Franco
Elica è un affermato regista nonché persona atea
e scettica nei confronti di un certo perbenismo borghese che,
a causa di una serie di eventi sia professionali (deve girare
un film che non vuol fare) sia esistenziali (la sua amata figlia
sposa un fervente cattolico), è affetto da una crisi interiore
che lo porta a decidere, anche in seguito a delle accuse di violenza
sessuale, di allontanarsi temporaneamente dal suo mondo trasferendosi
in un piccolo paese della Sicilia. Il suo soggiorno sarà
scandito da una serie di incontri, con un uomo che si guadagna
da vivere facendo il regista di matrimoni, con una ragazza costretta
a sposare un uomo che non ama e con un regista che si finge morto
per ottenere i riconoscimenti post mortem che non aveva ma avuto
in vita sua. Questi incontri toccheranno nel profondo l’animo
del protagonista, che accetterà addirittura di filmare
una festa di nozze durante la quale si innamorerà –ricambiato-
della giovane sposa destinata ad un matrimonio infelice e con
la quale, fuggendo da un destino segnato per entrambi, forse conquisterà
un futuro migliore.
IL REGISTA DI MATRIMONI è il nuovo film del regista Marco
Bellocchio, dopo la bella prova di “Buongiorno Notte”,
il quale ci regala un’opera complessa e matura; una pellicola
onirica, molto biografica, infarcita dei temi cari al regista
come la contrapposizione tra fede ed ateismo, la vita quotidiana,
l’ipocrisia ed il perbenismo di certi ambienti sociali,
i sogni di ognuno di noi. Ma questo film contiene anche delle
profonde riflessioni sulla direzione che questa società
sta prendendo, narcotizzata dalla televisione, insensibile, pigra
ed indolente che si svela davanti agli occhi del protagonista
che, con il volto e la sensibilità interpretativa di Sergio
Castellitto (tornato a collaborare con il regista dopo “L’Ora
di Religione”), incarna lo sguardo di Bellocchio su un’umanità
varia e bizzarra. Bellocchio dirige un’opera intimista ma
sorprendentemente di ampio respiro, composta secondo il suo stile
consolidato da immagini astratte in bilico tra sogno e realtà,
le quali fungono da metafora surrealista al nostro mondo e che
riflettono numerose considerazioni sulla vita, il lavoro, la religione
ed i sogni stessi da parte del regista.
Non
è un’opera di facile lettura, certamente non adatta
a tutti ma solo a chi avrà la sensibilità e la pazienza
di decifrare e cogliere tutte le allusioni e le metafore contenute
nel film, alcune delle quali espresse con delle sequenze bellissime
ed intimiste; degna di applauso, per esempio, la sequenza di apertura
del film con le nozze della figlia del protagonista in cui si
avvertono tanti elementi contrapposti: estasi mistica e religiosità
febbrile da parte degli invitati, opposte alle sensazioni del
protagonista quali gelosia paterna nei confronti della figlia
e fastidio da ateo nei confronti di una religiosità borghese
e superficiale. Bellocchio è un grande comunicatore dell’interiorità
umana e riesce a rendere perfettamente in immagini sul grande
schermo elementi astratti e spesso difficili da esprimere coerentemente
come pensieri, sensazioni, dubbi e sentimenti in un mirabile senso
di equilibro, creatività ed esercizio stilistico. Ci sbilanciamo
a dire che IL REGISTA DI MATRIMONI è un film bellissimo,
poetico e lucido, che racconta con un’atmosfera intimista
e spesso surreale una storia di rinascita ed ha il pregio di mostrare
un’ Italietta provinciale, addormentata, patetica e soprattutto
governata dai “morti”, cioè dai vivi senza
più idee, frase simbolo del film ("In Italia, sono
i morti che comandano!") la quale fotografa la realtà
politica, socio-economica ed artistica decadente del nostro paese.