E’
stata definita la migliore serie animata del 20° secolo,
oltre ad essere una delle più longeve della storia
della televisione (fu lanciata nel 1990), amata in tutto il
mondo da un pubblico trasversale composto da bambini, ragazzi
e trentenni: stiamo parlando naturalmente dei Simpsons, l’irriverente
e disastrata famigliola americana protagonista della geniale
e caustica serie a cartoni animati inventata da Matt Groening
che esordisce sul grande schermo con il suo primo lungometraggio
di animazione.
Troviamo il capofamiglia Homer Simpson alle prese, suo malgrado,
con l’inquinamento ambientale, avendo per incuria irrimediabilmente
devastato il lago della sua città Sprigfield. In seguito
ad una sommossa popolare (con tentativo di linciaggio pubblico)
da parte dei suoi concittadini, Homer fugge in Canada con
la sua famiglia, ma i suoi cari finiscono per dividersi da
lui a causa del suo egoismo quando si rifiuterà di
tornare indietro per salvare la sua città dalla distruzione
ad opera di un potente burocrate in pieno delirio di onnipotenza.
In seguito alla sua prima, profonda crisi di coscienza, Homer
decide di redimersi e fare ammenda dei suoi errori correndo
a salvare la sua città, ma senza sapere assolutamente
come...
Fa
piacere scoprire come questo prodotto di animazione non sia
una gratuita e vuota operazione commerciale, ma riesca ad
intrattenere il pubblico con la stessa agilità e freschezza
degli episodi televisivi, senza soffrire minimamente del dilatamento
di una storia che passa da 22 minuti a circa 80 di durata
con il pericolo di stanchezza narrativa o tempi morti. La
storia è agile, ricchissima di spunti comici e citazioni
cinematografiche (“1997: Fuga da New York” oppure
“Indipendence Day”), ma i fan di vecchia data
del cartone animato storceranno sicuramente un pò il
naso ricordando i suoi alti livelli di satira dissacrante
del passato che il film non riesce comunque a raggiungere.
La sceneggiatura, infatti, non è in verità il
massimo dell’originalità rivelandosi un semplice,
ma comunque funzionale, pretesto per una nutritissima serie
di gags abbastanza esilaranti che costituiscono alla fine
il punto focale del film, annacquando contenuti ed eventuali
intenti sarcastici... anche se c’è da dire che
alcune trovate comiche sono molto riuscite (vedi l’incredibile
corsa di Bart nudo per la città, oppure Homer ed il
porcellino o ancora tutto quello che fa la piccola Maggie).
Da notare anche che la pellicola si discosta senza estremismi
(vedi “South Park”) dal buonismo dilagante dei
lungometraggi d’animazione (comprese le stagioni più
recenti dei Simpson televisivi) e recupera in parte la cattiveria
politicamente scorretta dei primi episodi abbracciando senza
moralismi temi forti come i danni ambientali, l’abuso
di potere delle autorità, la violazione della privacy
e la classe politica non all’altezza dei propri compiti.
Da
un punto di vista dell’animazione, il look della serie
televisiva si presenta “allargato” nello splendore
dei 35 mm e “potenziato” da una grafica computerizzata
tridimensionale non invasiva che da quel tocco in più
al film, specie nelle scene più spettacolari e complesse.
Infine, tutto il nutrito cast del serial è presente,
trovando ognuno il proprio spazio (anche solo con apparizioni
fulminanti) senza forzature all’interno della storia.
Il risultato finale è un film divertente che, al di
là dell’effetto meccanico-comico della gag, alla
fine riesce ad ironizzare con leggerezza ed un filino di cattiveria
sui controsensi, le ipocrisie ed i problemi di un grande paese
come l’America.
Paolo
Pugliese