Prendi
un buon romanzo, possibilmente famoso e con un personaggio
decisamente estremo, adattalo con fedeltà per il grande
schermo ed affidalo ad un buon regista, scegliendo magari
anche ottimi interpreti: il risultato sarà un cult
movie e, se il personaggio penetrerà nell’immaginario
pubblico, alla fine potrai fare anche un sacco di soldi sfruttandone
il franchising.
Questo è stato il destino del personaggio di Hannibal
Lecter, esploso nel film “Il Silenzio degli Innocenti”
che, diretto nel 1991 dal grande Jonathan Demme, rivelava
un personaggio al di fuori degli schemi oltre alla bravura
di Anthony Hopkins, attore fino ad allora sconosciuto (a dispetto
di una lunga ed onorata carriera) e poi finalmente alla ribalta
grazie al ruolo del “mostro” cannibale Lecter:
un uomo di fredda e spietata intelligenza, di grande fascino
ed eleganza, ma anche inesorabile e capace di incredibili
atrocità.
Un carachter che, al passo con i tempi ed in linea con altri
famosi psicopatici del grande schermo (vedi il Jack Torrence
di “Shining” oppure il Norman Bates di “Psyco”),
è divenuto una vera e propria icona cinematografica
che in quanto tale titolare anche di altri episodi, tra sequel
(“Hannibal”) e prequel (“Red Dragon”),
che a nostro modesto avviso hanno snaturato la sua aura di
fascino maledetto veicolandola in una semplice caratterizzazione
da franchising cinematografico.
Prodotto da Dino de Laurentis, HANNIBAL LECTER - LE ORIGINI
DEL MALE è il nuovo capitolo delle avventure dello
psichiatra cannibale, la cui realizzazione è stata
pianificata dal grande produttore italiano addirittura prima
che il romanziere Thomas Harris, creatore del personaggio,
ne scrivesse il romanzo da cui il film è tratto: romanzo,
tra l’altro, direttamente commissionato da De Laurentis.
Il film è un prequel rispetto ai precedenti episodi
ed ha il compito di svelare le origini della follia criminale
di Lecter, raccontandone la giovinezza.
Il film, ambientato in Lituania e poi in Francia, parte dagli
orrori della Seconda Guerra Mondiale vissuti da un Hannibal
bambino che sopravvive al massacro della sua famiglia sotto
i bombardamenti, per poi assistere all’omicidio della
sorellina da parte di alcuni criminali nazisti i quali non
trovano di meglio da fare che divorarla. Fuggito da un orfanotrofio
russo, il giovane Lecter trova rifugio alla periferia di Parigi
presso la vedova di suo zio, una bellissima ed ambigua nobildonna
giapponese che lo inizierà al mondo della medicina,
della musica e della pittura. Al tempo stesso, però,
studierà le arti marziali e farà i conti con
i fantasmi del proprio passato quando comincerà metodicamente
a rintracciare e poi ad uccidere nei modi più fantasiosi
e spietati tutti i nazisti che anni prima gli avevano massacrato
la sorellina.
Dal punto di vista della storia questo nuovo episodio parte
già male, non avendo né l’originalità
né il coraggio di raccontare le “origini”
di un personaggio negativo come Lecter in linea con le sue
inclinazioni, ma sentendo di giustificare le sue azioni fornendo
un evento traumatico come causa. Il percorso di assassino,
di manipolatore e di cannibale è dettato quindi da
un “semplice” ed anche trito disegno di vendetta
(tema già sviscerato da centinaia di film), ma le fasi
della sua trasformazione non sono descritte in maniera convincente
e giustificata. Sicuramente la sua genesi meritava davvero
idee ben più interessanti e, ripetiamo, coraggiose.
Ma questa è Hollywood ed il business cinematografico
esige precise regole, come ad esempio “addolcire”
un personaggio caratterizzato così negativamente e
fornirgli uno scopo onorevole per appassionare il pubblico
alle sue gesta, banalizzando però gran parte delle
caratteristiche che ne avevano decretato il fascino. Perché
non c’è niente di più convenzionale di
un cattivo che diventa buono o viene dipinto come originariamente
buono.
Il regista Peter Webber fa del suo meglio per rendere più
interessante una storia sbagliata fin dall’inizio e
sicuramente degno di nota è il suo lavoro, con una
regia agile e funzionale alla trama, rapide prospettive, flashback
sincopati e montaggio serrato. Lo stile del racconto, grazie
al regista, è quindi cupo ed al tempo stesso elegante,
con alcune sequenze ben costruite e suggestive che contribuiscono
ad alzare il livello qualitativo del film.
Per quanto riguarda i protagonisti, il giudizio è positivo:
il giovane Gaspard Ulliel (“Una lunga Domenica di Passioni”)
si rivela bravo e credibile, perfettamente calato nel ruolo
di Lecter del quale ripropone un pò la mimica ed i
tic inventati da Hopkins, ma aggiungendo anche espressioni
intense ed alcune sfumature inerenti il carattere ancora acerbo
del personaggio; l’ex-musa del cinema orientale d’autore
Gong Li (“Miami Vice”, “Lanterne Rosse”,
“Addio mia concubina”) interpreta senza sbavature
un personaggio carismatico e complicato; assolutamente straordinaria,
infine, la metamorfosi dell’attore comico inglese Rhys
Ifans (“Piovuto dal cielo”, “Nothing Hill”)
che interpreta un personaggio assolutamente “sporco”
ed odioso, con tanto di applauso in sala quando viene torturato
ed eliminato.
Paolo
Pugliese