Tornano
in questo sequel i Fantastici Quattro, la famiglia di supereroi
dei fumetti della Marvel, stavolta alle prese con una minaccia
di proporzioni cosmiche. Alla vigilia del matrimonio tra l’allungabile
Reed “Mr. Fantastic” Richards e la fidanzata Sue
“La Donna Invisibile” Storm, giunge sulla terra
un alieno argenteo dotato di grandi poteri che, al suo passaggio,
provoca inspiegabili incidenti energetici e climatici su tutto
il pianeta. Contattati dall’esercito, i Fantastici Quattro
cominciano ad investigare sulla misteriosa presenza dell’alieno,
battezzato “Silver Surfer” (Surfista d’Argento),
riuscendo alla fine a separarlo dalla sua asse volante, fonte
dei suoi poteri. Imprigionato dall’esercito, il Silver
Surfer rivela di non essere altro che il riluttante araldo
di un entità galattica potentissima che si alimenta
dell’energia geotermica ed organica dei pianeti, distruggendoli
al suo passaggio. Le cose si complicheranno ulteriormente
a causa del ritorno di Victor Von Doom, nemico del quartetto
e villain nel precedente film, il quale riuscirà ad
impossessarsi della tavola e dei poteri del Surfer, fino ad
una cataclismatica conclusione che porterà l’umanità
sull’orlo dell’estinzione con l’arrivo di
Galactus, il Distruttore di Mondi.
Tempo fa, recensendo un’altra pellicola del genere “supereroistico”,
riflettevo sul fatto che quando si realizza un film su un
personaggio dei fumetti il segreto fondamentale perché
esca bene è che sia, paradossalmente, il più
realistico possibile cioè che possa sembrare plausibile
nella vita di tutti i giorni. Tutto sta nel lavorare sulla
sceneggiatura in maniera fine e cesellata, evitando esagerazioni,
buchi logici o scorciatoie narrative. Purtroppo sono pochi
i film di questo tipo che hanno seguito queste semplici (eppur
impegnative) regole e dopo pellicole deludenti uscite quest’anno
come “Spiderman 3” o “Ghost Rider”
anche questo “I Fantastici Quattro e Silver Surfer”
–fin dal titolo da cartone animato- si aggiunge
alla nutrita schiera di “fumettoni” per il grande
schermo, spettacolari dal lato visivo, ma assolutamente pasticciati,
incoerenti ed improbabili da quello logico-narrativo.
Questo sequel è comunque migliore del precedente episodio
(ma non ci voleva poi molto…), con il regista Tim Story
che dimostra un’evoluzione del suo timbro registico
con un approccio narrativo meno leggero e superficiale del
primo episodio. Tra le virtù di questa pellicola c’è
anche l’esordio “dal vivo” di un personaggio
dei comics affascinante e poetico come il Silver Surfer, una
sorta di Amleto alieno che, seppur in parte, il film riesce
ad illustrarne le complesse sfumature.
I
lati positivi di questo film finiscono qua, visto che comunque
non è altro che un prodotto d’intrattenimento
leggero e fracassone che al di là di un rilevante aspetto
ludico-visivo a base di effetti speciali non offre molto altro;
la storia è esilissima, poco approfondita e poco giustificata,
tanto nelle sue premesse quanto negli sviluppi narrativi che
risultano abbastanza scontati. Le caratterizzazioni dei protagonisti
sono rappresentate in maniera così superficiale e puerile
da apparire francamente come dei beoti (i peggiori sono Mr.
Fantastic e la Torcia Umana), così come anche i dialoghi
e le dinamiche relazionali nel film sono improntate su un
livello estremamente elementare.
Per
quanto riguarda le performance degli interpreti, Julian McMahon
è molto bravo nell’interpretare un villain ambiguo
ed affascinante come Von Doom, almeno fino a quando non indossa
il costumone corazzato con cui perde personalità; ottima
poi la prova dell’attore-mimo Doug Jones che interpreta
il carachter di Silver Surfer, più credibile e naturale
come personaggio Sfx rispetto a tutti gli altri interpreti
in carne ed ossa.
Deludenti, infatti, sono le interpretazioni degli altri attori
del cast (eppure hanno fatto di meglio, vedi Chris Evans nel
film “Sunshine” oppure Michael Chiklis e Ioan
Gruffudd nei serial “The Shield” e “Hornblower”),
ma è doveroso dire che qualsiasi possibilità
di apportare sfumature o elementi di spessore ai rispettivi
ruoli è stata negata da una sceneggiatura vuota di
contenuti nonché da una regia più attenta alle
scene d’azione che a quelle introspettive, quest’ultime
eteree come l’aria e rovinate ulteriormente da uno scarso
equilibrio tra toni drammatici e momenti comici nella storia.
Concludendo, “I Fantastici Quattro e Silver Surfer”
è un film che ha senso vedere solo se si è appassionati
di fumetti con anni di lettura alle spalle degli albi del
quartetto, ma irrimediabilmente poco fruibile per tutti gli
altri spettatori.
Paolo
Pugliese