All'inizio
del ventesimo secolo, durante gli anni ’20, il popolo
irlandese vota un referendum per sancire la propria autonomia
ed indipendenza dall’Inghilterra. Per tutta risposta
la Gran Bretagna manda le truppe del proprio esercito in Irlanda,
innescando così un’escalation di violenza con
il popolo che si organizza per combattere per la propria libertà.
Danien e Teddy sono due fratelli che, spinti dal loro spirito
patriottico, si arruolano nell’esercito di liberazione
irlandese insieme al loro amico Dan. Ma quando, dopo i primi
successi della guerriglia, i partigiani irlandesi negoziano
la pace con gli inglesi, una parte di loro vorrebbe invece
continuare a combattere: scoppia così una faida interna
che vedrà opporsi con il sangue compagni, amici e famiglie,
in uno scontro fratricida.
Diretto da Ken Loach, alfiere del cinema militante e impegnato
nonché regista da sempre sensibile ad argomenti del
genere (“Terra e Libertà” e “La Canzone
di Carla”), “Il Vento che accarezza l’erba”
è un film di ampio respiro caratterizzato da una forte
tensione emotiva nel narrare i drammatici fatti accaduti in
Irlanda che vengono illustrati con immagini secche e dirette.
Il film ha un inizio bellissimo e deflagrante, con inquadrature
contemplative sulla natura (molto bella la fotografia di Barry
Ackroyd) la cui quiete distensiva viene spezzata dalla storia
dell’uomo: scontri, omicidi, stupri, vite spezzate ma
anche ideologie tradite da compromessi e corruzione.
Ken
Loach, qui davvero molto ispirato (tanto da meritare anche
la Palma d'oro del 59° Festival di Cannes), è lucido
e misurato nel raccontare le vicende storiche del film, perché
se da un lato illustra con realismo le fasi della guerriglia
e la vita dei combattenti irlandesi senza indugiare in una
ritrattistica retorica o celebrativa-melodrammatica, dall’altro
si preoccupa anche di analizzare le dinamiche della politica
e del potere che spesso corrompono ideali e responsabilità
con compromessi ed ambiguità. Un ritratto di un’epoca
che il regista tratteggia con assenza di moralismo o sensazionalismo
descrivendo la lacerazione di un popolo, le contraddizioni
ed i conflitti interni che vengono illustrati tramite confronti
verbali bilanciando differenti punti di vista.
Il regista dirige senza sbavature ma con attenzione e sensibilità
un film teso, aspro, rigoroso nei fatti narrati ed amaro nel
suo finale, con una lezione (morale) di storia la cui memoria
è sempre destinata a ripetersi perché noi uomini
alla fine non impariamo mai dai nostri errori (vedi le vicende
di Afghanistan ed Iraq).
Pregevole e non manipolata la ricostruzione storica dell’epoca
dei fatti narrati, mentre ottimi e dolorosamente intensi si
rivelano i protagonisti Cillian Murphy e Padraic Delaney nel
ruolo dei due fratelli Danien e Teddy, uniti dalla vita e
divisi dalla guerra.
Paolo
Pugliese