Mark
Whitacre è un biochimico che ricopre un importante
ruolo direttivo nell’ambito del mercato globale del
mais presso la compagnia ADM all’inizio degli anni ‘90.
Uomo di successo stimato e devoto padre di famiglia, Whitacre
decide improvvisamente di collaborare con la giustizia al
fine di smascherare i loschi affari della propria azienda
con altre importanti multinazionali per il controllo dei prezzi
a livello mondiale. Durante i due lunghi anni di collaborazione
con gli agenti dell’ FBI Whitacre stabilisce con loro
un rapporto di amicizia e di stima reciproca; interrogato
da questi ultimi sulla sua insolita scelta di scavare nel
torbido dell’azienda che gli garantisce comunque un
elevato tenore di vita, adduce come motivazione la propria
onestà ed integrità, rivelando però anche
alcune velleità a rivestire un ruolo di maggior responsabilità
nel momento in cui i vertici aziendali vengano travolti dallo
scandalo imminente. E, finalmente, tra microfoni e telecamere
nascoste arrivano le conferme necessarie all’FBI per
agire legalmente contro l’ADM ed accusare di truffa
le cariche più importanti dell’azienda. Ma l’inchiesta
porterà non poche sorprese rivelando il vero ruolo
di Whiteacre nella vicenda, ed evidenziando i buchi causati
da quest’ultimo con una serie di trasferimenti illeciti
di ingenti somme di denaro presso alcuni conti privati all’estero,
per una frode totale di oltre undici milioni di dollari.
The Informant è liberamente tratto dal libro
verità di Kurt Eichenwald, noto giornalista del Times,
ed autore di alcuni best sellers riguardanti noti casi investigativi
nell’ambito della malasanità e degli scandali
relativi al price-fixing tra le multinazionali. Steven Sodenbergh
utilizza il libro di Eichenwald per realizzare una storia
efficace ed estremamente attuale considerati gli scandali
che giornalmente investono l’economia mondiale. Lo fa
come sempre in maniera graffiante ed ironica, dopo personaggi
di spessore come Erin Brockovich, il Robert Wakefield in Traffic,
o perfino l’affascinante Danny Ocean, utilizza un personaggio
apparentemente inerme, un uomo insospettabile, ma che si rivela
subdolo e disarmante nella sua ben celata disonestà.
Dopo una prima parte che si evolve piuttosto lentamente, anche
a causa dei complicati meccanismi che regolano i rapporti
tra le multinazionali, il secondo tempo si arricchisce di
maggior intensità grazie soprattutto al susseguirsi
degli eventi che mettono in luce la vera personalità
di Mark Whiteacre. Esilaranti i momenti in cui sia gli agenti
dell’FBI che gli avvocati del protagonista si scontrano
con le sconcertanti rivelazioni che portano alla luce le menzogne
di questo insospettabile bugiardo patologico, che gioca a
fare l’agente segreto.
Eroe
o traditore? Santo o pazzo? Matt Damon ci regala un personaggio
controverso, quasi incomprensibile nella sua ingenua lucidità.
Goffo e impacciato ma nello stesso tempo spregiudicato e calcolatore,
ci accompagna coi suoi pensieri filosofeggianti, tramite la
sua stessa voce narrante attraverso tutto il film, proponendosi
quasi come un eroe al contrario: combatte contro i cattivi
quando lui però buono non è, tradendo e mentendo
a chiunque gli capiti a tiro, ma con quella ridicola semplicità
che suscita quasi compassione. E da eroe uscirà alla
fine da questa vicenda. Nonostante gli anni di carcere troverà
la fedele moglie ad aspettarlo, ricomincerà la propria
carriera e nessuno sarà mai certo di quanto denaro
sia riuscito effettivamente a sottrarre all’azienda
che lui stesso ha affondato, un vero eroe dei nostri giorni…
Giulia
Di Natale