Commedia,
sarcasmo, situazioni surreali, filosofia Zen ed avventura
“on the road” si fondono insieme in questo “Il
Treno per il Darjeeling”, il nuovo film diretto da Wes
Anderson (regista di “I Tenebaum” e“Le Avventure
Acquatiche di Steve Zissou”) che segue le peripezie
tragicomiche di tre strampalati fratelli in viaggio in India.
Senza aver avuto rapporti tra loro per oltre un anno, i fratelli
(che non si fidano l'uno dell'altro e si parlano alle spalle)
si incontrano di nuovo dopo la morte del padre e decidono
di “ritrovarsi” mettendosi in viaggio per l’India,
fino ad arrivare dalla loro madre rifugiatasi in un convento
alle pendici dell’Himalaya. Iniziano così una
bizzarra odissea "spirituale", attraversando l’India
con 11 valigie, una fotocopiatrice ed una macchina rilegatrice,
affrontando una serie di avventure, inconvenienti e cercando
di risolvere diverse problematiche tra di loro, salendo sull'elegante
treno per il Darjeeling.
Con
una forte componente nostalgica per la Beat Generation ed
il movimento Hippie, il regista Wes Anderson fa ripercorrere
ai personaggi del suo film il viaggio spirituale dei Beatles
che, alla fine degli anni ’60, mollarono tutto ed andarono
in pellegrinaggio in India tra santoni, collane di fiori,
spezie, acidi e look hippie-chic. I tre fratelli sono messi
al centro di un percorso che, a contatto con la miseria e
la morte, li porterà ad andare al di là di sé
stessi, arrivando a trovare finalmente un equilibrio ed una
serenità nel loro rapporto in un finale minimalista
e commovente, senza però essere melenso. La narrazione
ha però i toni della commedia surreale tipica dello
stile di Anderson, il quale ha curato minuziosamente la composizione
visiva delle scene girate, disponendo gli oggetti all’interno
del quadro di ripresa secondo un ordine geometrico basato
sui loro colori; le scene risultano così avere una
disposizione cromatica perfetta, il cui effetto sul grande
schermo è decisamente affascinante ed amplifica l’atmosfera
psichedelica che pervade il film.
Anderson
si conferma dunque un regista originale e poetico, dotato
di grande estro visivo e della rara capacità di raccontare
una storia miscelando con equilibrio commedia malinconica
ed introspettiva con tenerezza ed humor decisamente sopra
le righe, che rendono i suoi film delle favole contemporanee
dal sapore vagamente onirico. Non tutto in verità è
perfetto, con dei siparietti decisamente eccessivi che appesantiscono
il film ed alcuni passaggi narrativi inconsistenti, ma “Il
Treno per il Darjeeling” rimane un’opera da scoprire
con curiosità; un film d’autore postmoderno ed
originale, leggero, coloratissimo, stravagante, malinconico
e scanzonato, le cui modalità espressive bilanciano
una sceneggiatura francamente esile.
Da sottolineare sia la bellissima colonna sonora, con pezzi
“d’annata” evergreen, sia soprattutto il
trio brillante di attori-protagonisti composto da Adrien Brody
(“Il Pianista”, “King Kong”), Owen
Wilson (“Tu, io e Dupree”, “Due Singles
a Nozze”) e Jason Schwartzman ("Guida galattica
per autostoppisti"), i quali interpretano in maniera
davvero affiatata i loro personaggi, con performance ispirate
(un maniaco del controllo, un indeciso ed un lupo solitario)
che vanno ad incastrarsi l’una con l’altra senza
rubarsi spazio; doveroso citare, infine, la presenza di una
grande Anjelica Huston che va ad impreziosire il carnet artistico
di questo film.
Paolo
Pugliese