Il
re Hyperion (Mickey Rourke), ultimo dei Titani, dichiara guerra
all'umanità ed, a capo del suo feroce esercito, inizia
a devastare la Grecia, demolendo tutto quello che trova sul
loro cammino con spietata efficienza. Egli cerca l'arco Epiro,
un'arma leggendaria creato dal dio della guerra Ares, che
gli permetterà di liberare il resto della sua gente
dal Tartaro e vendicarsi degli Dei dell'Olimpo che hanno portato
alla rovina i Titani. In conformità con le leggi antiche,
gli Dei non sono in grado di prendere parte alla guerra tra
Hyperion e l'umanità. Il re degli Dei, Zeus (Luke Evans),
sceglie un giovane contadino di nome Teseo (Henry Cavill)
per proteggere la sua patria e salvare l’Olimpo.
A
prima vista “Immortals” sembra un mix di pellicole
già viste al cinema: “300” incontra “Scontro
di Titani”, con l'aggiunta di “Troy” e “Il
Gladiatore”. Ma il regista di questa pellicola è
Tarsem Singh, il visionario autore di lungometraggi esteticamente
originali come “The Cell” e “The Fall”,
quindi, il risultato è tutt’altro che scontato.
Sul fronte narrativo, la sceneggiatura presenta in verità
molte lacune, a causa di uno sviluppo incompleto/incompiuto
(pare ci siano stati molti problemi riguardo a questo), ma
la storia ha un tema ben scritto, ovvero quello dell'eredità
e dell'immortalità raggiunta tramite i figli; un incipit
molto presente nello sviluppo della trama, rappresentato dal
personaggio interpretato da Mickey Rourke e dai suoi discorsi,
oppure dalla sequenza della tortura al traditore perché
"i traditori non spargeranno il loro seme sulla Terra";
ma il tema è ravvisabile, durante il film, anche nei
dialoghi e nel rapporto tra Teseo e sua madre, nel confronto
tra Athena e Zeus, e nella decisione di quest’ultimo
di sacrificare Ares, sangue del suo sangue, per una questione
di onore…
Dal
punto di vista visivo, Tarsem Singh peccherà di eccessivo
story-telling e forse esagera con gli effetti speciali, ma
si conferma un regista che sa come creare immagini che sembrano
vere opere d'arte e che rimangono in mente - cosa che a molti
moviemakers ben più affermati non riesce -, dimostrando
anche di essere virtuoso sia nella composizione della scena,
sia con la macchina da presa. La sua regia in questo film
è basata su un'idea di immagine che unisce in una nuova
forma Rinascimento, Oriente, bassorilievi greci e rappresentazioni
della mitologia greca. Tarsem mette sempre la telecamera in
parallelo alla scena perché, ispirandosi all'arte,
crea veri e propri "quadri" animati. La scena quando
i due eserciti si scontrano, ad esempio, è una citazione
di un famoso dipinto, oppure la sequenza finale con Zeus e
Athena che riprende i dettami del neo-classicismo. Anche qui
è presente l’uso del rallenty (del quale si abusa,
ad esempio, in “300”), ma mai in maniera gratuita,
venendo utilizzato solo per differenziare gli esseri umani
(velocità normale) dagli Dei/Titani.
Il
film non ha un cast di grandissimi nomi, ma Mickey Rourke
crea un personaggio da ricordare, a tratti shakespeariano
nella sua forte caratterizzazione, mentre Henry Cavill (futuro
Superman) è una scommessa vinta nella sua interpretazione
dell’eroe Teseo, costruita senza eccessi, ma senza essere
mai fuori parte; la bella Freida Pinto, vista in “Slumdog
millionaire”, è invece fuori parte, perdendo
la scommessa con l’altra co-protagonista femminile,
Isabel Lucas, che illumina la scena in tutte le sequenze in
cui compare. Belli ed originali, infine, i costumi di Eiko
Ishioka, artista vincitrice di un premio Oscar (“Bram
Stoker Dracula”), le cui opere vengono esposte ai musei,
che reinterpreta in una nuova concezione tra pop e Caravaggio
il mito greco. Basta, ad esempio, vedere un elmo per capire
di quale divinità si tratta, costituendo il massimo
della sintesi ed allineandosi perfettamente, per estetica,
con lo spirito del film.
Stiven
Zaka