“Hereafter”
racconta le storie di tre persone che vengono toccate dalla
morte in modi diversi. George (Matt Damon) è un operaio
americano con doti da sensitivo che gli hanno stravolto la
vita, impedendogli di avere rapporti normali con le persone;
Marie (Cécile de France) è una giornalista francese
che ha avuto una esperienza tra la vita e la morte che ha
sconvolto le sue certezze e la sua carriera; Marcus (Frankie
McLaren) è un giovanissimo studente londinese che ha
perso il fratello gemello in un incidente stradale e non si
rassegna al vuoto che sente, cercando disperatamente delle
risposte. Le loro storie finiranno con l’intrecciarsi
e le loro vite verranno cambiate per sempre da quello che
credono esista, o debba esistere, nell’aldilà.
Per
la prima volta nella sua carriera, Clint Eastwood dirige un
copione non suo, arricchendo il suo cinema realistico e d’impegno
sociale con tematiche paranormali che vengono trattate senza
pregiudizi nella sceneggiatura firmata da Peter Morgan, autore
di “The Queen” e “Frost/Nixon”. L’ultima
ed inconoscibile frontiera dell’esperienza umana, ovvero
ciò che c’è dopo la morte, viene affrontata
da Eastwood in maniera laica ed equilibrata, raccontando anche
uno dei temi più ricorrenti del suo cinema, ovvero
la solitudine esistenziale: solitudine che attanaglia i tre
personaggi principali di questo film, segnati da un’esperienza
con la morte che li annichilisce, ma che li porta anche su
un nuovo percorso di vita, favorendone la rinascita.
Nonostante il tema principale, “Hereafter” si
rivela una pellicola consolatoria ed ottimistica nel trattare
sia il rapporto delle persone con la morte, che il dolore
e l’elaborazione del lutto; il leit motiv ispiratore
potrebbe essere l’opera di Charles Dickens che il personaggio
di Matt Damon ascolta la sera tramite audiolibri: i dubbi
e l’accettazione del mistero dell’aldilà
vengono illustrati senza sbavature ed in maniera indipendente
da convinzioni e dogmi religiosi. Eastwood è attentissimo
ai dettagli delle personalità dei protagonisti e la
sua regia impeccabile colma anche diverse lacune della sceneggiatura,
evitando che la pellicola si trasformi in uno stucchevole
polpettone semi-fantasy.
Nonostante
infatti una certa imperfezione a livello narrativo, a causa
di alcune forzature dello script per far intersecare le vite
dei tre personaggi protagonisti, e nonostante la difficoltà
di mantenere la tensione narrativa dovendo gestire tre storie
parallele intramezzate, Eastwood dirige un film intenso, realistico
e coinvolgente, narrato con grande sobrietà e proprietà
di linguaggio cinematografico. L’inizio del film, con
la ricostruzione del dramma dello Tsunami asiatico del 2004
vissuto in prima persona da uno dei protagonisti, è
da scuola di cinema, spettacolare ed al tempo stesso drammatico,
senza essere ridondante e celebrativo.
Molto bello e convincente il carachter del sensitivo interpretato
da un Matt Damon ispirato e maturo.
Paolo
Pugliese