IL MIO MIGLIOR NEMICO

Titolo Originale: Id.
Genere: Commedia/Drammatico
Regia: Caro Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Silvio Muccino, Pasquale Plastino, Silvia Ranfagni
Cast: Carlo Verdone, Silvio Muccino, Ana Caterina Morariu, Agnese Nano, Paolo Triestino, Corinne Jiga
Colonna Sonora: Paolo Buonvino
Produzione: Aurelio de Laurentiis & Filmauro
Paese d’origine: Italia - 2006
Durata: 100 minuti

 

RECENSIONE 1

Carlo Verdone sa ancora giocare bene le sue carte ed in questo è rimasto forse l’unico della sua generazione. Conosciuto Silvio Muccino sul set di “Manuale d’amore”, ha pensato bene di realizzare un film assieme a lui, per rinforzare il suo rapporto con la fascia di pubblico più giovane. L’operazione ha subito dato i suoi frutti economici, grazie ad una sapiente alchimia di cast, gags e mestiere nella sceneggiatura. Il film narra di un uomo di mezza età dalla vita molto agiata, che viene sconvolta da un ragazzo desideroso di vendicarsi del licenziamento della madre, cameriera depressa e sbandata, accusata di aver rubato nell’hotel gestito dall’uomo. Il plot è semplice, con le svolte narrative al punto giusto. Niente di originalissimo nello svolgimento, ma quel tanto che basta a rendere la storia godibile e a spalleggiare le gags di Verdone, in gran forma da questo punto vista. Dopo una prima parte tutta ambientata a Roma, il film si sposta in mezza Italia, in Svizzera e infine ad Istanbul, per dare la giusta aria di prodotto da esportazione a questo film nato a tavolino.
Insomma un’operazione commerciale intelligente, furba e abbastanza ben realizzata, non fosse che il ruolo del ragazzo di borgata è distante anni luce da Muccino, pariolino doc, che magari s’impegna, supera con una certa disinvoltura i suoi limiti di dizione, riesce ad avere alcuni buoni momenti dal punto di vista drammatico, senza però mai convincere fino in fondo.

Bruno di Marcello

 

RECENSIONE 2

Premettiamo che a noi piace tanto Carlo Verdone. Che abbiamo sempre amato la sua comicità basata su maschere e macchiette ma capace di avere anche un retrogusto agrodolce, una vena di malinconia tra una gag e l’altra come nei suoi film più belli “Perdiamoci di Vista”, “Maledetto il giorno che ti ho Incontrato” e lo spietato “Compagni di Scuola”. Malinconia e risate miscelate tra loro sempre con molta armonia. Ciò che non ci piace dell’ultimo Verdone, quello attuale, è che dall’alto dei suoi 55 anni di età ed una carriera quasi trentennale stia andando un pò fuori dal suo percorso di maturità, fossilizzandosi su una caratterizzazione di tragico e patetico perdente (vedi “C’era un cinese in coma”), abbandonando progressivamente la sua maschera di comico in favore di un lato melodrammatico e malinconico sempre più accentuato, con una rilevante perdita del suo mirabile equilibrio nel confezionare film “malincomici”, cioè a metà tra i due generi. Se l’episodio da lui interpretato nel corale “Manuale d’Amore” si rivelava la cosa migliore del film, non ci piace affatto invece questa sua ultima fatica: ne “Il Mio Miglior Nemico” Verdone interpreta Achille, un borghesotto ipocrita ed infedele alla moglie che ingaggia una lotta a distanza con Orfeo, un giovane sbandato ma con il cuore d’oro, interpretato dal giovanissimo Silvio Muccino. Il ragazzo vuole vendicarsi di lui, ricco manager di una catena alberghiera di proprietà della moglie, per il licenziamento della madre depressa e lo incastra salvo poi innamorarsi della figlia, scontrarsi con lui ed aiutarsi –loro malgrado- a vicenda nel momento del bisogno. Il confronto generazionale Verdone-Muccino, voluto dal produttore De Laurentiis per coniugare un film sia per il pubblico tradizionale che per quello giovanile (un pò come successe in “Viaggio con Papà” con la coppia Sordi-Verdone) non riesce assolutamente nel film, che presenta dinamiche narrative piatte e già viste altrove.
“Il Mio Miglior Nemico” racconta una storia schematica, stiracchiata, con dialoghi stantii e poco veritieri mentre i pochissimi guizzi del film sono affidati quasi sempre alle gags di Verdone, il quale appare sotto tono e dimesso lasciando generosamente molto -anzi troppo- spazio ad un ancora acerbo Silvio Muccino (fratello di Gabriele regista): un giovane astro nascente del cinema italiano a nostro parere ancora con pochi meriti e talento, sia nella recitazione che nell’arte di sceneggiatore (ha co-firmato la storia del film). Eccessivo ed innaturale nei momenti drammatici, poco simpatico in quelli comici, il giovane Muccino occupa la scena disturbando non poco il pubblico con i toni della sua recitazione sempre dello stesso timbro vocale. Il film è una commediola dolce-amara un pò buonista che vola bassa, troppo poco divertente per essere una vera commedia e troppo superficiale per essere un film drammatico-generazionale.
Ridateci il vecchio Verdone e fate studiare di più i giovani emergenti del nostro cinema, soprattutto se hanno velleità anche di autori.

Marco Valerio