“Invasion”
è la quarta, nuova versione cinematografica dell’omonimo
romanzo di Jack Finney che ispirò il classico “L’Invasione
degli Ultracorpi”, cult movie diretto da Don Siegel
nel 1956 al quale seguirono poi i due adattamenti “Terrore
dallo Spazio Profondo” nel 1978 ed “Ultracorpi”
nel 1993.
La storia è sempre la stessa, con qualche variante:
una misteriosa epidemia si propaga tra la gente della zona
tra Washington e Dallas, provocando un drastico cambiamento
di comportamento degli essere umani che sembrano diventare
automi privi di qualsiasi emozione. La psicologa Carol Bennell
(Nicole Kidman) ed il suo collega medico (Daniel Craig) indagano
sul fenomeno e sulle relative cause, salvo scoprire che le
origini dell’epidemia sono aliene, causate dall’incidente
di uno Shuttle della NASA esploso in volo; dai rottami precipitati
sul suolo si diffonde un virus extra-terrestre che contagia
la gente durante il sonno, privandola della propria umanità.
I due medici si troveranno isolati ed inseguiti dalle pseudo-persone
che hanno come unico scopo contagiare gli altri esseri umani
e assumere il controllo, propagando la spora aliena sotto
forma di vaccino anti-influenzale. Rimasta sola, Carol cercherà
una via di salvezza per lei ed il figlio, oltre ad un modo
di fermare l’invasione.
“Invasion”
è un thriller di fantascienza interpretato da due star
quali Nicole Kidman (bella ed inquieta) e Daniel Craig (sottotono
e poco espressivo), diretto dal bravo Oliver Hirschbiegel
(il regista di “La Caduta - Gli ultimi giorni di Hitler”)
e quasi certamente rovinato dai produttori.
Non lo sapremo mai con certezza, ma andiamo per ordine: contrariamente
ai film precedenti, la protagonista è finalmente una
donna ma le differenze finiscono qui, riproponendo l’impianto
della congiura silenziosa e della massa di estranei che diventa
maggioranza dominante, nei cui confronti il protagonista diventa
“l’alieno” a cui dare la caccia.
Il regista tedesco Hirschbiegel ha impostato “Invasion”
come un noir/horror psicologico molto intimista e senza effetti
speciali, inerente l’omogeneizzazione comportamentale
della società di oggi. Un film che scava nell’inconscio
e che sembra badare più alla sostanza che all’apparenza;
il problema è che il lavoro del regista non è
piaciuto ai produttori che lo hanno pesantemente rimaneggiato,
effettuando un nuovo montaggio ed inserendo anche un happy
end (contrariamente a quanto succedeva nelle altre versioni)
che stona parecchio, apparendo abbastanza gratuito.
Inoltre, è stato chiamato il regista John McTiegue
(“V for Vendetta”) per girare nuove sequenze e,
pare, rigirarne anche alcune già realizzate da Hirschbiegel,
il quale era indisponibile a rimaneggiare il suo lavoro. Il
risultato finale è un’opera intimista trasformata
in un blockbuster con effetti speciali e scene d’azione,
ma il problema centrale ed irrisolvibile (la frittata è
stata ormai fatta) è che tutti gli elementi della sua
storia vengono appiattiti e sprecati nell’ideale di
fare un prodotto omogeneo che possa piacere al maggior numero
di spettatori. Un grave errore.
Il
film ha un inizio intrigante, ma poi la storia sembra non
riuscire a prendere una direzione narrativa coerente e sicura,
apparendo sempre più improbabile; rimangono inquietanti
alcuni degli elementi della storia originale che Hirschbiegel
rielabora piuttosto bene (il cambiamento glaciale delle persone
che diventano degli estranei, il clima di paranoia in cui
nessuno può fidarsi dell’altro, il mimetizzarsi
tra gli estranei a patto di non mostrare alcuna emozione,
persino sudare), ma tutto è poi sviluppato, soprattutto
nella seconda parte, in maniera afona e stantia, con pochi
guizzi narrativi ed un’atmosfera poco focalizzata per
riuscire ad intrigare il pubblico.
“Invasion” è un film totalmente svilito
dalle logiche di marketing hollywoodiano, nonché esempio
di come i ruoli debbano essere rispettati: i produttori devono
fare i produttori, lasciando il mestiere di registi a chi
sa narrare e dirigere un film.
Paolo
Pugliese