Primo
poliziesco d’azione per il regista “impegnato”
Spike Lee (“La 25° Ora”, “Fa la cosa giusta”,
“Malcom X”), INSIDE MAN racconta un confronto serrato
nell’arco di poche ore tra un negoziatore della polizia
(Denzel Washington) in gamba ma caduto in disgrazia perché
sotto inchiesta ed un abile ed ingegnoso ladro di banche (Clive
Owen), il quale dopo aver portato a termine un colpo perfetto
e studiato nei minimi particolari, si è asserragliato in
una banca tenendo in ostaggio diversa gente. Il confronto psicologico
tra i due uomini è serrato e riserverà non poche
sorprese visto che l’intento dei rapinatori non è
derubare la banca ma portare a termine ben altri reconditi scopi.
La vicenda si complica dal fatto che il proprietario della banca
ha qualcosa da nascondere ed ingaggia un’abile e potente
intermediatrice finanziaria (Jodie Foster) la quale, sfruttando
i suoi contatti, si inserisce nella delicata situazione contribuendo
a renderla ancora più instabile fino ad arrivare ad una
sorprendente risoluzione.
Questo
film è una vera e propria lezione di cinema da parte di
Spike Lee, il quale abbandona temporaneamente i film a sfondo
sociale e ne dirige uno d’azione su commissione che, al
tempo stesso, è anche una pellicola d’autore infarcita
di elementi cari al regista. Nel film infatti ci sono riflessioni
da parte del regista che fotografano perfettamente la realtà
dell’America attuale e che si traducono sul grande schermo
con elementi narrativi “scomodi” come la difficoltà
dei rapporti interrazziali (descritti in tanti suoi film), la
violenza della polizia americana, il loro sistematico calpestio
dei diritti civili soprattutto per quanto riguarda gli stranieri,
la disuguaglianza poi dei cittadini a seconda dei loro contatti
e risorse, la critica al sistema politico americano corrotto.
Oltre a questo assistiamo ad una pellicola poliziesca ben strutturata,
giocata su due livelli narrativi (il punto di vista dei poliziotti
e dei rapinatori) e falsata su due linee temporali (prima e dopo
la rapina, tramite flashback di dialoghi in un’impostazione
tipica del cinema di Lee) che, come un gioco di scatole cinesi,
si svela piano piano allo spettatore con una serie di sviluppi
e colpi di scena non prevedibili che ribaltano le apparenze. Tecnicamente
ineccepibile, girato con inquadrature molto esaustive, ampie carrellate
della cinepresa e lunghi piani sequenza, INSIDE MAN è un
ottimo thriller, un film “concreto” e non superficiale
con una sceneggiatura veloce ed intrigante e diretto in maniera
esemplare; c’è molta attenzione per i particolari
(sia narrativi che caratteriali) e per la costruzione decontestualizzata
degli eventi tramite i flashback; ha inoltre un ritmo molto sostenuto
che aumenta o diminuisce a seconda delle occasioni ma senza sconfinare
nel videoclip (di cui abusano i giovani registi di film d’azione)
e con ampio spazio per i dialoghi, per la descrizione psicologica
dei personaggi, sia quelli principali che quelli secondari (vedi
alcuni ostaggi come il bambino patito di videogiochi violentissimi
ad esempio), ed infine per le succitate riflessioni tra le righe
sulla società americana. Tutti elementi che rendono questo
film particolarmente “ricco” e descrittivo: un’opera
riuscita e matura assolutamente non dimenticabile come la maggior
parte delle pellicole d’azione hollywoodiane e venata perfino
da un sottile humor nero e caustico.
Per quanto riguarda i protagonisti, Clive Owen delinea con volto
e pause un personaggio machiavellico e magnetico, riuscendo ad
accentrare l’attenzione su di sé anche quando è
mascherato; Denzel Washington è ironico e più bravo
del solito (confermando il fatto che dà il meglio di sé
soprattutto quando è diretto da Lee) ma il suo personaggio
perde di credibilità in diversi momenti del film a causa
della gigioneria dell’attore; infine, il carachter interpretato
da Jodie Foster pesa poco nell'economia della trama anche se l’attrice
è bravissima a dargli spessore delineandolo con cinismo
e massimizzando lo spazio limitato a propria disposizione ma,
comunque, esso è marginale ed esterno al confronto tra
Denzel Washington e Clive Owen.
Paolo
Pugliese