HARRY POTTER E I DONI DI MORTE -PARTE II
 
Titolo Originale: Harry Potter and the Deathly Hallows: Part II
Genere: Avventura, fantasy, drammatico
Regia: David Yates
Sceneggiatura: Steve Kloves
Cast: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Helena Bonham Carter, Gary Oldman, Alan Rickman, Tom Felton, Bonnie Wright, Ralph Fiennes, Bill Nighy, Michael Gambon,Jason Isaacs, Maggie Smith, Robbie Coltrane, Jim Broadbent
Colonna Sonora: Alexandre Desplat
Produzione: Heyday Films, Warner Bros. Pictures
Paese d’origine: Inghilterra/USA - 2010
Durata: 130 minuti
Data di uscita: 13 Luglio 2011

 

Si conclude la saga di Harry Potter, con un epico finale in cui la battaglia tra le forze del bene e quelle del male è ora a tutto campo. Dopo un viaggio lungo e periglioso Harry, Ron ed Hermione tornano nella Scuola di magia e stregoneria di Hogwarts per scovare e distruggere gli ultimi Horcrux, gli oggetti mistici di Voldemort che custodiscono i frammenti della sua anima. Quando il mago oscuro viene a sapere della missione dei tre, scatena il suo esercito attaccando Hogwarts. E mentre infuria la battaglia, Harry Potter potrebbe essere chiamato a compiere l’estremo sacrificio quando si avvicina sempre di più la resa dei conti con Lord Voldemort.

Seconda parte della trasposizione cinematografica del settimo libro di Joanne "J.K." Rowling, nonché ottavo ed ultimo film della saga, “Harry Potter e i doni della Morte – parte seconda” perde definitivamente i toni giocosi che avevano caratterizzato i precedenti sei capitoli per tirare i fili della storia in una catarsi oscura e drammatica: il percorso di formazione adolescenziale, il senso di scoperta e la parabola pedagogica che hanno accompagnato l’evoluzione della storia e dei personaggi fino ad ora cede il passo ad una straziante lotta corale dove, nel corso della resa dei conti finale, ognuno dei protagonisti troverà il proprio destino. Il film ha un impianto narrativo teso e drammatico, con un ritmo serrato che si sussegue a quello introspettivo della prima_parte, più lenta e ricca di atmosfera: la crescente tensione dell'attesa per lo scontro finale arriva qui al suo zenit, calandosi nel fragore della battaglia, nelle scelte tattiche e nello spirito di abnegazione del protagonista. Nonostante del buon materiale narrativo a propria disposizione, il film non riesce però ad avere un forte impatto emotivo né a restituire sul grande schermo lo spessore psicologico dei personaggi, ad eccezione di un paio di sequenze abbastanza memorabili in cui si realizza la consapevolezza del sacrificio per Harry Potter, oltre a comprendere il dramma e la vera natura del maestro rinnegato Severus Python.

Nonostante un ritmo scorrevole, la presenza di varie sequenze visivamente spettacolari e l’atmosfera cupa del libro riprodotta sul grande schermo, il film – al pari della prima parte - è una trasposizione quanto mai superficiale degli eventi letterari scritti dalla Rowling, con la regia di David Yates che si limita a ricalcare la narrazione originale senza picchi di creatività o slanci autoriali. Il regista non dimostra neanche una dose in più di coraggio (o autonomia) per infondere alla battaglia di Hogwarts quel senso di dramma, di carneficina e sacrificio tipico di qualsiasi guerra, con un risultato a prima vista spettacolare, ma abbastanza sbiadito e scialbo nei contenuti. Diversa, invece, è la costruzione dello scontro finale tra Potter e la sua nemesi Voldemort, non scontata né eccessivamente lunga, ma equilibrata e coraggiosamente poco catartica.
Per quanto riguarda il cast, a due giovani attori non completamente maturi come Daniel Radcliffe e Rupert Grint, che non riescono ad interpretare efficacemente le sfumature dei propri ruoli di Harry e Ron, si contrappongono un’intensa Emma Watson/Hermione, una carismatica e disturbante Helena Bonham Carter nella parte della strega Bellatrix Lestrange e, soprattutto, due grandi attori come Alan Rickman e Ralph Fiennes: il primo interpreta il tormentato e algido Severus Python, mentre il secondo interpreta Lord Voldemort, un cattivo inumano eppure vulnerabile emotivamente alla paura della morte e della disfatta.
Il finale, ambientato 19 anni dopo, ha il sapore del commiato dal proprio pubblico, suggerendo come il circolo della vita prosegua nonostante tutto, ma lasciando la sensazione di un “di più” poco memorabile ed eccessivo di cui si poteva fare a meno, con alcuni personaggi mal invecchiati da un make up a dir poco pessimo.

Valeria Marinaccio