Si
conclude la saga di Harry Potter, con un epico finale in cui
la battaglia tra le forze del bene e quelle del male è
ora a tutto campo. Dopo un viaggio lungo e periglioso Harry,
Ron ed Hermione tornano nella Scuola di magia e stregoneria
di Hogwarts per scovare e distruggere gli ultimi Horcrux,
gli oggetti mistici di Voldemort che custodiscono i frammenti
della sua anima. Quando il mago oscuro viene a sapere della
missione dei tre, scatena il suo esercito attaccando Hogwarts.
E mentre infuria la battaglia, Harry Potter potrebbe essere
chiamato a compiere l’estremo sacrificio quando si avvicina
sempre di più la resa dei conti con Lord Voldemort.
Seconda
parte della trasposizione cinematografica del settimo libro
di Joanne "J.K." Rowling, nonché ottavo ed
ultimo film della saga, “Harry Potter e i doni della
Morte – parte seconda” perde definitivamente i
toni giocosi che avevano caratterizzato i precedenti sei capitoli
per tirare i fili della storia in una catarsi oscura e drammatica:
il percorso di formazione adolescenziale, il senso di scoperta
e la parabola pedagogica che hanno accompagnato l’evoluzione
della storia e dei personaggi fino ad ora cede il passo ad
una straziante lotta corale dove, nel corso della resa dei
conti finale, ognuno dei protagonisti troverà il proprio
destino. Il film ha un impianto narrativo teso e drammatico,
con un ritmo serrato che si sussegue a quello introspettivo
della prima_parte,
più lenta e ricca di atmosfera: la crescente tensione
dell'attesa per lo scontro finale arriva qui al suo zenit,
calandosi nel fragore della battaglia, nelle scelte tattiche
e nello spirito di abnegazione del protagonista. Nonostante
del buon materiale narrativo a propria disposizione, il film
non riesce però ad avere un forte impatto emotivo né
a restituire sul grande schermo lo spessore psicologico dei
personaggi, ad eccezione di un paio di sequenze abbastanza
memorabili in cui si realizza la consapevolezza del sacrificio
per Harry Potter, oltre a comprendere il dramma e la vera
natura del maestro rinnegato Severus Python.
Nonostante
un ritmo scorrevole, la presenza di varie sequenze visivamente
spettacolari e l’atmosfera cupa del libro riprodotta
sul grande schermo, il film – al pari della prima parte
- è una trasposizione quanto mai superficiale degli
eventi letterari scritti dalla Rowling, con la regia di David
Yates che si limita a ricalcare la narrazione originale senza
picchi di creatività o slanci autoriali. Il regista
non dimostra neanche una dose in più di coraggio (o
autonomia) per infondere alla battaglia di Hogwarts quel senso
di dramma, di carneficina e sacrificio tipico di qualsiasi
guerra, con un risultato a prima vista spettacolare, ma abbastanza
sbiadito e scialbo nei contenuti. Diversa, invece, è
la costruzione dello scontro finale tra Potter e la sua nemesi
Voldemort, non scontata né eccessivamente lunga, ma
equilibrata e coraggiosamente poco catartica.
Per quanto riguarda il cast, a due giovani attori non completamente
maturi come Daniel Radcliffe e Rupert Grint, che non riescono
ad interpretare efficacemente le sfumature dei propri ruoli
di Harry e Ron, si contrappongono un’intensa Emma Watson/Hermione,
una carismatica e disturbante Helena Bonham Carter nella parte
della strega Bellatrix Lestrange e, soprattutto, due grandi
attori come Alan Rickman e Ralph Fiennes: il primo interpreta
il tormentato e algido Severus Python, mentre il secondo interpreta
Lord Voldemort, un cattivo inumano eppure vulnerabile emotivamente
alla paura della morte e della disfatta.
Il finale, ambientato 19 anni dopo, ha il sapore del commiato
dal proprio pubblico, suggerendo come il circolo della vita
prosegua nonostante tutto, ma lasciando la sensazione di un
“di più” poco memorabile ed eccessivo di
cui si poteva fare a meno, con alcuni personaggi mal invecchiati
da un make up a dir poco pessimo.
Valeria
Marinaccio