dopo aver rappresentato la dissoluzione della famiglia ed il rapporto padre-figlio nei suoi due precedenti lavori.
La prima parte del film non propone molto di originale e francamente rimanda a quanto già raccontato in pellicole famose come “Full Metal Jacket” ed “Apocalypse Now”; qui c’è l’apprendistato militare del protagonista che si scontra con la logica militare di caserma ottusa ed inquadrata, con il nonnismo, la spersonalizzazione della persona, l’imposizione dell’odio contro il nemico. Mendes racconta con humor nero cose già viste riflettendo sull’inutilità e la gratuità di certi criteri comportamentali ma il meglio lo riserva soprattutto nella seconda parte, ambientata nel deserto del Kuwait. Qui c’è la metafora di una guerra ipocrita che di tale ha solo il nome e dove gli unici nemici che i soldati affrontano sono il sole, la noia e la loro stessa ottusità infarcita da vuoto patriottismo.

La narrazione di Mendes è fredda e distaccata e ben delinea tanto il come quanto il ciò che il regista voleva raccontare, inerente l’avvilimento di una generazione di giovani americani nell’esercito. Non tutte le ciambelle comunque riescono con il buco, perché l’eccessiva ed algida ricercatezza visiva di Mendes e le troppe metafore presenti nel film rischiano di risultare indigeste ed allontanare il pubblico dal nocciolo narrativo di “Jarhead”.
Ad un bel ritratto del protagonista (grazie anche al sempre più bravo Gyllenhaal) che si ritrova derubato da un destino in favore di un bene superiore che credeva di avere, si contrappone un’esagerata -quanto funzionale al discorso narrativo citato prima- descrizione dei soldati americani, tutti stupidi ed ignoranti.

“Jarhead” non è in verità un film pienamente riuscito, ma sicuramente è una pellicola stimolante, la quale contiene anche delle discrete sequenze visionarie: la partita a rugby in tenuta antigas è una chicca di humor caustico. Un po’ esagerata ma poeticamente intensa quella con l’incontro tra i soldati ed un cavallo sporco di petrolio ma, su tutte, grande effetto provoca il deserto del Kuwait immaginato da Mendes: una sorta di inferno dantesco abbacinante, con enormi distese di sabbia in cui si trovano, qua e là, cadaveri carbonizzati e sul cui sfondo si stagliano i pozzi di petrolio infiammati, quasi delle silenziose sentinelle che ricordano allo spettatore i motivi di quella non-guerra.

Paolo Pugliese