Maggie
è una timida vedova cinquantenne il cui nipotino Ollie
è gravemente malato e necessita di un trattamento specializzato
estremamente costoso, che né lei né il figlio
disoccupato hanno i soldi per pagare. Alla ricerca di un modo
per guadagnare il danaro necessario, Maggie entra in un locale
al cui ingresso c’è il cartello “Cercasi
Hostess” ed, accolta dal proprietario Miki, comprende
di essere entrata in un sex club dove chi ci lavora fornisce
prestazioni “manuali” ai clienti, all’interno
di cabine speciali con un buco nel muro...
Spinta dall’urgenza di aiutare il piccolo Ollie, Maggie
decide di lavorare nel club, adottando in seguito il nome
d’arte di “Irina Palm”. Dopo aver imparato
i segreti del mestiere grazie ad una giovane collega, la donna
ottiene un grande successo tra i clienti riuscendo a guadagnare
in breve tempo i soldi necessari per l’operazione ed
anche se avrà la morale di figlio ed amiche contro,
Maggie sarà fiera di aver fatto tutto ciò che
poteva per il nipote.
“Irina
Palm” è una delle tante commedie sociali che
il cinema inglese ha sfornato con successo in questi ultimi
anni (vedi “Billie Elliot”, “East is
East”, “Full Monthy” o “Grazie signora
Thatcher”), tutte con vicende agro-dolci inerenti
il proletariato medio-basso della periferia londinese. Il
film risponde a tutti i requisiti del genere per temi ed ambientazione,
riuscendo però a distinguersi positivamente grazie
ad una freschezza ed una sensibilità narrativa davvero
pregevoli. Preceduto dalla fama di commedia politicamente
scorretta, “Irina Palm” è in realtà
un
film delicato
e sorprendente, che fa ridere ed al tempo stesso commuovere
grazie ad un filo narrativo sospeso tra il toccante ed il
buffo; l’ambientazione proletaria (una grigia ed
anonima frazione londinese) ed i toni drammatici-realistici
(la malattia del bambino) sono tanto ben evidenziati
quanto stemperati da elementi comico-grotteschi (il "lavoro"
da hostess ed anche l’età avanzata della protagonista)
che, senza cadere nella farsa boccaccesca, rendono questo
film una piccola opera equilibrata, coinvolgente quanto spassosa.
Il
regista Sam Garbarski è molto bravo ad evitare eventuali
cliché, dimostrando notevole finezza ed ironia; il
merito della buona riuscita di questo film non è comunque
solo suo, ma anche di due ottimi interpreti quali Marianne
Faithfull ed il caratterista serbo Miki Manojlovic, nei rispettivi
ruoli di Maggie e del manager del sex-club Miki. La Faithfull,
è bene ricordarlo, è stata una delle massime
icone rock degli anni '60, leggendaria cantante e musa dei
Rolling Stones, collaboratrice di Tom Waits e dei Pink Floyd,
oltre ad essere anche attrice e scrittrice, tra le indiscusse
protagoniste della scena artistica degli ultimi quarant'anni.
In questo film la ritroviamo appesantita dall'età eppure
in grado di affascinarci ancora, sia come donna che come attrice:
un'interprete eccezionale e carismatica che ci regala degli
sguardi bellissimi ed espressivi dai quali trapela ancora
un intatto sex-appeal, interpretando in maniera molto credibile
e senza sbavature il personaggio di una donna sensibile e
remissiva, ma al tempo stesso forte e fiera, che ci conquista
fin dall’inizio; a fargli da contrappunto c’è
Manojlovic che, evitando ogni macchiettismo o retorica, riesce
a fare emergere il lato profondamente umano del suo personaggio
Miki.
Nonostante il tema scabroso del lavoro della protagonista,
il film non è mai volgare né insiste su particolari
morbosi, trattando con molta delicatezza sia il tema familiare
che quello sessuale, entrambi raccontati con misura e senza
andare mai sopra le righe, nel corso di una narrazione realistica
ed essenziale.
Paolo
Pugliese