Due
camionisti sono in viaggio per trasportare negli Emirati Arabi
un carico di auto rubate di grossa cilindrata. Fortunato (Sergio
Castellitto) è l’autista più esperto,
al suo ultimo viaggio, mentre Marcello (Riccardo Scamarcio)
è un giovane alle prime armi. Il viaggio fino a destinazione
sarà costellato da vari incidenti di percorso, tra
risse, soggiorni in prigione e gare nel deserto a bordo di
potenti Ferrari che cementerà comunque l’amicizia
tra i due.
Giulio (Carlo Verdone) è invece un dentista
romano in preda ad una forte depressione a causa di un matrimonio
finito. Spinto dall’amico Fausto, si reca ad un convegno
a San Pietroburgo, incontrando nel tempo libero il connazionale
Vito Calzone (Dario Bandiera), una mezza canaglia
che lo introduce nel mondo dei bordelli di lusso russi. Anziché
trovare occasioni di svago e relax, Giulio si ritroverà
suo malgrado coinvolto in una girandola di situazioni poco
piacevoli, tra festini sadomaso, mafiosi dell’Est e
sparatorie...
Due
episodi, due storie di italiani all’estero con tutti
i cliché del caso. Il regista di “Manuale d’Amore”
Giovanni Veronesi non si inventa nulla di nuovo, ma va sul
sicuro per quanto riguarda i soliti vizi & virtù
degli italiani, rispolverando tematiche e meccanismi della
grande commedia agro-amara degli anni ’60-70. Risultato
garantito: il film è una macchina da guerra, grazie
ad un cast collaudato dalle precedenti pellicole del regista
(Carlo Verdone, Riccardo Scamarcio, Dario Bandiera),
al quale si aggiunge un inedito Sergio Castellitto, garantendo
quindi nomi di richiamo per il pubblico ed un prevedibile
successo ai botteghini.
Dire, però, che “Italians” sia anche un
film riuscito è tutt’altra cosa: non basta certo
tenere presente il cinema dei vari Monicelli e Scola per uguagliarne
i fasti. Le due storie che compongo il film non fanno altro
che riproporre senza troppa immaginazione o sforzi creativi
quanto siamo cialtroni noi italiani all’estero, sciorinando
una notevole dose di indulgenza e compiacimento nazionalistici,
quasi a giustificare i nostri difetti poiché, se siamo
dei mascalzoni cafoni e puttanieri, siamo anche simpatici
e sentimentali.
Un vuoto qualunquismo, francamente irritante, al quale si
aggiunge un’eccessiva dose di buonismo che stona sempre
tanto quando la sceneggiatura è priva di giustificazioni
narrative coerenti.
“Italians”
sconta le molte lacune di Veronesi come autore (nonostante
si faccia aiutare dagli amici Chiti&Agnello), presentando
qualche buona intuizione, frutto di osservazione dei comportamenti
e delle tendenze nel nostro paese, ma dandone una lettura
superficiale essendo incapace (o forse non interessato)
ad elaborare in merito una satira efficace. Esponendo fatti
senza sostanza né convinzione, si finisce nel macchiettismo,
nella risata facile da gag: se era questo l’intento,
senza per forza avere contenuti critici, allora il film è
riuscito.
Sorvoliamo, quindi, sul fatto che entrambi gli episodi hanno
un filo narrativo esilissimo, pieno di stereotipi e dallo
sviluppo prevedibile e traballante. Rimangono la verve dei
protagonisti: Castellitto e Verdone in primis, che però
recitano sé stessi gigioneggiando non poco e risultando
(soprattutto il buon Carlo) ripetitivi.
Paolo
Pugliese