IL TRENO PER IL DARJEELING

Titolo Originale: The Darjeeling Limited
Genere: Commedia
Regia: Wes Anderson
Sceneggiatura: Wes Anderson
Cast: Adrien Brody, Owen Wilson, Jason Schwartzman, Natalie Portman, Anjelica Huston, Bill Murray, Amara Karan
Colonna Sonora: Randall Poster
Produzione: American Empirical Pictures, Cine Mosaic, Scott Rudin Productions
Paese d’origine: USA - 2007
Durata: 91 Minuti
Data di uscita: 2 Maggio

 

Commedia, sarcasmo, situazioni surreali, filosofia Zen ed avventura “on the road” si fondono insieme in questo “Il Treno per il Darjeeling”, il nuovo film diretto da Wes Anderson (regista di “I Tenebaum” e“Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou”) che segue le peripezie tragicomiche di tre strampalati fratelli in viaggio in India. Senza aver avuto rapporti tra loro per oltre un anno, i fratelli (che non si fidano l'uno dell'altro e si parlano alle spalle) si incontrano di nuovo dopo la morte del padre e decidono di “ritrovarsi” mettendosi in viaggio per l’India, fino ad arrivare dalla loro madre rifugiatasi in un convento alle pendici dell’Himalaya. Iniziano così una bizzarra odissea "spirituale", attraversando l’India con 11 valigie, una fotocopiatrice ed una macchina rilegatrice, affrontando una serie di avventure, inconvenienti e cercando di risolvere diverse problematiche tra di loro, salendo sull'elegante treno per il Darjeeling.

Con una forte componente nostalgica per la Beat Generation ed il movimento Hippie, il regista Wes Anderson fa ripercorrere ai personaggi del suo film il viaggio spirituale dei Beatles che, alla fine degli anni ’60, mollarono tutto ed andarono in pellegrinaggio in India tra santoni, collane di fiori, spezie, acidi e look hippie-chic. I tre fratelli sono messi al centro di un percorso che, a contatto con la miseria e la morte, li porterà ad andare al di là di sé stessi, arrivando a trovare finalmente un equilibrio ed una serenità nel loro rapporto in un finale minimalista e commovente, senza però essere melenso. La narrazione ha però i toni della commedia surreale tipica dello stile di Anderson, il quale ha curato minuziosamente la composizione visiva delle scene girate, disponendo gli oggetti all’interno del quadro di ripresa secondo un ordine geometrico basato sui loro colori; le scene risultano così avere una disposizione cromatica perfetta, il cui effetto sul grande schermo è decisamente affascinante ed amplifica l’atmosfera psichedelica che pervade il film.

Anderson si conferma dunque un regista originale e poetico, dotato di grande estro visivo e della rara capacità di raccontare una storia miscelando con equilibrio commedia malinconica ed introspettiva con tenerezza ed humor decisamente sopra le righe, che rendono i suoi film delle favole contemporanee dal sapore vagamente onirico. Non tutto in verità è perfetto, con dei siparietti decisamente eccessivi che appesantiscono il film ed alcuni passaggi narrativi inconsistenti, ma “Il Treno per il Darjeeling” rimane un’opera da scoprire con curiosità; un film d’autore postmoderno ed originale, leggero, coloratissimo, stravagante, malinconico e scanzonato, le cui modalità espressive bilanciano una sceneggiatura francamente esile.
Da sottolineare sia la bellissima colonna sonora, con pezzi “d’annata” evergreen, sia soprattutto il trio brillante di attori-protagonisti composto da Adrien Brody (“Il Pianista”, “King Kong”), Owen Wilson (“Tu, io e Dupree”, “Due Singles a Nozze”) e Jason Schwartzman ("Guida galattica per autostoppisti"), i quali interpretano in maniera davvero affiatata i loro personaggi, con performance ispirate (un maniaco del controllo, un indeciso ed un lupo solitario) che vanno ad incastrarsi l’una con l’altra senza rubarsi spazio; doveroso citare, infine, la presenza di una grande Anjelica Huston che va ad impreziosire il carnet artistico di questo film.

Paolo Pugliese