Ci
occupiamo in ritardo di IL VENTO FA IL SUO GIRO, opera prima
di Giorgio Diritti dalla travagliata e funambolica realizzazione.
Un film in cui ci siamo imbattuti all’ultima edizione
del Festival del Cinema Indipendente di Foggia, vincendo a
pieni voti il premio di miglior film che si unisce poi ad
una lunga serie di riconoscimenti avuti presso manifestazioni
europee ed americane, da Bruxelles a New York, da Toronto
a Ischia, Lisbona, Bologna.
Philippe Héraund è un pastore pirenaico che
decide di lasciare le sue montagne in seguito alla costruzione
di una centrale nucleare e trasferirsi a Chersogno, un paesino
in via di spopolamento nelle vallate occitane delle Alpi.
Nel paese Philippe porta la sua famiglia, le sue capre e la
sua attività di casaro, trovando la solidarietà
del sindaco e dei paesani che lo aiutano a trovare casa, pascoli
e locali per la sua attività. Per gli abitanti del
paese la venuta di Philippe, della giovane moglie e dei suoi
due figli è vista come una ventata di freschezza ed
al contempo come uno sprone per i più giovani che tendono
a lasciare la valle per la città. Ma non tutto va per
il verso giusto per Philippe ed i suoi: dopo la novità
dell’arrivo, cominciano a farsi strada preconcetti,
invidie, incomprensioni da parte di alcuni abitanti che col
tempo vedono i nuovi arrivati come un fastidio ed il confronto
con Philippe, che ha un carattere duro e solitario, si fa
via via più aspro. L’opinione del paese si dividerà,
con critiche ed accuse reciproche e le conseguenze saranno
amare per tutti.
Mi sbilancio nel dire che IL VENTO FA IL SUO GIRO, insieme
a “Nuovomondo” di Crialese, è a mio modesto
avviso la miglior pellicola italiana vista nel 2006, ingiustamente
distribuita in sordina ai primi di Maggio e senza appoggio
pubblicitario, salvo l’entusiastico tam tam di chi lo
ha visto. Perché il film di Diritti propone una storia
forte, neorealista, intrigante nella sua evoluzione e disarmante
nella sua semplicità, nel suo farsi carico di un bagaglio
di emozioni contrastanti, fotografando senza filtri o retorica
le dinamiche interrelazionali della realtà di una piccola
comunità montana.
Il film non prende posizione e lascia allo spettatore il giudizio
finale, illustrando la difficile convivenza tra gente diversa
per usi e costumi, prendendo atto delle ragioni (ma anche
delle pecche) degli uni e degli altri.
Il rapporto con la “diversità” è
il punto cardine del film, tanto un ostacolo quanto un passaggio
inevitabile nei rapporti tra gli uomini. La “diversità”,
come disagio o arricchimento, è l’elemento scatenante
del conflitto che il film racconta, conflitto che trasforma
comportamenti, condiziona eventi e scelte personali riflettendo
in maniera amara sulla reale capacità della società
di evolversi nella valorizzazione delle diverse identità.
L’apologo del film è che senza contatto, senza
scambio di valori ed accoglienza, non può esserci sviluppo
umano e qualità dell’esistere, con l’inaridirsi
di qualsiasi speranza e fiducia.
Visivamente affascinante per l’ambientazione montana
delle Alpi, IL VENTO FA IL SUO GIRO colpisce piacevolmente
per la sua onestà narrativa di grande forza e coinvolgimento.
Il film ha infine con un cast sorprendente, formato da attori
non professionisti che caratterizzano i propri personaggi
in maniera naturale, senza forzature o artifizi.
Paolo
Pugliese