Giorgio
è uno studente modello in procinto di laurearsi, appartiene
ad una buona famiglia ed è fidanzato con una ragazza
altolocata ma vacua. Ad una festa incontra Francesco, figura
misteriosa e carismatica, che diventa suo amico e lo scuote
da una vita grigia e convenzionale introducendolo nel mondo
del gioco d’azzardo. Per Giorgio sarà una rivoluzione
nella sua vita, diventando socio di Francesco nel barare alle
carte, guadagnando parecchi soldi e vivendo emozioni forti
nel giocare contro professionisti, gente altolocata, signore
annoiate, ma anche persone losche e pericolose; la sua, però,
sarà anche una progressiva discesa che lo porterà
ad un pericoloso punto di non ritorno.
Tratto
dall’omonimo romanzo di Giancarlo Carofiglio, “Il
Passato è una Terra Straniera” porta sul grande
schermo una storia noir a tinte forti che si allinea al libro
nella sua struttura narrativa articolata in un lungo flashback,
partendo dall’incontro di un Giorgio adulto con una
donna (la cui identità sarà svelata solo
nel finale) e tornando indietro nel tempo di alcuni anni,
quando era più giovane.
Il regista Daniele Vicari firma una trasposizione abbastanza
fedele del bel romanzo di Carofiglio, asciugando per esigenze
di durata alcune sottotrame (ad esempio quella del commissario,
personaggio parallelo che nel film appare solo alla fine),
ma catturando l’anima del racconto, nonostante non riesca
a rappresentarne tutte le sfumature, soprattutto inerente
il rapporto tra i due protagonisti; tra i suoi meriti c’è
quello di dare al film una narrazione robusta e cupa, riuscendo
a visualizzare un’inedita città di Bari, notturna
ed affascinante metropoli teatro di incontri ed opportunità
sul filo dell’illecito.
Ad
una prima parte del film ben costruita, segue una seconda
in cui il regista assume dei toni molto più estremi
rispetto a quelli del romanzo, discostandosi da esso per alcune
scelte narrative: eccessivo spazio, ad esempio, è dato
al rapporto tra Giorgio e Maria, altolocata signora annoiata
ed infedele, interpretata da una Chiara Caselli non più
giovanissima che comunque si mostra disinvoltamente senza
veli in scene di sesso un pò troppo insistite e fini
a sé stesse; c’è poi il viaggio in Spagna
di Giorgio e Francesco, che fa da spartiacque alla vicenda,
ma i cui elementi sono eccessivamente sintetizzati ed esasperati
riguardo alla piega drammatica che il rapporto tra i due personaggi
prende; da questo punto di vista, a differenza del libro che
affrontava un determinato e progressivo percorso, il film
porta a compimento un pò troppo frettolosamente la
metamorfosi di Francesco, che appare troppo immediata e gratuita,
giustificata a livello logico-narrativo in maniera un pò
goffa.
Lo
stesso personaggio è poi caratterizzato in maniera
poco felice e non del tutto credibile: interpretato da uno
sconosciuto quanto abile Michele Riondino (la cui performance
è degna di nota), mantiene un aurea di ambiguità,
ma perde gran parte del suo fascino labirintico e della sua
eleganza, apparendo qui più “grezzo” e
più cafone nei modi e nel dire; migliore sicuramente
è la rappresentazione del comprimario Giorgio, interpretato
senza eccessi da un Elio Germano sempre più maturo
che si cala perfettamente nel personaggio e, più che
“interpretarlo” (come succede invece per Riondino/Francesco),
lo rende “vivo”, specie per quanto riguarda il
suo carattere introverso e la sua insoddisfazione che ci vengono
trasmesse attraverso gli sguardi, le poche parole e soprattutto
gli scontri con i genitori, figure che il regista riprende
in maniera efficacemente sfocata e fuori campo, quasi a voler
rappresentare la loro estraneità ed incomprensione
per il figlio.
“Il
Passato è una Terra Straniera”, al di là
di difetti ed immancabili parallelismi con il libro da cui
è tratto, costituisce un buon esempio di film che accomuna
le tematiche di cinema d’autore con quelle d’intrattenimento;
una ventata d’aria nuova rispetto ai soliti generi commedia/dramma
che il nostro cinema ci propina, con una storia che -sebbene
meno vibrante rispetto al testo d’origine- propone atmosfere
felicemente noir, con un buon impatto visivo e delle felici
intuizioni di regia. Ottimo, infine, il variegato cast di
supporto che comprende le ritrovate Lorenza Indovina e Daniela
Poggi, oltre ad gran numero di attori della scena teatrale
e televisiva barese.
Paolo
Pugliese