RECENSIONE
1
Carlo
Verdone sa ancora giocare bene le sue carte ed in questo è
rimasto forse l’unico della sua generazione. Conosciuto
Silvio Muccino sul set di “Manuale d’amore”,
ha pensato bene di realizzare un film assieme a lui, per rinforzare
il suo rapporto con la fascia di pubblico più giovane.
L’operazione ha subito dato i suoi frutti economici, grazie
ad una sapiente alchimia di cast, gags e mestiere nella sceneggiatura.
Il film narra di un uomo di mezza età dalla vita molto
agiata, che viene sconvolta da un ragazzo desideroso di vendicarsi
del licenziamento della madre, cameriera depressa e sbandata,
accusata di aver rubato nell’hotel gestito dall’uomo.
Il plot è semplice, con le svolte narrative al punto giusto.
Niente di originalissimo nello svolgimento, ma quel tanto che
basta a rendere la storia godibile e a spalleggiare le gags di
Verdone, in gran forma da questo punto vista. Dopo una prima parte
tutta ambientata a Roma, il film si sposta in mezza Italia, in
Svizzera e infine ad Istanbul, per dare la giusta aria di prodotto
da esportazione a questo film nato a tavolino.
Insomma un’operazione commerciale intelligente, furba e
abbastanza ben realizzata, non fosse che il ruolo del ragazzo
di borgata è distante anni luce da Muccino, pariolino doc,
che magari s’impegna, supera con una certa disinvoltura
i suoi limiti di dizione, riesce ad avere alcuni buoni momenti
dal punto di vista drammatico, senza però mai convincere
fino in fondo.
Bruno
di Marcello
RECENSIONE
2
Premettiamo
che a noi piace tanto Carlo Verdone. Che abbiamo sempre amato
la sua comicità basata su maschere e macchiette ma capace
di avere anche un retrogusto agrodolce, una vena di malinconia
tra una gag e l’altra come nei suoi film più belli
“Perdiamoci di Vista”, “Maledetto il giorno
che ti ho Incontrato” e lo spietato “Compagni di Scuola”.
Malinconia e risate miscelate tra loro sempre con molta armonia.
Ciò che non ci piace dell’ultimo Verdone, quello
attuale, è che dall’alto dei suoi 55 anni di età
ed una carriera quasi trentennale stia andando un pò fuori
dal suo percorso di maturità, fossilizzandosi su una caratterizzazione
di tragico e patetico perdente (vedi “C’era un cinese
in coma”), abbandonando progressivamente la sua maschera
di comico in favore di un lato melodrammatico e malinconico sempre
più accentuato, con una rilevante perdita del suo mirabile
equilibrio nel confezionare film “malincomici”, cioè
a metà tra i due generi. Se l’episodio da lui interpretato
nel corale “Manuale d’Amore” si rivelava la
cosa migliore del film, non ci piace affatto invece questa sua
ultima fatica: ne “Il Mio Miglior Nemico” Verdone
interpreta Achille, un borghesotto ipocrita ed infedele alla moglie
che ingaggia una lotta a distanza con Orfeo, un giovane sbandato
ma con il cuore d’oro, interpretato dal giovanissimo Silvio
Muccino. Il ragazzo vuole vendicarsi di lui, ricco manager di
una catena alberghiera di proprietà della moglie, per il
licenziamento della madre depressa e lo incastra salvo poi innamorarsi
della figlia, scontrarsi con lui ed aiutarsi –loro malgrado-
a vicenda nel momento del bisogno. Il confronto generazionale
Verdone-Muccino, voluto dal produttore De Laurentiis per coniugare
un film sia per il pubblico tradizionale che per quello giovanile
(un pò come successe in “Viaggio con Papà”
con la coppia Sordi-Verdone) non riesce assolutamente nel film,
che presenta dinamiche narrative piatte e già viste altrove.
“Il Mio Miglior Nemico” racconta una storia schematica,
stiracchiata, con dialoghi stantii e poco veritieri mentre i pochissimi
guizzi del film sono affidati quasi sempre alle gags di Verdone,
il quale appare sotto tono e dimesso lasciando generosamente molto
-anzi troppo- spazio ad un ancora acerbo Silvio Muccino (fratello
di Gabriele regista): un giovane astro nascente del cinema italiano
a nostro parere ancora con pochi meriti e talento, sia nella recitazione
che nell’arte di sceneggiatore (ha co-firmato la storia
del film). Eccessivo ed innaturale nei momenti drammatici, poco
simpatico in quelli comici, il giovane Muccino occupa la scena
disturbando non poco il pubblico con i toni della sua recitazione
sempre dello stesso timbro vocale. Il film è una commediola
dolce-amara un pò buonista che vola bassa, troppo poco
divertente per essere una vera commedia e troppo superficiale
per essere un film drammatico-generazionale.
Ridateci il vecchio Verdone e fate studiare di più i giovani
emergenti del nostro cinema, soprattutto se hanno velleità
anche di autori.
Marco
Valerio