I FIGLI DEGLI UOMINI

Titolo Originale: The Children of Men
Genere: Drammatico/Fantascienza
Regia: Alfonso Cuarón
Sceneggiatura: Timothy J. Sexton & Alfonso Cuarón
Cast: Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine, Charlie Hunnam
Colonna Sonora: John Tavener
Produzione: Strike Entertainment, Beacon Communications LLC, Hit & Run Productions, Quietus Productions Ltd
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 114 minuti

 

Clive Owen (“Sin City”, “Closer”, “King Arthur”) e Julianne Moore (“Hannibal”, “The Forgotten”) sono i protagonisti di questo film di fantascienza post-apocalittico diretto dal regista spagnolo Alfonso Cuarón (“Harry Potter e il prigioniero di Azkaban").
Anno 2027: l’umanità è precipitata nel caos e nell’anarchia perché incapace di procreare e quindi sull’orlo dell’estinzione, con atti terroristici, gli anziani spinti al suicidio e le varie nazioni che salvaguardano con la forza i propri confini trattando come criminali gli immigrati. In una Londra in preda alla guerra civile tra vari gruppi nazionalistici, Owen interpreta l’amareggiato e disilluso burocrate Theodore al quale però, contattato da un gruppo di dissidenti chiamato “Pesci”, viene affidato un compito di incredibile e vitale importanza: proteggere e portare al sicuro una giovane profuga di colore pErché è l'unica donna incinta sulla faccia del pianeta e quindi anche l’ultima speranza per la sopravvivenza del genere umano.
Ci troviamo di fronte ad un’opera di fantascienza anomala e molto personale, per certi versi anche nostalgica, con il talentuoso Cuarón che racconta con toni cupi e pessimistici quella che potrebbe per lui essere la fine del nostro mondo, teso all’auto-annientamento ed incapace di trovare una soluzione persino sull’orlo del baratro dell’estinzione.

“I Figli degli Uomini” è un film complesso e dai toni fortemente scettici sulla natura umana, che lascia sconcertati gli spettatori raccontando una storia futurista e distopica che fa da specchio alla nostra realtà senza retorica o ideologia, ma con frequente uso di metafore ed allegorie; la storia ha chiari intenti pedagogici, imbastendo una trama in cui si intersecano vari argomenti d’attualità come l’immigrazione, la guerra civile, il terrorismo, l’ecosistema violato con altri argomenti futuristici e religiosi quali la sterilità, il mondo in preda al caos apocalittico e l’avvento di un Salvatore, portato in grembo da una neo-Madonna di colore.
Il lavoro di Cuarón però non riesce ad essere all’altezza delle proprie ambizioni: le tematiche del film si presentano intriganti e complesse, ma la loro trattazione rimane superficiale e poco approfondita, rischiando anche sia di sovrapporsi ed affollare eccessivamente la trama sia di scadere nella pedanteria.

Comunque, pur anche non originalissimo nei concetti e nelle ambientazioni futuristico-decadenti (il mondo nel caos e nella sterilità era stato già raccontato in vecchi film come “2022: i Sopravvissuti”, “Alfa & Omega-Il Principio della Fine”, “Brazil” e “Mad Max/Interceptor”) e pur apparendo enfatico e forzato nella rappresentazione dei suoi elementi, “I Figli degli Uomini” rimane un’opera interessante che non annoia mai grazie al virtuosistico stile di regia dark e vibrante di Cuarón il quale imbastisce lo sviluppo del film con interessanti piani sequenza senza stacchi di montaggio ed ottimi movimenti di cinepresa. Degno di nota anche l’ottica narrativa del film, con tutto lo scenario apocalittico svelato attraverso il personaggio di Theodore, presente in ogni scena e seguito dalla telecamera/occhio del pubblico come testimone ed anfitrione della storia.

Per quanto riguarda le interpretazioni, Clive Owen ha un viso che sembra scavato nel dolore e nella fatica, ma appare qua e là spaesato e quasi fuori posto interpretando un antieroe disilluso e solo in apparenza indifferente agli eventi che ricorda (troppo) il carachter del cacciatore di androidi Rick Deckard interpretato da Harrison Ford in “Blade Runner”. Purtroppo, da questo punto di vista, tra i difetti della sceneggiatura c’è anche una caratterizzazione dei personaggi molto convenzionale. Se poi la performance di Julianne Moore è ai minimi storici, intensa e commovente, invece, la purtroppo breve apparizione di Michael Caine. Nostalgica e di effetto, infine, la colonna sonora composta da brani d’annata di John Lennon, Deep Purple e King Crimson.

Marco Valerio