IRON MAN

Titolo Originale: Id
Genere: Fantascienza/Azione
Regia: Jon Fraveau
Sceneggiatura: Arthur Marcum e Matt Holloway
Cast: Robert Downey Jr., Terrence Howard, Gwyneth Paltrow, Jeff Bridges, Samuel L. Jackson, Leslie Bibb, Bill Smitrovich, Faran Tahir
Colonna Sonora: Ramin Djawadi
Produzione: Goldman & Associates, Marvel Entertainment & Marvel Studios, Paramount Pictures
Paese d’origine: USA - 2007
Durata: 118 minuti
Data di uscita: 1 Maggio 2008

 

L'ultima impresa dei Marvel Studios (in realtà la prima di "produzione propria", essendo il neonato ramo di produzione cinematografico della casa editrice Marvel Comics) rischia di rivoltare quello che negli ultimi anni si è affermato come un vero e proprio filone cinematografico. Così come nei fumetti, il supereroismo del grande schermo (vedi “Spider-Man”) ha sempre avuto bisogno di costumi, maschere, azioni mirabolanti. In “Iron Man”, si riesce a integrare questi elementi in una sceneggiatura che quasi li riduce alla stregua di un optional. Perché non sono molte le sequenze in cui si può ammirare la lucente armatura dell' Uomo di Ferro, soprattutto nella sua versione definitiva.
Piuttosto, resta centrale la figura di Tony Stark, l'alter ego in carne, ossa e sarcasmo di quel concentrato di design e hi-tech che attirerà di certo tanti spettatori occasionali in cerca di stupore e di scariche di adrenalina. Aspettative che non verranno deluse, ma la grande professionalità del cast e, soprattutto, il carisma di Robert Downey Jr. fanno sì che l'ago della bilancia resti l'umano, e non il superumano. Comunque lontano da qualunque pretesa autoriale, l’attore-regista Jon Fraveau si prende tutto il tempo necessario per sviluppare il suo protagonista, lasciando al pubblico la possibilità di degustarne l'evoluzione, giustamente lenta e graduale, mai enfatizzata da troppo intimismo ma mostrata attraverso il fare di Stark, affaccendato nella costruzione della sua armatura. E' qui che si nasconde un grande aneddoto di tipo sociologico, nella storia di un uomo e del suo cambiamento, della nascita del superuomo in quanto frutto di una scelta e non di una casualità, di un "self-made man" che attinge alle proprie risorse per modificare uno status che gli impedisce di guardarsi ancora allo specchio. Tutto questo in opposizione a un sistema che gioca il ruolo dell'antagonista, creando così le condizioni dell'essere eroi.

Stark è un fabbricante d'armi in cerca di redenzione. Anche nelle pagine dei fumetti si ritrova spesso al centro delle trame più politicizzate, con clamorose prese di posizione che creano un ponte immaginario tra fantasia e attualità. Il mercato delle armi diviene oggetto di una velata riflessione, attraverso una trasformazione che passa dalla superficialità al senso di colpa del protagonista, costretto a ripensare se stesso e la propria vita. I toni da commedia, però, fanno in modo che non ci si prenda mai troppo sul serio. La pellicola è pervasa a ogni latitudine da una vena umoristica che inizia facendo subito divertire ma anche temere il peggio. Non è facile servire tanta ironia senza scendere nel ridicolo. Fraveau ci riesce, sfatando un mito, rompendo una maledizione che svilisce molti film di supereroi, soprattutto i "made in Marvel" più recenti (vedi “Ghost Rider” o “I Fantastici 4”). Un'impostazione di questo tipo è sempre a rischio banalizzazione, ma in questo caso si rivela una ricchezza, perfettamente capitalizzata dalla presenza scenica di Downey Jr., capace di bucare lo schermo nonostante lo sguardo sembri distante. Un ruolo, quello di Tony Stark, che l'attore si è cucito addosso con un'aderenza più unica che rara, forse anche grazie a una sorprendente somiglianza e ai problemi con l'alcol che segnano il background di entrambi.

Se ne ricava un personaggio costruito in grande stile, ispirato alla versione più aggiornata della sua controparte cartacea. Se ne è colto lo spirito, estremizzandone la parte più spaccona. Scelta che non riuscirà a mettere tutti d'accordo, tantomeno i fan di vecchia data. Eppure, il primo volo dell'Iron Man rosso-oro è un'emozione per tutti, grazie anche all’ottima realizzazione visiva del personaggio, mentre tra le numerose chicche dedicate agli aficionados più attenti, ce n'è una dopo i titoli di coda che rischia di far saltare dalla poltrona anche i più esigenti tra i fondamentalisti dei comics.

Simone Celli