IL MIO VICINO TOTORO

Titolo Originale: Tonari no Totoro
Genere: Animazione/Fantasy/Commedia
Regia: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Colonna Sonora: Joe Hisaishi
Produzione: Studio Ghibli, Tokuma Japan Communications Co. Ltd.
Paese d’origine: Giappone - 1988
Durata: 86 minuti
Data di uscita: 18 Settembre 2009

 

Difficilmente un film viene distribuito per la prima volta nel circuito cinematografico italiano dopo 21 anni dall'uscita in patria; la Lucky Red compie questa mossa coraggiosa per trasportare le platee indietro nel tempo, così da fargli conoscere l'opera che, nel 1988, ha consacrato definitivamente Hayao Miyazaki e il suo personaggio che all'epoca tra i bambini giapponesi superò in fama addirittura Topolino, divenendo poi il soggetto del logo dello Studio Ghibli.
La macchina del tempo non agisce però solo sul piano cinematografico, ma anche nella mente e nel cuore dello spettatore, che con questa pellicola può tornare indietro con la memoria fino alla sua infanzia, riflessa negli atteggiamenti spensierati e ricchi di fantasia delle due bambine protagoniste Satsuki e Mei. Esse si trasferiscono assieme al padre in una vecchia casa del Giappone rurale, nella quale sono convinte alloggino degli spiriti, perciò trascorrono i primi giorni nella nuova abitazione giocando tra i campi e andando alla ricerca di questi misteriosi esseri; un giorno la più giovane delle sorelle, curiosando nel bosco vicino alla casa, incontra un enorme creatura pelosa che ritiene essere il guardiano del bosco...
A questo punto del film, secondo la logica "narrativa" presente in molte storie per bambini, dovrebbe partire una serie di avventure vissute dalle due bambine assieme allo spirito della foresta, ma cosi non è: Miyazaki continua a tratteggiare le giornate vissute da Satsuki e Mei, preoccupandosi più di restituirne i ritmi, le sensazioni e la visione del mondo proprie della loro età, piuttosto che strutturare una vera e propria trama. Il regista giapponese decide infatti di sacrificare la vicenda, preferendo portare in scena delle immagini suggestive, sequenze quasi autonome con lo scopo di mostrare come può essere la vita di due bambine che si ritrovano a vivere immerse nel verde, tra prati e boschi nei quali ambientare i propri giochi e i propri sogni. Questo elemento rientra nella tematica ambientalista che Miyazaki inserisce in molte sue opere; qui il messaggio di fondo trasmesso è che crescendo a stretto contatto con la natura, nutrendosi dei prodotti della terra e conducendo un sano stile di vita, i bambini possono ricavare giornate spensierate e genuine.

La leggerezza e la serenità che permea tutto il film è in gran parte merito delle due protagonista, ma va ricercato anche nella completa assenza di un antagonista o di un qualsivoglia personaggio negativo; l'unica ombra presente nella trama è la malattia della madre delle due protagoniste costretta in ospedale, elemento però presente fin dall'inizio della storia che quindi viene percepito quasi come facente parte dello status quo.
Poi, in una manciata di scene, arriva il Totoro del titolo, un bestione dall'aria stralunata in grado di trasportare tutto su un piano più onirico e sognante, facendo vivere alle due bambine esperienze a cavallo tra realtà e fantasia; l'aspetto di Totoro è bizzarro, caratterizzato da degli occhi e una bocca che potrebbero essere addirittura inquietanti, ma l'entusiasmo di Satsuki e Mei nei suoi confronti quando lo incontrano e interagiscono con lui senza alcun timore, rassicurano il pubblico che ne condivide la visione incantata. Oltre a Totoro, Miyazaki ha popolato la foresta con altre creature tra cui due "mini-Totoro" e il Gattobus, quest'ultimo un vero e proprio prodigio d'immaginazione, uno degli animali fantastici più riuscito tra quelli ideati dal regista giapponese, in grado di incantare anche lo spettatore più freddo.
Tutto ciò, come nelle migliori fiabe, è ambientato in un contesto fuori dallo spazio e dal tempo: nel film è presente qualche particolare che ci permette di collocare la storia nel Giappone degli anni '50, ma la vicenda potrebbe tranquillamente svolgersi in luoghi ed epoche differenti, così che un pubblico più eterogeneo possibile possa immedesimarsi nella vicenda.

A sorprendere, specie per chi vedrà il film per la prima volta in sala in questi giorni, è "l'energia" del film, che riesce a mantenere alta l'attenzione nonostante siano presenti molti momenti fatti di silenzi, immobilità, quasi per far condividere allo spettatore la muta esplorazione delle immagini su schermo; questo fattore è rafforzato dall'assenza in diversi momenti non solo delle parole ma anche di una partitura musicale, che in molti film attuali cerca di sottolineare emotivamente ogni istante del film alternando melodie più invasive ad altre più delicate, mentre qui le suggestive sinfonie di Joe Hisaishi compaiono solo in determinate scene.
Buono il doppiaggio e l'adattamento nella nostra lingua; purtroppo qua e là si nota qualche pecca, anche se nulla di grave, come una battuta assente di un personaggio (in una scena la nonnina muove la bocca per parlare ma non è stata doppiata nella versione italiana) e le scritte in giapponese sopra la testa del Gattobus che avrebbero potute essere tradotte attraverso dei sottotitoli. Continua anche, come avvenuto per "Ponyo sulla scogliera", la traduzione delle canzoni dei film di Miyazaki, mantenendo la melodia originale ma creandone una versione nostrana di alta qualità per il testo, nel quale va riconosciuta la cura per la metrica e la fedeltà all'originale giapponese.

Carlo Alberto Montori

*Recensione originariamente apparsa sul sito ComicUS.it