INDIANA JONES E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO

Titolo Originale: Indiana Jones and the Kingdom of Crystal Skull
Genere: Avventura/Azione/Fantascienza
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: David Koepp, Philip Kaufman, George Lucas, Steven Spielberg
Cast: Harrison Ford, Shia LaBeouf, Cate Blanchett, Karen Allen, John Hurt, Jim Broadbent, Ray Winstone
Colonna Sonora: John Williams
Produzione: Lucasfilm, Paramount Pictures, Frank Marshall, Kathleen Kennedy, George Lucas, Steven Spielberg
Paese d’origine: USA - 2008
Durata: 125 minuti
Data di uscita: 23 Maggio 2008

 

Indy è tornato.
E dopo l’Arca dell’Alleanza, le pietre di Shiva ed il Sacro Graal rinvenuti nei tre precedenti film, stavolta dovrà vedersela addirittura con gli alieni.
Diciotto anni dopo “Indiana Jones e L’Ultima Crociata”, ritroviamo il nosto eroe ad insegnare in un college nell’America in pieno periodo Maccartista anche se non ha ancora appeso al chiodo giubbotto, capello e la famosa frusta della sua controparte di avventuriero-archeologo.
La nuova avventura è ambientata nel 1957, con Indy che si mette sulle tracce di un suo vecchio amico che tentava di raggiungere una città perduta legata alla civiltà Maja. La storia ruota intorno ad un misterioso manufatto alieno, un teschio di cristallo dalle proprietà paranormali, che è anche la chiave per scoprire la città sepolta. Archiviati i soldati tedeschi, i nuovi villain del film sono stavolta i miliziani russi guidati da una letale Cate Blanchett con un inedito caschetto nero, ma il protagonista non li affronterà da solo, riunendosi a sorpresa con Marion Ravenwood (Karen Allen), sua storica fidanzata ai tempi de “I Predatori dell’Arca Perduta”, insieme al suo unico e battagliero figlio (Shia LaBeouf).

Ritorna con questo film il classico cinema pop-corn inventato a fine anni ’70 da Spielberg&Lucas, con esiti quanto mai nostalgici; i tempi sono cambiati ma scatta ancora l’alchimia con lo spettatore quando viene sciorinato tutto il vasto campionario narrativo-visivo della mitologica trilogia degli anni ’80: soldati nemici, mete esotiche, tribù di selvaggi, templi segreti, trabocchetti, scazzottate, sparatorie, esplosioni, inseguimenti in auto e mezzi militari, dirupi, tuffi dalle cascate, trappole mortali, insetti, battibecchi spiritosi e gli immancabili viaggi in aereo sulle cartine topografiche del mondo. Ci sono, insomma, tutti gli elementi che costituiscono il marchio di fabbrica del franchising, con l’effetto che l’operazione sa un pò di già visto, ma alla fine fa piacere rivederlo ancora sul grande schermo!
Spielberg dimostra di non aver perso la mano nel confezionare prodotti di spettacolare intrattenimento, con una regia impostata su una narrazione sequenziale di vecchia scuola, semplice ma efficace nella sua costruzione schematica e lineare, con inquadrature a campo largo dal carattere fortemente illustrativo ed un alto ritmo narrativo garantito da un montaggio agile.

Il film parte subito in quarta (tecnicamente molto fluida e ben realizzata la sequenza d’apertura con la gara d’auto) e, senza troppi preamboli, catapulta lo spettatore subito nell’azione, ambientata nella famigerata “Area 51” dell’esercito americano; dopo un inizio esplosivo (affascinante la scena del fungo atomico...), nel quale però ci è parso un pò troppo affrettato l’esordio dei villains russi, il film propone una storia che, nonostante le diverse scene spettacolari, appare in sintesi fiacca. Dispiace dirlo, ma questo “Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo” risulta il capitolo più debole sugli altri film, sia per una questione di sceneggiatura (estremamente basilare, con dialoghi ridotti all’osso) sia per cause anagrafiche; nonostante comunque il fatto che tempi, mode e tendenze dell’industria cinematografica siano mutati, il film funziona e alla fine diverte, potendo contare sia su un Brand di grande richiamo sia su un Know How tecnico molto solido: basilare infatti l’apporto della colonna sonora di John Williams (“Guerre Stellari”, “I Predatori dell’Arca Perduta”, “Superman”) che sottolinea efficacemente le sequenze d’azione; le scenografie di Greg John Callas (“Pirati dei Carabi”, “Il Mistero dei Templari”, “Men in Black 2”) sono spettacolari e molto curate, così come anche i costumi ideati da una professionista di lunga carriera come la designer Mary Zophres, che ha avuto in passato collaborazioni sia con i fratelli Coen (“Fratello dove sei?”, “Fargo”) sia con Steven Spielberg (“Prova a prendermi”,“The Terminal”).
Gli effetti speciali non affollano il film, ma sono comunque molto variegati e realistici, firmati da James Bomalick (“Live Free or Die Hard”, “Bad Boys I & II”), Sam Dean (“Oceans 13”, “Pirati dei Carabi ai confini del Mondo”), Pablo Helman (“Munich”, “La Guerra dei Mondi”) e, naturalmente, il prestigioso laboratorio di Sfx Industrial Light & Magic.

Per quanto riguarda gli interpreti, Harrison Ford appare un pò appannato ma è ancora credibile nei panni del suo personaggio, facendo una buona accoppiata con l’emergente e tutto sommato simpatico Shia LaBeouf; per le controparti femminili, invece, il ruolo di Karen Allen non ha molto peso nella storia (a parte nella lunga sequenza dell’inseguimento nella giungla) ed è un peccato ricordando la simpatia del suo personaggio nel primo film, mentre la brava Cate Blanchett si sacrifica un pò in un ruolo da cattiva fortemente stereotipato e senza sbocchi di approfondimento, ma va bene anche così per un fumettone cinematografico come questo “Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo” che, nonostante sia passata molta acqua sotto i ponti, riesce a tenere incollati i suoi spettatori alla poltrona come accadeva nel primo episodio del lontano 1980.

Paolo Pugliese