I VICERE'

Titolo Originale: Id.
Genere: Drammatico/Storico
Regia: Roberto Faenza
Sceneggiatura: Francesco Bruni, Filippo Gentili, Roberto Faenza
Cast: Alessandro Preziosi, Cristina Capotondi, Lando Buzzanca, Sebastiano Lo Monaco, Lucia Bosè, Franco Branciaroli
Colonna Sonora: Paolo Buonvino
Produzione: Rai Cinema, Jean Vigo Italia S.r.l., Institut del Cinema Català
Paese d’origine: Italia - 2007
Durata: 120 minuti

 


Sicuramente il nuovo lavoro di Roberto Faenza (“Sostiene Perreira”, “Jona che visse nella Balena”) rappresenta uno degli esempi più coraggiosi del cinema italiano più recente, essendo liberamente tratto dal romanzo “I Vicerè” di Federico De Roberto: un testo scomodo scritto nel 1894, vituperato e censurato per oltre 100 anni, che diversi registi –come Rossellini- hanno tentato invano di portare sul grande schermo.
Questo film racconta gli intrighi, le ossessioni e la lotta intestina tra i membri di un’antica famiglia borbonica di discendenti dei Vicerè di Spagna, gli Uzenda di Francalanza, in Sicilia. Le vicende sono raccontate attraverso gli occhi dell'ultimo erede degli Uzeda, Consalvo: un ragazzino che assiste alla cupidigia del padre, il principe Giacomo, un uomo dispotico che non esita a lasciar morire la moglie pur di conservare nelle proprie mani il patrimonio di famiglia, sposando poi la cugina in seconde nozze. Consalvo viene allontanato dalla famiglia e relegato in un monastero benedettino da cui esce anni dopo giovane e ribelle, ma pronto a scendere a patti e compromessi pur di conquistare il potere ed, attraverso esso, la propria libertà da un mondo al quale, alla fine, appartiene senza possibilità di affrancarsi mai veramente da esso.

Tanto nel romanzo quanto nel film, il personaggio di Consalvo funge da testimone della corruzione morale della sua famiglia e, più in generale, della cupidigia e della sopraffazione da parte dei ricchi potenti sul popolo di poveri ed oppressi; passando poi all’età adulta, tanto a lui quanto al pubblico vengono rivelati il conformismo, l’ipocrisia, l’avidità ed il compromesso con i quali ognuno di noi è costretto a fare i conti nella società odierna. Oggi come ieri: niente cambia nella lotta sociale perché l’uomo rimane sempre lo stesso, attaccato ad egoistici quanto meschini bisogni terreni; è questo il messaggio che il film sembra dare al di là dell’opera in costume e della spietata critica alla Famiglia, lo Stato e la Chiesa contenuta nel bel romanzo di Federico De Roberto.

Adattando il romanzo, Faenza riesce a fare un parallelismo tra la situazione politico-sociale di 100 anni fa e quella attuale: il film, nonostante diverse sue lacune, riesce così ad essere un ritratto attualissimo dell’Italia e degli italiani, costituendo anche un rilevante sforzo stilistico e produttivo nel ricostruire le atmosfere di un’epoca ottocentesca collocata negli ultimi anni della dominazione borbonica in Sicilia: splendidi costumi, splendida scenografia, ottima la fotografia.
Ma la severa critica contro il conformismo e le istituzioni del romanzo viene maltradotta, insistendo sul registro drammatico-familiare, del grottesco e della parodia. Non era certo facile tradurre in immagini un testo difficile ed arcaico come quello di De Roberto, ma nella trasposizione cinematografica rimane ben poco del meccanismo corale, degli sviluppi ad incastro e delle riflessioni del romanzo, rimanendo intatta solo la sua sinossi. Il problema è che la struttura narrativa del film ci è parsa quella di un melò ideologico e familiare, con un’atmosfera letteraria un pò pretestuosa e strumentale a causa dei dialoghi abbastanza decontestualizzati che si alternano a brani estrapolati dal libro.

Da un punto di vista puramente tecnico, l’approccio narrativo di Faenza ha molto poco di cinematografico, rifacendosi ad un’ampia drammaturgia da soap-opera unita ad un’estetica televisiva, con abbondanza di primi piani, movimenti statici della cinepresa, poca introspezione psicologica dei personaggi ed attori non all’altezza (emergono soltanto un eccezionale Lando Buzzanca, un espressivo Franco Branciaroli ed un’affascinante Lucia Bosè).
Uno sceneggiato più che un film, ma comunque da vedere e poi magari leggere il libro, estremamente illuminante ed attuale nonostante l’epoca ormai lontana in cui è stato scritto.

Valeria Marinaccio