IL NASCONDIGLIO

Titolo Originale: Id.
Genere: Thriller/Horror
Regia: Pupi Avati
Sceneggiatura: Pupi Avati
Cast: Laura Morante, Treat Williams, Burt Young, Rita Tushingham, Peter Soderbergh
Colonna Sonora: Riz Ortolani
Produzione: Rai Cinema, 01 Distribution
Paese d’origine: Italia - 2007
Durata: 100 minuti

 

“Il Nascondiglio” costituisce un ritorno alle origini per Pupi Avati, un nuovo film con il quale (dopo gli ottimi exploit di “Il Cuore altrove”, “La Seconda Notte di Nozze” ed il recente “La Cena per farli conoscere”) il regista ritorna ad un genere che ha segnato gli inizi della sua carriera, ovvero l’horror psicologico (vedi “La Casa dalle finestre che ridono” e “Tutti defunti, tranne i morti”).
Il film vede una brava ed inquieta Laura Morante nel ruolo di una donna italo-americana che esce da un ospedale psichiatrico dopo 15 anni di degenza con l’intenzione di rifarsi una vita ed aprire un ristorante italiano nella piccola cittadina di Devenport. La vita a Devenport sembra procedere tranquilla, tra campi di grano e casette di legno, ma c’è un’atmosfera inquietante dietro la calma apparente, con la cordialità della gente che diventa piano piano ostile...
L’epicentro della vicenda è la casa dove la donna è andata ad abitare -teatro di un efferato caso di sangue 50 anni prima- in cui durante la notte sente delle presenze, voci, rumori, senza riuscire a capire se ciò che sta succedendo è reale oppure è un segno della follia che ritorna.

Il film è un thriller d’atmosfera che ricorda per ambientazione ed atmosfere il classico “La Casa dalle finestre che ridono”, ripercorrendone il senso di ignoto e di angoscia claustrofobica in una storia fatta soprattutto di personaggi e contornata da verità nascoste, situazioni sospese ed elementi criptici, nonché perfettamente immersa nel contesto di una dislocata provincia (americana come italiana) che nasconde numerosi misteri.
E’ un piacere vedere come un maestro quale Avati si confronti nuovamente con un cinema di genere come il thriller/horror, arricchendolo di accorgimenti e sfumature autoriali. “Il Nascondiglio” rappresenta una prova di stile e di ampia maturità per il regista, il quale ha girato il film in America con un grosso sforzo commerciale che non si vedeva ormai da parecchio tempo nell’ambito del cinema italiano.

La pellicola ha uno sviluppo intrigante, che però cade su un finale non perfetto e che non soddisfa pienamente le aspettative del pubblico; non è importante, comunque, cosa si racconta ma come la si racconta: ed infatti, con un ritmo narrativo lento (e qui potrebbero obiettare in molti) ma avvolgente, “Il Nascondiglio” ha una suspence che regge fino alla fine ed è costituita unicamente dai calibrati virtuosismi della cinepresa di Avati. E’ importante sottolineare come il regista, senza ricorrere ad alcun effetto speciale, riesca a creare un’atmosfera molto inquietante nel film, nonché un senso di incombenza ed ambiguità legato soprattutto al personaggio della protagonista, in cui non si riesce a comprendere quanto sia effettivamente sana oppure folle.

Laura Morante è molto brava e credibile, ma al di là della sua interpretazione è da riconoscere un discreto lavoro di sceneggiatura a monte, con un’ottima caratterizzazione dei personaggi, tutti molto curati a livello psicologico ed interpretati da uno stuolo di attori non famosissimi ma davvero bravi, che fa piacere rivedere nuovamente sul grande schermo, come Treat Williams (lo ricordate in “Hair”?), Burt Young (il cognato di Rocky) e soprattutto un’ottima caratterista come Rita Tushingham (“Il Dottor Zivago”, “Gran Bollito” e “La Morte non sa Leggere”), i quali formano un cast davvero affiatato e credibile.
Un plauso, inoltre, per gli scenografi italiani che hanno ricreato in uno studio di Cinecittà la dimora della protagonista, estremamente lugubre e perfettamente credibile nelle sue linee architettoniche come antica magione yankee.

Paolo Pugliese