Christopher
McCandless, appena laureato, decide inspiegabilmente di abbandonare
tutto per intraprendere un viaggio che lo porterà attraverso
esperienze e luoghi che lo cambieranno per sempre.
Chris
viene a ritrovarsi ad un bivio: da una parte il brillante
futuro che la laurea ed i soldi della sua famiglia gli possono
assicurare -con tutto quello che la cosa può significare:
appiattimento, consumismo, condivisione dei valori con i suoi
genitori-, dall’altra la libertà di essere quello
che sente. Ovvio che, nonostante i pericoli -o forse proprio
per quelli- egli sceglierà la sua strada, un percorso
indicato da milioni di libri e intrapreso da moltissime persone
prima di lui.
Il sogno americano di stabilità economica ed inserimento
nella società diviene incubo nella misura in cui, negli
anni di Bush senior, la situazione politica non invita certo
all’ottimismo e spesso condividere i valori dei propri
genitori vuol dire diventare come loro. Chris non ha molta
scelta: essere come suo padre non lo alletta minimamente e
decide di andare via. Il suo è un addio definitivo:
regala i suoi soldi, abbandona a metà persorso la sua
macchina nascondendone le targhe e sparisce. Si dà
un nuovo nome, Alex Supertramp, e nasce di nuovo in compagnia
di una coppia di hippies che gli dà un passaggio e
lo accoglie nel suo accampamento a Slab City, in California.
L’adolescenza lo vede ancora sulla strada, nel South
Dakota, e poi ancora via, fino in Alaska, dove l’età
adulta lo coglie ed il suo pellegrinaggio durato due anni
lo induce finalmente a fermarsi in un punto, da solo in contatto
con la natura selvaggia e con l’unica compagnia dei
suoi libri.
Tratto
dal libro di Jon Krakauer ed ispirato ad una storia vera,
il film, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di
Roma, parla al cuore di tutti quelli che nella vita almeno
una volta si sono chiesti davvero cosa volevano essere. Il
personaggio di Chris non è altro che la parte di noi
che vuole vivere, semplicemente così, cercando dentro
di sè e nel mondo il senso della propria esistenza.
Il prezzo che pagherà sarà molto alto, ma nulla
ci lascia immaginare che se ne sia pentito; anzi, il messaggio
di tutto quell’affannarsi in giro per il mondo sarà
che “la felicità esiste solo se la puoi condividere”.
Chris diviene Alex per scelta e, sempre di sua volontà,
abbandona tutte le perone che ha incontrato sulla strada e
che, in qualche modo, lo hanno amato. La sua ricerca ha un
che di estremo solo nel momento in cui egli decide per la
solitudine e sarà paradossalmente quella ad aprirgli
la mente, anche se in maniera imprevedibile.
Sean Penn riesce a rendere ancora convincente il viaggio di
formazione molti anni dopo Kerouac, il suo personaggio; un
sensazionale Emile Hirsh rappresenta la contraddizione di
un sistema sociale che condanna all’irreversibiltà
ogni decisione circa il proprio futuro, nel momento stesso
in cui si consegue il primo risultato. Chris semplicemente
non intende barattare la propria possibilità di scelta
con un inutile auto nuova, regalo che i suoi genitori hanno
pensato per il conseguimento della sua laurea. Incompresibilmente,
almeno agli occhi dei suoi, egli decide di non aver bisogno
di un’auto nuova, ma di una cosa molto poco consumistica,
la libertà di essere ciò che sente e non quello
che sta diventando seguendo i binari tracciati su cui cammina
da anni.
Il
racconto si dipana in maniera avvincente, tra la semplicità
degli intenti di Chris e la profondità dei rapporti
affettivi che egli lascia cadere dietro di sè, in una
rappresentazione visiva dell’alienazione che sembra
colpire chi non si vuole semplicemente omologare e sceglie
l’esilio che purtroppo lo distruggerà.
La decisione di raccontare le vicende in maniera non lineare
rende la storia vivace ed interessante, mentre l’empatia
col personaggio è suggerita solo attraverso i sentimenti
che egli involontariamente instilla in tutte le persone che
incontra sul suo cammino. L’interpretazione perfetta
di tutti i comprimari rende credibile e nel contempo struggente
il segno che Chris lascia dietro di sè, in persone
semplici che lo amano per quello che è e non per i
risultati che potrebbe conseguire se solo volesse.
La regia minimale e le bellissime scene della natura selvaggia
rendono incantevole il racconto di una storia poetica e per
molti versi comprensibile, nel momento in cui la scelta che
si pone è quella antica e mai risolta tra avere o essere.
Anna
Maria Pelella