IL DIVO

Genere: Biografico/Grottesco/Satirico
Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
Cast: Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso, Giorgio Colangeli, Piera Degli Esposti, Fanny Ardant, Arnoldo Foà, Massimo Popolizio.
Colonna Sonora: Artisti Vari
Produzione: Indigo Film, Lucky Red e Parco Film, coprodotto dalla francese Babe Films
Paese d’origine: Italia - 2008
Durata: 120 minuti
Data di uscita: 28 Maggio

 

Lei è il più grande criminale di questo paese oppure il più grande perseguitato della storia...”, è così che uno straordinario Arnoldo Foà nei panni del direttore de La Repubblica, Eugenio Scalfari, si rivolge a Giulio Andreotti/Toni Servillo durante un’intervista, prima di essere gelato da una risposta tanto sagace quanto ironica e inconfutabile. Il filo dell’ironia, tra il grottesco, il satirico e il macchiettismo, lega gli eventi narrati in questo nuovo film di Paolo Sorrentino (“Le Consequenze dell’Amore”, “L’Amico di Famiglia”), incentrato unicamente sulle vicende del “Divo” Andreotti in un periodo che va dal 1987 al 2003, passando per il suo breve governo e la sua presidenza del consiglio, la sfumata elezione a Presidente della Repubblica, l’uccisione di Salvo Lima, di Falcone ed il giornalista Pecorelli, Tangentopoli, l’arresto di Totò Riina e l’inizio del processo per Mafia che lo vide prima imputato per vari capi d’accusa e poi prosciolto.

E’ impossibile raccontare la pellicola senza rovinarne la visione a chi legge: più che ad un film vero e proprio, ci troviamo di fronte ad un quadro estremamente sardonico di com’era una certa politica-casta della DC nonchè certi politici come gli ex-militanti della corrente andreottiana (non ne escono bene Evangelisti, Pomicino e Ciarrapico, ad esempio) che il protagonista definisce in maniera sottile ed impietosa facendo un raffronto tra i soldati per vincere la guerra ed il concime per far crescere gli alberi...
Chi è Giulio Andreotti? Il film non dà né vuol dare una risposta unica e certa, ma una serie di presunte verità che lo vedono rappresentato ora come abile stratega, ora uomo di potere, ora persona profondamente sola, affetta da mal di testa persistenti e dal rimorso per la morte di Aldo Moro. Efficaci, in questo senso, i contrappunti con la moglie (una misuratissima Anna Bonaiuto) o Pomicino (un irriconoscibile Carlo Buccirosso) o il suo servile braccio destro Evangelisti (un bravo Flavio Bucci), che illustrano l’immagine pubblica e privata di un personaggio così controverso.

Il film di Sorrentino (ormai una colonna del nuovo cinema italiano) è un prodotto pregevole dal punto di vista stilistico, ricco di inventiva narrativa che si propone come una biografia/parodia il cui intento non è dipingere un semplice ritratto –positivo o negativo che sia- di Andreotti, ma illustrare le tante versioni, reali o presunte, che circolano da anni su di lui: un politico, uno statista, un illuminato pragmatico e ambizioso, un faervente cattolico, mafioso, colluso, mandante di omicidi e quant’altro.
“Il Divo” racconta in maniera sincopata le numerose sfaccettature di un uomo che ha attraversato una buona parte della storia politica italiana, con una narrazione non lineare dal punto di vista cronologico che, tramite sequenze dal vago sapore onirico, atmosfere rarefatte, inquadrature bizzarre e dialoghi sospesi ricchi di battute taglienti, mostrano ciò che si nasconde nelle stanze del potere, tentando di ricostruire gli eventi politici e di cronaca di quegli anni, dandone una versione volutamente grottesca, ma anche poetica, tragica ed ilare.
L’eccelso Toni Servillo (“Le Consequenze dell’Amore”, “La Ragazza del Lago”) incarna in maniera perfetta Andreotti e, con una metamorfosi totale, ne riproduce perfettamente voce, postura, sguardi e movimenti di mani e spalle, in un’interpretazione che oscilla volutamente tra il biografico e la macchietta, facendo da efficace contrappunto visivo ad una sceneggiatura complessa, ambigua ed ironica come il personaggio che racconta.

Paolo Pugliese