IL VENTO CHE ACCAREZZA L'ERBA

Titolo Originale: The Wind that shakes the barley
Genere: Drammatico/Storico

Regia: Ken Loach
Sceneggiatura: Paul Laverty
Cast: Cillian Murphy, Padraic Delaney, Liam Cunningham, Gerard Kearney
Colonna Sonora: George Fenton
Produzione: Pathé Film
Paese d’origine: Gran Bretagna - 2006
Durata: 127 minuti

 

All'inizio del ventesimo secolo, durante gli anni ’20, il popolo irlandese vota un referendum per sancire la propria autonomia ed indipendenza dall’Inghilterra. Per tutta risposta la Gran Bretagna manda le truppe del proprio esercito in Irlanda, innescando così un’escalation di violenza con il popolo che si organizza per combattere per la propria libertà. Danien e Teddy sono due fratelli che, spinti dal loro spirito patriottico, si arruolano nell’esercito di liberazione irlandese insieme al loro amico Dan. Ma quando, dopo i primi successi della guerriglia, i partigiani irlandesi negoziano la pace con gli inglesi, una parte di loro vorrebbe invece continuare a combattere: scoppia così una faida interna che vedrà opporsi con il sangue compagni, amici e famiglie, in uno scontro fratricida.

Diretto da Ken Loach, alfiere del cinema militante e impegnato nonché regista da sempre sensibile ad argomenti del genere (“Terra e Libertà” e “La Canzone di Carla”), “Il Vento che accarezza l’erba” è un film di ampio respiro caratterizzato da una forte tensione emotiva nel narrare i drammatici fatti accaduti in Irlanda che vengono illustrati con immagini secche e dirette.
Il film ha un inizio bellissimo e deflagrante, con inquadrature contemplative sulla natura (molto bella la fotografia di Barry Ackroyd) la cui quiete distensiva viene spezzata dalla storia dell’uomo: scontri, omicidi, stupri, vite spezzate ma anche ideologie tradite da compromessi e corruzione.

Ken Loach, qui davvero molto ispirato (tanto da meritare anche la Palma d'oro del 59° Festival di Cannes), è lucido e misurato nel raccontare le vicende storiche del film, perché se da un lato illustra con realismo le fasi della guerriglia e la vita dei combattenti irlandesi senza indugiare in una ritrattistica retorica o celebrativa-melodrammatica, dall’altro si preoccupa anche di analizzare le dinamiche della politica e del potere che spesso corrompono ideali e responsabilità con compromessi ed ambiguità. Un ritratto di un’epoca che il regista tratteggia con assenza di moralismo o sensazionalismo descrivendo la lacerazione di un popolo, le contraddizioni ed i conflitti interni che vengono illustrati tramite confronti verbali bilanciando differenti punti di vista.

Il regista dirige senza sbavature ma con attenzione e sensibilità un film teso, aspro, rigoroso nei fatti narrati ed amaro nel suo finale, con una lezione (morale) di storia la cui memoria è sempre destinata a ripetersi perché noi uomini alla fine non impariamo mai dai nostri errori (vedi le vicende di Afghanistan ed Iraq).
Pregevole e non manipolata la ricostruzione storica dell’epoca dei fatti narrati, mentre ottimi e dolorosamente intensi si rivelano i protagonisti Cillian Murphy e Padraic Delaney nel ruolo dei due fratelli Danien e Teddy, uniti dalla vita e divisi dalla guerra.

Paolo Pugliese