IO SONO LEGGENDA

Titolo Originale: I am Legend
Genere: Fantascienza/Horror
Regia: Francis Lawrence
Sceneggiatura: Akiva Goldsman, Mark Protosevich, Richard Matheson
Cast: Will Smith, Alice Braga, Charlie Tahan, Gabrielle Union, Willow Smith, Emma Thompson
Colonna Sonora: James Newton Howard
Produzione: 3 Arts Entertainment, Heyday Films, Original Film, Warner Bros
Paese d’origine: USA - 2007
Durata: 100 minuti
Data di Uscita: 11 Gennaio 2008

 

Cosa faresti se tu fossi l’ultimo uomo sulla terra? Come ti comporteresti, come sopravvivresti?
E’ la domanda che si è posta lo scrittore Richard_Matheson nel suo celebre romanzo “I'am Legend/Io sono Leggenda”, raccontando le cronache di Robert Neville: l’unico essere umano rimasto vivo in una città ormai in rovina, con l’intera umanità semi-distrutta da un virus batteriologico, mentre i superstiti hanno subito mutazioni genetiche diventando creature vampiresche e notturne. Trasformata la sua casa in una roccaforte, il protagonista combatte una guerra solitaria di sopravvivenza, asserragliato durante la notte dai vampiri, ma cacciatore durante il giorno fino a diventare una leggenda agli occhi di quello che resta dell’umanità.
Chi scrive questa recensione è un fan di Matheson, grandissimo ed ancora poco conosciuto autore di fantascienza, che con “Io Sono Leggenda” ha scritto uno dei romanzi più moderni ed affascinanti sul tema dei vampiri affrontandolo con un approccio scientifico, asciugandolo da qualsiasi riferimento sovrannaturale e calando il racconto in uno scenario crepuscolare ed apocalittico.

Fatta questa dovuta introduzione, il film con Will Smith è il terzo adattamento cinematografico in ordine di tempo dell’omonimo romanzo, dopo il lirico “L’ultimo Uomo sulla Terra” con Vincent Price (il più fedele al romanzo, girato negli anni ’60) ed il reazionario “1975: Occhi Bianchi sul pianeta Terra” con Charlton Easton, realizzato nei primi anni ’70.
“Io Sono Leggenda”, oltre a recuperare il titolo originale dell’opera letteraria, è anche l’adattamento più spettacolare, nonché anche quello con maggiore tensione rispetto ai precedenti film, ma certamente non è neanche il più fedele, stravolgendo in maniera poco felice diversi elementi e tematiche del romanzo di Matheson.
Partiamo dagli elementi positivi: il film -specie nel primo tempo- propone il medesimo ritmo narrativo del libro, basato sulla quotidianità del protagonista che è scandita da ciclici rituali (esplorazione della città, ricerca di cibo, esperimenti scientifici, chiusura nella sua casa fortificata prima del tramonto); molto efficace anche il clima decadente di una New York spettrale ed in rovina in cui si muove la figura di Robert Neville/Will Smith, mentre al riparo dalla luce del sole i vampiri aspettano di uscire. Lo scenario e gli effetti speciali sono davvero stupefacenti, con la metropoli americana trasformata in una landa desolata e terrificante, di grande impatto visivo nonché punto di forza del clima angosciante che pervade la storia.
L’infezione che ha decimato l’umanità, le cui origini non sono spiegate nel libro, vengono qui invece introdotte all’inizio del film senza però rivelarne subito le conseguenze, calando quindi lo spettatore nello scenario apocalittico di cui sopra senza ulteriori passaggi cronologici; questa scelta contribuisce a creare una maggiore tensione nel pubblico, il quale verrà informato solo in seguito dell’estinzione umana, grazie ad alcuni flashback.
Altro punto a favore della pellicola è il suo protagonista: Will Smith è un attore ormai cresciuto a livello professionale, confermando il fatto di essere, oltre che bello e simpatico, anche bravo a livello espressivo e recitativo, riuscendo a reggere sulle proprie spalle il peso di essere da solo in circa un’ora di film.

Detto questo, bisogna anche dire che “Io Sono Leggenda” è un film riuscito a metà, specie se si confronta al romanzo, con un primo tempo ben realizzato e decisamente intrigante al quale segue una seconda parte più ripetitiva e banale, che perde molto in tensione e pathos; inoltre, solo alcune delle tematiche del libro sono state riportate fedelmente, mentre altre sono state totalmente ignorate o sprecate, facendo prendere alla storia una piega diversa (ed apocrifa) rispetto al romanzo, finendo per infilarsi in un vicolo cieco.
Il protagonista Robert Neville viene poi caratterizzato in maniera estremamente totalitaria e tipicamente americana, ovvero quella di un tormentato super-eroe: se nel libro era un semplice operaio che, per forza di cose, riusciva a sopravvivere imparando e documentandosi “sul campo” su varie cose (armi o chimica), qui è addirittura un colonnello/eroe di guerra nonché, al tempo stesso, uno scienziato: un uomo di armi e di scienza, quindi, che appartiene anche all’1% della popolazione immune al virus, riuscendo a sopravvivere, sapendo combattere e cercando anche una cura al virus.
Questo va un pò a discapito di realismo e credibilità del racconto, con l’eroismo del protagonista spinto fino all’estremo sacrificio e l’assenza (per esigenze di copione) di un colpo di genio letterario presente nel libro quale il rovesciamento dei ruoli, con Neville che diventa suo malgrado “il mostro” all’interno di un nuovo tipo di società composta da vampiri.
E parlando di quest’ultimi, essi sono molto più letali e selvaggi rispetto a quelli del romanzo, ma sono anche spogliati del loro fascino quando smettono di essere una minaccia invisibile (si ha più paura di ciò che non si vede...) e si mostrano apertamente, essendo stati malamente realizzati in CGI ed apparendo come dei banali pupazzi urlanti, animati digitalmente.

Il fascino di questo film, alla fine, è puramente visivo, con il regista Francis Lawrence (“Costantine”) che fa un lavoro eccessivamente didascalico e ritrattistico della vicenda, con assenza di spunti di riflessione e di introspezione psicologica. Il tema dell’isolamento e dell’alienazione mentale del protagonista, ad esempio, viene trattato (vedi il rapporto con il suo cane) in maniera sommaria, senza scavare nel profondo e con trovate enfatiche come i suoi discorsi ai manichini dei negozi.
Le sottili considerazioni di Matheson sulla diversità umana, sul razzismo e sulla devoluzione culturale e sociale sono assenti, venendo sostituite da uno strisciante simbolismo religioso e moraleggiante (l’uomo è l’autore dei suoi mali) francamente gratuito e seccante; preghiere ed rivelazioni mistiche sono pesantemente inserite nella seconda parte del film, dove il protagonista viene a contatto con altri due superstiti -una donna ed un bambino- sviluppati in maniera anonima ed anche forzata, la cui presenza stravolge il racconto originale con alcuni sviluppi banali che portano ad un finale consolatorio che lascia gli spettatori abbastanza basiti ed insoddisfatti, specie quelli che hanno letto ed amato il romanzo.

Paolo Pugliese

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