I
coniugi Josh (Patrick Wilson) e Renai Lambert (Rose Byrne)
si sono appena trasferiti nella loro nuova casa, ma in breve
tempo cominciano ad avvertire strane presenze intorno a loro.
Dopo qualche giorno, il figlio Dalton, sentendo dei rumori
insoliti provenire dalla soffitta, sale per curiosare, ma
cade rovinosamente da una scala scricchiolante, finendo in
coma. I Lambert, grazie alla madre di Josh (Barbara Hershey),
scoprono che il corpo inerme del figlio si è trasformato
in una calamita per gli spiriti maligni che vorrebbero impossessarsene,
mentre la sua mente è stata rapita ed intrappolata
in una oscura dimensione chiamata l’Altrove: una realtà
eterea dominata da una minacciosa entità demoniaca
che si fa chiamare L’Ospite.
“Insidious”
è un horror che racconta, per l’ennesima volta
al cinema, vicende paranormali vissute da un nucleo familiare
come tanti, all’interno della loro stessa casa. Il domicilio
caloroso ed accogliente, sancta sanctorum della loro vita,
si trasforma progressivamente in un luogo tetro e minaccioso,
popolato da presenze invisibili che si palesano con scricchiolii,
porte che si aprono, bisbiglii ed improvvise visioni. Questo
è uno dei punti di forza di “Insidious”,
con la realtà quotidiana dei protagonisti che viene
a poco a poco trasfigurata da un’incombente minaccia
sovrumana, profanando la tranquillità delle mura domestiche.
Scritta e diretta dagli autori di successi cinematografici
come “Paranormal Activity” e “Saw”,
questa pellicola sfrutta in maniera efficace una delle maggiori
paure umane, riguardante appunto l’inviolabilità
della nostra casa, includendo anche tutti gli elementi del
genere Ghost Story, rifacendosi apertamente a film
come “Poltergeist”, “Amytiville Horror”,
i primi due “L’Esorcista” e “The Changeling”
(l’horror del 1980, non la pellicola diretta da
Clint Eastwood). Pur non essendo originale nei contenuti,
il film riesce a trovare una propria strada nella forma, raccontando
sì una storia già vista altrove, ma riuscendo
a farlo molto bene. Con una regia attenta ed ispirata, memore
anche della lezione di pathos dei J-Horror (vedi i giapponesi
“Ringu/The Ring” e “The Grudge”),
James Wan realizza una storia di progressiva tensione, con
colpi di scena calibrati e ben costruiti, ottenendo una solida
atmosfera di orrore arcano che tiene bene per almeno tre quarti
della storia, regalando al pubblico non pochi brividi, in
maniera nient’affatto gratuita.
Purtroppo,
però, alla ricerca di un’evoluzione narrativa
che si discosti da incipit già visti, il film assume
una connotazione apertamente fantasy che si sovrappone eccessivamente
a quella horror, fagocitandola con una serie di sviluppi narrativi
contrastanti, a base di viaggi astrali, mondi paralleli abitati
da entità oscure e marionette zombie, potenti sensitive,
scazzottate con demoni dai piedi caprini e scambi di corpi.
Nonostante un ritmo serrato ed un impianto di thrilling che
tengono avvinta l’attenzione del pubblico, “Insidious”
finisce per perdere credibilità, volendo essere troppe
cose in una sola pellicola: thriller, horror paranormale,
ghost story, avventura fantasy, dramma familiare. Alcune cose
funzionano (anche grazie al trittico di interpreti femminili
Rose Byrne, Barbara Hershey e Lin Shaye), ma altre no,
risultando decisamente esagerate e pacchiane, rovinando l’atmosfera
(vedi il demone che si affila le unghie in un camerino
Art Déco) costruita con così tanta attenzione
ed abilità nella prima parte del film.
Paolo
Pugliese