La
giovane Euny viene assunta come aiuto-governante presso una
ricca famiglia di imprenditori. Euny comincia lavorare con
impegno agli ordini dell’anziana e severa governante,
occupandosi come tata anche della primogenita dei due padroni
di casa, una bambina di 5 anni dall’incredibile intelligenza
e con la quale costruisce un rapporto affettuoso molto tenero.
Il padrone di casa, Hoon, la seduce e ne fa la sua amante-giocattolo,
mentre la sua giovane moglie, dal viso di bambina, deve partorire
due gemelli. Questo porterà dei pesanti sconvolgimenti
nell’equilibrio della famiglia e, con l’intervento
della suocera di Hoon, la situazione di Euny si farà
molto pericolosa.
“The
Housemaid” è il remake dell'omonimo film diretto
nel 1960 da Kim Ki-young e, per molti versi, sia narrativi
che stilistici, risulta superiore all’originale. La
pellicola, diretta da Im Sang-soo (uno dei nuovi maestri
del cinema coreano, insieme a Kim Ki-duk e Park Chan-ok),
è un melodramma dalle tinte forti, un noir dell’anima
come solo gli orientali riescono a fare. Il regista imprime
alla storia una forte connotazione di sintesi degli aspetti
sociali coreani, unita ad una narrazione raffinata, costituita
da un manierismo di grande senso estetico che, attraverso
inquadrature e contrasti di luce ed ombra (magistrale la fotografia),
aggiunge senso e profondità ai ritratti emotivi dei
personaggi. La storia, infatti, si trasforma progressivamente
da freddo melodramma in una sorta di thriller rarefatto, dall’atmosfera
di crudeltà ed ambiguità morale sempre più
oppressiva, resa sul grande schermo attraverso la trasformazione
della stessa casa - teatro delle vicende - da luogo arioso
e luminoso ad ambiente cupo ed ombroso, che trasmette al pubblico
il clima di isolamento e pericolo incombente della giovane
protagonista Euny.
Lo
stile elegante del regista propone una storia fosca ed inquietante,
incentrata su sentimenti radicali come la passione erotica,
il tradimento, la gelosia, la vendetta, la responsabilità
della maternità, ma contenete anche numerosi elementi
di critica sociale: la storia evidenzia la violenza e la mancanza
di scrupoli delle famiglie più potenti, dandone un
ritratto netto e subdolo. La perversione della classe ricca
coreana viene rappresentata dall’atteggiamento sprezzante
verso i subalterni, da loro volontario auto-isolamento nel
microcosmo delle proprie mura, dal clima di segreto e comprimessi
che ne proteggono gli equilibri interni e dall’abbandono
delle loro radici culturali in favore dei modelli occidentali.
I ricchi Hoon ed Hera vengono mostrati come una coppia fredda
e sterile, prepotente e vendicativa, isolata dal resto del
mondo e decadente nell’ostentazione di certi atteggiamenti,
quali ascoltare musica classica da stereo di ultima generazione,
farsi preparare i bagagli dalle domestiche, scegliendo vestiti
di gusto europeo, sorseggiando continuamente vino e suonando
al pianoforte. Il personaggio di Euny, con il suo candore
e la sua ingenuità, funge da chiave di volta al ritratto
di una generazione di potenti che il regista dipinge, diventando
elemento di confronto con i loro stessi limiti, sconvolgendone
gli equilibri, patendone la crudeltà, ma costringendoli
ad affrontare le conseguenze dei propri atteggiamenti attraverso
la sua vendetta-sacrificio.
Le
interpretazioni di tutti gli attori sono ottime, ma la caratura
dei vari personaggi è diseguale: questo gioca a sfavore
della stessa protagonista, la quale è limitata nella
sua caratterizzazione onesta ed ingenua, risultando spesso
forzata, specie nel finale che noi occidentali, con la nostra
diversa cultura, non arriviamo a comprendere fino in fondo.
Molto più reali ed interessanti risultano tutti gli
altri personaggi: il capofamiglia Hoon, superficiale, sottilmente
autoritario e prepotente; sua moglie Hera, viziata, infantile,
vendicativa; ottimi anche i carachters di supporto, come la
madre di Hera, che incentra tutti gli elementi di sopraffazione
dispotica e mancanza di scrupoli della cosiddetta casta, ma
soprattutto si rivela sorprendente il ruolo dell’anziana
governante, ambigua e dolorosamente algida e servile, che
pero arriverà ad un riscatto morale innescato dalla
disarmata e disarmante libertà di Euny.
Marco
Valerio