IO, LORO E LARA

Genere: Commedia
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Francesca Marciano, Pasquale Plastino
Cast: Carlo Verdone, Laura Chiatti, Angela Finocchiaro, Anna Bonaiuto, Marco Giallini, Sergio Fiorentini
Colonna Sonora: Fabio Liberatori
Produzione: Warner Bros Italia
Paese d’origine: Italia - 2009
Durata: 115 minuti
Data di uscita: 5 Gennaio 2010

 

Carlo (Carlo Verdone) é un missionario in Africa che rientra a Roma in seguito ad una profonda crisi spirituale. Ad attenderlo ci sono i membri della sua famiglia che anziché assicurare al congiunto il sostegno e la pace necessaria per ritrovare se stesso lo espongono a tensioni e situazioni paradossali: il padre che vuole sposare la sua badante, il fratello donnaiolo, la sorella egoista e poco comprensiva. A complicare le cose arriverà poi Lara, una ragazza disinibita che metterà in subbuglio l’animo di Carlo.

Dopo il deludente “Grande, grosso e Verdone”, non sembra risollevarsi la parabola discendente dell’attore-regista romano, affetto da anni da una sempre più pesante crisi di idee e contenuti.
Ai bei tempi di film come “Un Sacco Bello”, “Bianco, rosso e Verdone”, “Borotalco”, “Io e mia sorella”, “Compagni di Scuola” e “Perdiamoci di Vista”, Verdone rappresentava uno dei migliori esponenti della nuova generazione di autori della gloriosa commedia all’italiana; costruiva storie ironiche che, tra una gag e l’altra (dove si rideva di pancia), proponevano al pubblico anche caratterizzazioni umane amarognole, facendo riflettere su aspetti ed incongruenze della società italiana di quegli anni: dalla famiglia (Bianco, rosso e Verdone, Io e Mia Sorella) alla cattiva televisione (Perdiamoci di Vista), dall’amicizia (Compagni di Scuola) alla psicanalisi (Maledetto il giorno in cui ti ho incontrata), dallo spettacolo (Sono pazzo di Iris Blond) ai valori ed i trend dell’epoca (Un Sacco Bello, Bolle di Sapone). Verdone riusciva a coniugare il dramma e la commedia con un certo equilibrio, presentando una comicità intelligente e malinconica che con il passare del tempo non è riuscita a rinnovarsi al passo con l’attualità, perdendo quella capacità di analisi dell’italiano medio e venendo progressivamente fagocitata dalla riproposizione ciclica di un macchiettismo sempre più esasperato.

Se i primi sketch televisivi o i primi film di Verdone contenevano dei riferimenti molto efficaci alla realtà del periodo, e questo modo ne valorizzava l'impatto comico, nei lavori più recenti il suo talento intimista si è affievolito a fronte di un uso eccessivo di alcuni suoi personaggi tipici, diventati delle maschere ripetitive: il coatto, il pignolo e il bambinone continuano a riproporre sé stessi senza più alcun legame con il mondo reale, divenendo molto più infantili e inutili in film che si riducono ad essere prodotti di cassetta scacciapensieri sempre più legati a stanchi schemi nazionalpopolari che assicurano facili incassi.
Pur tentando di fare una commedia impegnata e rivolta al sociale, le vicende personali narrate nel film appaiono prive di basi solide, usate come pretesto per costruire solite situazioni paradossali con Verdone che saltella a bocca aperta, storce la faccia, si indigna, pontifica e compie gaffe micidiali. Le varie tematiche inserite nella storia (la fede religiosa, il missionariato, la prostituzione extracomunitaria, le nuove tendenze come gli Emo) vengono utilizzate e sviluppate in maniera banale, con una storia che si profila al pubblico come poco credibile, noiosa, scontata ed anche –duole dirlo- poco divertente, afflitta da una debolezza congenita di battute e gag stanche e riciclate.

Neanche sul fronte dell’interpretazione si può dire granché: Verdone ripropone il solito personaggio pacato, idealista, inadeguato, vittimista e scialbo, con la solita gamma di espressioni e smorfie già viste abbondantemente altrove, né fanno di meglio gli altri interpreti (tra cui gente brava come Angela Finocchiaro ed Anna Bonaiuto) che interpretano con poco spessore e motivazione gente egoista e stressata; totalmente fuori parte, invece, Laura Chiatti, troppo altera ed aristocratica per il ruolo di una ragazza moldava dalla vita difficile.
Il finale buonista abbassa ulteriormente il livello qualitativo del film, al quale riconosciamo comunque le buone intenzioni di porre riflessioni sul malcostume popolare non approfondite in maniera adeguata, oltre ad una comicità garbata e non volgare. I livelli di vuoto assoluto di prodotti preconfezionati come i vari “Vacanze di Natale” sono ancora lontani, quindi ci auguriamo che il Verdone moderno recuperi quella verve e quell’osservazione critica che lo aveva contraddistinto agli inizi della sua carriera.

Paolo Pugliese & Marco Foti