François
(Daniel Auteuil) è un antiquario di successo che vive
e lavora a Parigi ma che, nonostante una fitta agenda piena
di appuntamenti e di incontri, non ha un solo, vero amico.
La cosa gli viene fatta notare dalla sua socia in affari durante
una cena e Francois fa con lei una scommessa: trovare entro
dieci giorni un uomo da presentarle come il suo migliore amico.
La sfida si presenta però subito estremamente difficile,
con un’infruttuosa ricerca tra vecchi compagni di scuola
e conoscenti, fino a quando Francois individua un possibile
migliore amico proprio in Bruno (Dany Boon), il conducente
di taxi che lo ha accompagnato fino a quel momento.
Commedia
leggera e gradevole diretta con brio dal bravo Patrice Leconte,
a cui dobbiamo bei film come “Il Marito della Parrucchiera”
e “L’Uomo del Treno”, IL MIO MIGLIORE AMICO
è in sintesi una garbata pastiche, come tradizione
del cinema francese, che racconta una storia esile ma funzionale
trattante temi come il fragile equilibrio dell’amicizia,
il rapporto virile ed il bisogno psico-fisiologico di amici
che ognuno di noi ha.
Il tono del film è estremamente (forse troppo) leggero
e si rivela una commedia sentimentale narrata da un punto
di vista inedito, visto che pone attenzione unicamente sulle
dinamiche dell’amicizia tra due uomini, rigorosamente
eterosessuali. Al di là di questo aspetto, Leconte
utilizza meccanismi narrativi collaudati e quindi anche prevedibili
seppur gradevoli, concedendosi una digressione meno impegnativa
e più lieve di un tema, quello dell'amicizia virile,
che aveva trattato in maniera più introspettiva e malinconica
in “L’Uomo del Treno”.
Dal punto di vista interpretativo, la star francese Auteuil
è impeccabile e spiritoso, inaugurando con l’emergente
Dany Boon una nuova coppia cinematografica dagli ottimi tempi
comici, ma al tempo stesso entrambi riescono ad aggiungere
anche sfumature introspettive al lavoro di Leconte, dandoci
il ritratto di due uomini estremamente diversi l’uno
dall’altro (Francois è introverso, Bruno invece
socievole) ma entrambi soli, vitali ed anche fragili.
Nonostante, infine, l’esito di questo film sia narrativamente
abbastanza scontato, Leconte lo dirige con mano sicura e,
supportato da una sceneggiatura lineare e funzionale, riesce
ad alternare momenti comici ad altri introspettivi mantenendo
un tono narrativo scanzonato e mai banale. Il risultato è
un film godibile, con dialoghi brillanti e momenti blandamente
esilaranti anche se da un bravo autore come Leconte forse
ci si aspettava qualcosa in più.
Paolo
Pugliese