Marley
è un adorabile cane di razza Labrador che entra con
irruenza nella vita di John e Jenny, coppia praticamente perfetta
che pianifica ogni passaggio della propria vita: dal trasferimento
in Florida alla carriera di entrambi, dalla nascita del primo
figlio all’acquisto della casa dei sogni, fino ad arrivare
ad essere la famiglia americana perfetta in cui tutto sorridono
e sono felici. Marley seguirà questa famiglia per tutti
gli anni della propria vita lasciando dopo la sua morte una
traccia indelebile nei cuori dei suoi padroni.
“Io & Marley” è tratto dall’omonimo
best seller del giornalista John Grogan, interpretato nel
film dal biondissimo Owen Wilson, ma qualcosa tra la trasposizione
cinematografica e il libro di Grogan non funziona perfettamente.
Il libro nasce come una dedica a cuore aperto al proprio cane
Marley, mentre nel film -a parte una forte presenza nella
parte iniziale ed in quella finale- Marley finisce per essere
relegato solo a qualche fugace apparizione al servizio del
personaggio centrale interpretato da Wilson, un uomo indeciso
sulle sorti della propria carriera che rinuncia alle proprie
aspirazioni di reporter per il ruolo di opinionista che gli
darà comunque grandi soddisfazioni. Anche Jennifer
Aniston -che interpreta Jenny- riveste un ruolo abbastanza
marginale, che non le permette di esprimere al meglio la verve
già apprezzata in altre sue precedenti commedie.
Nel cast anche l’ottimo caratterista Alan Arkin, già
Oscar per Little Miss Sunshine, un’irriconoscibile Kathleen
Turner, ormai lontana dalla star sexy di “L’Onore
dei Prizzi” o “Brivido Caldo”, ed infine
Eric Dane, dottore belloccio nel serial di culto “Grey’s
Anatomy”.
Il film parte con il piede giusto e mantenendo le aspettative
di quanto visto nel trailer propone gag esilaranti di cui
Marley è indiscusso protagonista, ma improvvisamente
il focus di tutto il film si sposta sul suo protagonista umano,
per poi arrivare ad una fine prevedibile che lascia comunque
l’amaro in bocca, soprattutto dopo un inizio così
brillante. Dopo il graffiante “Il diavolo veste Prada”
ci si aspettava forse qualcosa di più dal regista David
Frankel, o quantomeno maggiore linearità in un film
che ha troppi alti e bassi, e che dalla commedia si allontana
forse troppo spesso assumendo talvolta risvolti tristi e noiosi
.
Si poteva forse giocare un po’ di più sulla figura
di questo cane notoriamente simpatico e giocherellone e creare
un commedia meno banale e convenzionale, ma alla fine si è
scelto di seguire un percorso abbastanza consueto evidenziando
un po’ il prototipo di famiglia con tanto di cane al
seguito, cui gli americani tengono tanto. Il tutto a discapito
di Marley che, come richiede il copione, morirà in
una clinica veterinaria con l’ultimo abbraccio del suo
padrone: unica parte del film con Marley protagonista, che
forse si sarebbe potuto evitare considerato che il pubblico
difficilmente apprezza scene così strazianti in un
film che si propone come commedia.
Giulia
Di Natale