IL GRANDE NORD

Titolo Originale: Le dernier trappeur
Genere: Documentario
Regia:
Nicolas Vanier
Cast:
Norman Winther, May Loo, Alex Van Bibber
Colonna Sonora:
Krishna Levy
Produzione:
Jean-Pierre Bailly
Paese d’origine: Francia - 2004
Durata: 94 minuti

 

 

Norman Winther è un trappeur. Cos’è un trappeur? Beh, è difficile da definire, perché è una parola dai molti significati, ma potremmo dire che un trappeur è un uomo dei boschi. Norman è uno degli ultimi cacciatori canadesi che vivono ancora come una volta, facendosi bastare quello che la foresta offre e vendendo le pelli frutto del duro lavoro per acquistare le poche cose che la natura non può dare.
Norman vive nello Yukon insieme alla moglie Nebaska, un indiana Nahanni, e alla sua muta di cani da slitta, confrontandosi ogni giorno con le difficoltà di una vita priva di lussi e comodità: ogni inverno inizia la stagione di caccia e quasi ogni anno Norman deve cambiare territorio, a causa dei continui interventi di disboscamento e antropizzazione del territorio. La sua vita è scandita dal susseguirsi delle stagioni, a stretta dipendenza da quello che l’ambiente può offrire. E’ un uomo stanco, perchè si rende sempre più conto di essere un outsider, un’anomalia in mezzo al frenetico vorticare di una società in continuo mutamento.
Però, anche se ogni anno si propone di smettere quella vita d’altri tempi e di trasferirsi in città, non lo fa mai, perché dentro di sé sa che non saprebbe adeguarsi ad un’esistenza impostagli da altri.

“Le Dernier Trappeur”, coraggiosa coproduzione Francia/Canada, ha la particolarità di non essere una storia di finzione: Norman Winther non è infatti un attore, ma un vero cacciatore che interpreta la parte di se stesso. Questo aspetto rende la pellicola particolarmente interessante, perché dà un senso di realismo che mancherebbe in un opera di fiction. Certo, la storia è comunque romanzata, per venire incontro ai gusti del pubblico: non mancano le disavventure sui pericolosi laghi ghiacciati, o gli incontri con lupi e orsi. Ma sapere che ci sono ancora persone che hanno la straordinaria capacità di vivere a contatto con la natura, prendendo e donando allo stesso tempo, rende l’intera vicenda molto più affascinante. Il regista Nicolas Vanier è bravo nel tracciare un poetico affresco della quotidianità del cacciatore, attraverso semplici ma efficaci particolari (la costruzione della casa di tronchi, gli spostamenti in canoa e in slitta, il rapporto speciale che si instaura fra i cani e i padroni). Ad aumentare il piacere nella visione di questo film contribuiscono senza dubbio le fantastiche location canadesi: luoghi totalmente incontaminati, in cui l’uomo (per fortuna) non ha ancora avuto l’occasione di metter su casa. Ci sono paesaggi letteralmente da togliere il fiato, che faranno la gioia di tutti gli appassionati di montagna come il sottoscritto.

Certo, andando al di là di queste considerazioni (forse un po’ romantiche), si notano anche alcuni difetti: infatti, la storia pecca chiaramente di una (probabilmente consapevole) ingenuità, puntando molto su un’immagine idealizzata di questo modo di vivere e lasciando in secondo piano tutte le evidenti difficoltà che una simile vita di stenti comporta. A parte alcune disavventure che aggiungono brio alla storia, non vediamo mai veramente gli aspetti negativi e difficili della scelta di Norman, che lo porta pur sempre ad essere isolato dalla società e alienato dai suoi simili. Comunque, “Il Grande Nord” è un ottimo film, poetico e affascinante come pochi, che ci lascia con questa sorta di immagine utopica in cui uomo e natura riescono a convivere come fratelli e non come nemici. Poco attuale, probabilmente, ma ogni tanto è bello sognare.

Jacopo Volta