IL REGISTA DI MATRIMONI

Titolo Originale: Id.
Genere: Commedia
Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio
Cast: Sergio Castellitto, Donatella Finocchiaro, Sami Frey, Gianni Cavina
Colonna Sonora: Riccardo Giagni
Produzione: RaiCinema
Paese d’origine: Italia/Francia - 2006
Durata: 118 minuti

 

Franco Elica è un affermato regista nonché persona atea e scettica nei confronti di un certo perbenismo borghese che, a causa di una serie di eventi sia professionali (deve girare un film che non vuol fare) sia esistenziali (la sua amata figlia sposa un fervente cattolico), è affetto da una crisi interiore che lo porta a decidere, anche in seguito a delle accuse di violenza sessuale, di allontanarsi temporaneamente dal suo mondo trasferendosi in un piccolo paese della Sicilia. Il suo soggiorno sarà scandito da una serie di incontri, con un uomo che si guadagna da vivere facendo il regista di matrimoni, con una ragazza costretta a sposare un uomo che non ama e con un regista che si finge morto per ottenere i riconoscimenti post mortem che non aveva ma avuto in vita sua. Questi incontri toccheranno nel profondo l’animo del protagonista, che accetterà addirittura di filmare una festa di nozze durante la quale si innamorerà –ricambiato- della giovane sposa destinata ad un matrimonio infelice e con la quale, fuggendo da un destino segnato per entrambi, forse conquisterà un futuro migliore.

IL REGISTA DI MATRIMONI è il nuovo film del regista Marco Bellocchio, dopo la bella prova di “Buongiorno Notte”, il quale ci regala un’opera complessa e matura; una pellicola onirica, molto biografica, infarcita dei temi cari al regista come la contrapposizione tra fede ed ateismo, la vita quotidiana, l’ipocrisia ed il perbenismo di certi ambienti sociali, i sogni di ognuno di noi. Ma questo film contiene anche delle profonde riflessioni sulla direzione che questa società sta prendendo, narcotizzata dalla televisione, insensibile, pigra ed indolente che si svela davanti agli occhi del protagonista che, con il volto e la sensibilità interpretativa di Sergio Castellitto (tornato a collaborare con il regista dopo “L’Ora di Religione”), incarna lo sguardo di Bellocchio su un’umanità varia e bizzarra. Bellocchio dirige un’opera intimista ma sorprendentemente di ampio respiro, composta secondo il suo stile consolidato da immagini astratte in bilico tra sogno e realtà, le quali fungono da metafora surrealista al nostro mondo e che riflettono numerose considerazioni sulla vita, il lavoro, la religione ed i sogni stessi da parte del regista.

Non è un’opera di facile lettura, certamente non adatta a tutti ma solo a chi avrà la sensibilità e la pazienza di decifrare e cogliere tutte le allusioni e le metafore contenute nel film, alcune delle quali espresse con delle sequenze bellissime ed intimiste; degna di applauso, per esempio, la sequenza di apertura del film con le nozze della figlia del protagonista in cui si avvertono tanti elementi contrapposti: estasi mistica e religiosità febbrile da parte degli invitati, opposte alle sensazioni del protagonista quali gelosia paterna nei confronti della figlia e fastidio da ateo nei confronti di una religiosità borghese e superficiale. Bellocchio è un grande comunicatore dell’interiorità umana e riesce a rendere perfettamente in immagini sul grande schermo elementi astratti e spesso difficili da esprimere coerentemente come pensieri, sensazioni, dubbi e sentimenti in un mirabile senso di equilibro, creatività ed esercizio stilistico. Ci sbilanciamo a dire che IL REGISTA DI MATRIMONI è un film bellissimo, poetico e lucido, che racconta con un’atmosfera intimista e spesso surreale una storia di rinascita ed ha il pregio di mostrare un’ Italietta provinciale, addormentata, patetica e soprattutto governata dai “morti”, cioè dai vivi senza più idee, frase simbolo del film ("In Italia, sono i morti che comandano!") la quale fotografa la realtà politica, socio-economica ed artistica decadente del nostro paese.

Marco Valerio