THE HOUSEMAID
 
Titolo Originale: Ha-nyeo
Genere: Drammatico/Thriller
Regia: Im Sang-soo
Sceneggiatura: Gina Kim, Im Sang-Soo, Ki-young Kim
Cast: Jeon Do-yeon, Jung-Jae Lee, Seo Woo, Seo-Hyeon Ahn, Yeo-Jong Yun
Produzione: Mirovision
Paese d’origine: Corea del Sud - 2010
Durata: 106 minuti
Data di uscita: 27 maggio 2011

 

La giovane Euny viene assunta come aiuto-governante presso una ricca famiglia di imprenditori. Euny comincia lavorare con impegno agli ordini dell’anziana e severa governante, occupandosi come tata anche della primogenita dei due padroni di casa, una bambina di 5 anni dall’incredibile intelligenza e con la quale costruisce un rapporto affettuoso molto tenero. Il padrone di casa, Hoon, la seduce e ne fa la sua amante-giocattolo, mentre la sua giovane moglie, dal viso di bambina, deve partorire due gemelli. Questo porterà dei pesanti sconvolgimenti nell’equilibrio della famiglia e, con l’intervento della suocera di Hoon, la situazione di Euny si farà molto pericolosa.

“The Housemaid” è il remake dell'omonimo film diretto nel 1960 da Kim Ki-young e, per molti versi, sia narrativi che stilistici, risulta superiore all’originale. La pellicola, diretta da Im Sang-soo (uno dei nuovi maestri del cinema coreano, insieme a Kim Ki-duk e Park Chan-ok), è un melodramma dalle tinte forti, un noir dell’anima come solo gli orientali riescono a fare. Il regista imprime alla storia una forte connotazione di sintesi degli aspetti sociali coreani, unita ad una narrazione raffinata, costituita da un manierismo di grande senso estetico che, attraverso inquadrature e contrasti di luce ed ombra (magistrale la fotografia), aggiunge senso e profondità ai ritratti emotivi dei personaggi. La storia, infatti, si trasforma progressivamente da freddo melodramma in una sorta di thriller rarefatto, dall’atmosfera di crudeltà ed ambiguità morale sempre più oppressiva, resa sul grande schermo attraverso la trasformazione della stessa casa - teatro delle vicende - da luogo arioso e luminoso ad ambiente cupo ed ombroso, che trasmette al pubblico il clima di isolamento e pericolo incombente della giovane protagonista Euny.

Lo stile elegante del regista propone una storia fosca ed inquietante, incentrata su sentimenti radicali come la passione erotica, il tradimento, la gelosia, la vendetta, la responsabilità della maternità, ma contenete anche numerosi elementi di critica sociale: la storia evidenzia la violenza e la mancanza di scrupoli delle famiglie più potenti, dandone un ritratto netto e subdolo. La perversione della classe ricca coreana viene rappresentata dall’atteggiamento sprezzante verso i subalterni, da loro volontario auto-isolamento nel microcosmo delle proprie mura, dal clima di segreto e comprimessi che ne proteggono gli equilibri interni e dall’abbandono delle loro radici culturali in favore dei modelli occidentali. I ricchi Hoon ed Hera vengono mostrati come una coppia fredda e sterile, prepotente e vendicativa, isolata dal resto del mondo e decadente nell’ostentazione di certi atteggiamenti, quali ascoltare musica classica da stereo di ultima generazione, farsi preparare i bagagli dalle domestiche, scegliendo vestiti di gusto europeo, sorseggiando continuamente vino e suonando al pianoforte. Il personaggio di Euny, con il suo candore e la sua ingenuità, funge da chiave di volta al ritratto di una generazione di potenti che il regista dipinge, diventando elemento di confronto con i loro stessi limiti, sconvolgendone gli equilibri, patendone la crudeltà, ma costringendoli ad affrontare le conseguenze dei propri atteggiamenti attraverso la sua vendetta-sacrificio.

Le interpretazioni di tutti gli attori sono ottime, ma la caratura dei vari personaggi è diseguale: questo gioca a sfavore della stessa protagonista, la quale è limitata nella sua caratterizzazione onesta ed ingenua, risultando spesso forzata, specie nel finale che noi occidentali, con la nostra diversa cultura, non arriviamo a comprendere fino in fondo. Molto più reali ed interessanti risultano tutti gli altri personaggi: il capofamiglia Hoon, superficiale, sottilmente autoritario e prepotente; sua moglie Hera, viziata, infantile, vendicativa; ottimi anche i carachters di supporto, come la madre di Hera, che incentra tutti gli elementi di sopraffazione dispotica e mancanza di scrupoli della cosiddetta casta, ma soprattutto si rivela sorprendente il ruolo dell’anziana governante, ambigua e dolorosamente algida e servile, che pero arriverà ad un riscatto morale innescato dalla disarmata e disarmante libertà di Euny.

Marco Valerio