INSIDE MAN

Titolo Originale: Id.
Genere: Azione/Poliziesco
Regia: Spike Lee
Sceneggiatura: Russell Gewirtz
Cast: Denzel Washington, CliveOwen, Jodie Foster, Willem Dafoe, Christopher Plummer
Colonna Sonora: Terence Blanchard
Produzione: Brian Grezer
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 120 minuti

 

Primo poliziesco d’azione per il regista “impegnato” Spike Lee (“La 25° Ora”, “Fa la cosa giusta”, “Malcom X”), INSIDE MAN racconta un confronto serrato nell’arco di poche ore tra un negoziatore della polizia (Denzel Washington) in gamba ma caduto in disgrazia perché sotto inchiesta ed un abile ed ingegnoso ladro di banche (Clive Owen), il quale dopo aver portato a termine un colpo perfetto e studiato nei minimi particolari, si è asserragliato in una banca tenendo in ostaggio diversa gente. Il confronto psicologico tra i due uomini è serrato e riserverà non poche sorprese visto che l’intento dei rapinatori non è derubare la banca ma portare a termine ben altri reconditi scopi. La vicenda si complica dal fatto che il proprietario della banca ha qualcosa da nascondere ed ingaggia un’abile e potente intermediatrice finanziaria (Jodie Foster) la quale, sfruttando i suoi contatti, si inserisce nella delicata situazione contribuendo a renderla ancora più instabile fino ad arrivare ad una sorprendente risoluzione.

Questo film è una vera e propria lezione di cinema da parte di Spike Lee, il quale abbandona temporaneamente i film a sfondo sociale e ne dirige uno d’azione su commissione che, al tempo stesso, è anche una pellicola d’autore infarcita di elementi cari al regista. Nel film infatti ci sono riflessioni da parte del regista che fotografano perfettamente la realtà dell’America attuale e che si traducono sul grande schermo con elementi narrativi “scomodi” come la difficoltà dei rapporti interrazziali (descritti in tanti suoi film), la violenza della polizia americana, il loro sistematico calpestio dei diritti civili soprattutto per quanto riguarda gli stranieri, la disuguaglianza poi dei cittadini a seconda dei loro contatti e risorse, la critica al sistema politico americano corrotto.

Oltre a questo assistiamo ad una pellicola poliziesca ben strutturata, giocata su due livelli narrativi (il punto di vista dei poliziotti e dei rapinatori) e falsata su due linee temporali (prima e dopo la rapina, tramite flashback di dialoghi in un’impostazione tipica del cinema di Lee) che, come un gioco di scatole cinesi, si svela piano piano allo spettatore con una serie di sviluppi e colpi di scena non prevedibili che ribaltano le apparenze. Tecnicamente ineccepibile, girato con inquadrature molto esaustive, ampie carrellate della cinepresa e lunghi piani sequenza, INSIDE MAN è un ottimo thriller, un film “concreto” e non superficiale con una sceneggiatura veloce ed intrigante e diretto in maniera esemplare; c’è molta attenzione per i particolari (sia narrativi che caratteriali) e per la costruzione decontestualizzata degli eventi tramite i flashback; ha inoltre un ritmo molto sostenuto che aumenta o diminuisce a seconda delle occasioni ma senza sconfinare nel videoclip (di cui abusano i giovani registi di film d’azione) e con ampio spazio per i dialoghi, per la descrizione psicologica dei personaggi, sia quelli principali che quelli secondari (vedi alcuni ostaggi come il bambino patito di videogiochi violentissimi ad esempio), ed infine per le succitate riflessioni tra le righe sulla società americana. Tutti elementi che rendono questo film particolarmente “ricco” e descrittivo: un’opera riuscita e matura assolutamente non dimenticabile come la maggior parte delle pellicole d’azione hollywoodiane e venata perfino da un sottile humor nero e caustico.

Per quanto riguarda i protagonisti, Clive Owen delinea con volto e pause un personaggio machiavellico e magnetico, riuscendo ad accentrare l’attenzione su di sé anche quando è mascherato; Denzel Washington è ironico e più bravo del solito (confermando il fatto che dà il meglio di sé soprattutto quando è diretto da Lee) ma il suo personaggio perde di credibilità in diversi momenti del film a causa della gigioneria dell’attore; infine, il carachter interpretato da Jodie Foster pesa poco nell'economia della trama anche se l’attrice è bravissima a dargli spessore delineandolo con cinismo e massimizzando lo spazio limitato a propria disposizione ma, comunque, esso è marginale ed esterno al confronto tra Denzel Washington e Clive Owen.

Paolo Pugliese