INDIAN - LA GRANDE SFIDA

Titolo Originale: The World's Fastest Indian
Genere: Biografico/Sportivo/Avventuroso
Regia: Roger Donaldson
Sceneggiatura: Roger Donaldson
Cast: Anthony Hopkins, Diana Ladd, Paul Rodriguez, Aaron Murphy
Colonna Sonora: J. Peter Robinson
Produzione: Roger Donaldson, Gary Hannam, John C. Kelly
Paese d’origine: USA/Nuova Zelanda - 2005
Durata: 127 minuti

 

Film biografico inerente il mondo dei motori sperimentali e delle sfide di alta velocità, INDIAN racconta la storia vera del leggendario motociclista neozelandese Jack Munro (interpretato da Anthony Hopkins) che, alla bella età di 72 anni, nel 1967 stabilì il record di velocità su strada a bordo della sua moto Indian Scout 600 costruita nel 1920. Il film racconta l’impresa del pilota, impegnato per ben 25 anni a realizzare il suo sogno di record, cercando fondi ed indebitandosi egli stesso per finanziarsi, modificando passo dopo passo la sua vecchia moto Indian (che era progettata originariamente per non superare i 60 Km orari) fino a renderla un innovativo bolide carenato che raggiungerà il record dei 350 km orari (imbattuto ancora oggi) nelle saline di Bonneville in Utah. Questo film è un biophic corposo (dura poco più di due ore) ed anche abbastanza atipico per soggetto e materia, con un personaggio realmente esistito che ha inseguito il proprio sogno per tutta la vita, senza arrendersi sia alle difficoltà sia soprattutto alla sua età avanzata. La vecchiaia, infatti, qui non viene vista come una condanna ma quasi come una spinta maggiore a perseverare nel raggiungimento dei propri obiettivi.

Il film da questo punto di vista è appassionante, con il regista Roger Donaldson che dirige in uno stile narrativo classico e manieroso, epico ma senza essere metaforico, cercando di trasmettere al pubblico la passione della grande sfida del protagonista durata oltre due decenni, ricca di ostacoli ed incontri con personalità eccentriche. Eccentrico è anche il protagonista, giudicato un folle per gran parte del film che, grazie all’ottima interpretazione di Hopkins, ci viene rivelato come un uomo gentile, candido sognatore ed al tempo stesso ironico e dalla grande onestà morale.
Ricco di particolari “tecnici”, INDIAN ha una partenza in sordina, diventa poi quasi un “road-movie” ma, proseguendo, riesce a costruire un’atmosfera narrativa molto evocativa fino a raggiungere il proprio climax con un finale abbastanza convincente nonostante il suo esito sia alla fine un pò scontato. Inoltre ha ben due pregi consistenti, uno, nel mostrare delle sequenze di corsa e velocità francamente intriganti (soprattutto nel finale) e l’altro di avere come protagonista un grande attore come Hopkins qui molto ispirato e che recita con una performance interpretativa chiara, misurata e senza sbavature.

Attraverso la perseveranza del protagonista, il film porta un messaggio positivo al pubblico: che vita sarebbe senza i propri sogni, senza la voglia di realizzarli, senza l’avventura di realizzare imprese e di misurarsi con i propri limiti e lottare fino a superarli?
La ricostruzione storica di INDIAN è però guastata da un tocco (assai marcato in verità) di retorica e di buonismo che non rende realistica la narrazione, con molti personaggi troppo “political correct” che sviliscono la struttura intrinseca del film. La descrizione dell’ingenuità romantica del protagonista e dei suoi rapporti con varia umanità un pò troppo edulcorata alla fine nuocciono alla credibilità stessa del film che appare poco realistico. Tutto è troppo pulito, tutto edificante fino alla vittoria –materiale e morale- del personaggio che appare un pò liscia e superficiale perché si arriva ad essa alla fine di un cammino dove non vengono descritte le cosiddette “lacrime e sangue” con sufficiente intensità (cioè la fatica, le amarezze ed i sacrifici che hanno portato a tutto ciò) e questo disturba un pò lo spettatore. Buonismo superficiale e marcato oppure ritratto di certi tempi meno cinici e più onesti? Non lo sappiamo ma, nonostante i suoi difetti, questo film narra un’avventura umana da vedere ed apprezzare

Marco Valerio