HANNIBAL LECTER - LE ORIGINI DEL MALE

Titolo Originale: Hannibal Rising
Genere: Thriller/Drammatico
Regia: Peter Webber
Sceneggiatura: Thomas Harris
Cast: Gaspard Ulliel, Gong Li, Rhys Ifans, Kevin McKidd
Colonna Sonora: Ilan Eshkeri & Shigeru Umebayashi
Produzione: DeLaurentiis Productions, Young Hannibal Productions Ltd., Carthago Films S.a.r.l., Ingenious Film Partners,
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 117 minuti

 

Prendi un buon romanzo, possibilmente famoso e con un personaggio decisamente estremo, adattalo con fedeltà per il grande schermo ed affidalo ad un buon regista, scegliendo magari anche ottimi interpreti: il risultato sarà un cult movie e, se il personaggio penetrerà nell’immaginario pubblico, alla fine potrai fare anche un sacco di soldi sfruttandone il franchising.
Questo è stato il destino del personaggio di Hannibal Lecter, esploso nel film “Il Silenzio degli Innocenti” che, diretto nel 1991 dal grande Jonathan Demme, rivelava un personaggio al di fuori degli schemi oltre alla bravura di Anthony Hopkins, attore fino ad allora sconosciuto (a dispetto di una lunga ed onorata carriera) e poi finalmente alla ribalta grazie al ruolo del “mostro” cannibale Lecter: un uomo di fredda e spietata intelligenza, di grande fascino ed eleganza, ma anche inesorabile e capace di incredibili atrocità.
Un carachter che, al passo con i tempi ed in linea con altri famosi psicopatici del grande schermo (vedi il Jack Torrence di “Shining” oppure il Norman Bates di “Psyco”), è divenuto una vera e propria icona cinematografica che in quanto tale titolare anche di altri episodi, tra sequel (“Hannibal”) e prequel (“Red Dragon”), che a nostro modesto avviso hanno snaturato la sua aura di fascino maledetto veicolandola in una semplice caratterizzazione da franchising cinematografico.
Prodotto da Dino de Laurentis, HANNIBAL LECTER - LE ORIGINI DEL MALE è il nuovo capitolo delle avventure dello psichiatra cannibale, la cui realizzazione è stata pianificata dal grande produttore italiano addirittura prima che il romanziere Thomas Harris, creatore del personaggio, ne scrivesse il romanzo da cui il film è tratto: romanzo, tra l’altro, direttamente commissionato da De Laurentis.
Il film è un prequel rispetto ai precedenti episodi ed ha il compito di svelare le origini della follia criminale di Lecter, raccontandone la giovinezza.
Il film, ambientato in Lituania e poi in Francia, parte dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale vissuti da un Hannibal bambino che sopravvive al massacro della sua famiglia sotto i bombardamenti, per poi assistere all’omicidio della sorellina da parte di alcuni criminali nazisti i quali non trovano di meglio da fare che divorarla. Fuggito da un orfanotrofio russo, il giovane Lecter trova rifugio alla periferia di Parigi presso la vedova di suo zio, una bellissima ed ambigua nobildonna giapponese che lo inizierà al mondo della medicina, della musica e della pittura. Al tempo stesso, però, studierà le arti marziali e farà i conti con i fantasmi del proprio passato quando comincerà metodicamente a rintracciare e poi ad uccidere nei modi più fantasiosi e spietati tutti i nazisti che anni prima gli avevano massacrato la sorellina.
Dal punto di vista della storia questo nuovo episodio parte già male, non avendo né l’originalità né il coraggio di raccontare le “origini” di un personaggio negativo come Lecter in linea con le sue inclinazioni, ma sentendo di giustificare le sue azioni fornendo un evento traumatico come causa. Il percorso di assassino, di manipolatore e di cannibale è dettato quindi da un “semplice” ed anche trito disegno di vendetta (tema già sviscerato da centinaia di film), ma le fasi della sua trasformazione non sono descritte in maniera convincente e giustificata. Sicuramente la sua genesi meritava davvero idee ben più interessanti e, ripetiamo, coraggiose. Ma questa è Hollywood ed il business cinematografico esige precise regole, come ad esempio “addolcire” un personaggio caratterizzato così negativamente e fornirgli uno scopo onorevole per appassionare il pubblico alle sue gesta, banalizzando però gran parte delle caratteristiche che ne avevano decretato il fascino. Perché non c’è niente di più convenzionale di un cattivo che diventa buono o viene dipinto come originariamente buono.
Il regista Peter Webber fa del suo meglio per rendere più interessante una storia sbagliata fin dall’inizio e sicuramente degno di nota è il suo lavoro, con una regia agile e funzionale alla trama, rapide prospettive, flashback sincopati e montaggio serrato. Lo stile del racconto, grazie al regista, è quindi cupo ed al tempo stesso elegante, con alcune sequenze ben costruite e suggestive che contribuiscono ad alzare il livello qualitativo del film.
Per quanto riguarda i protagonisti, il giudizio è positivo: il giovane Gaspard Ulliel (“Una lunga Domenica di Passioni”) si rivela bravo e credibile, perfettamente calato nel ruolo di Lecter del quale ripropone un pò la mimica ed i tic inventati da Hopkins, ma aggiungendo anche espressioni intense ed alcune sfumature inerenti il carattere ancora acerbo del personaggio; l’ex-musa del cinema orientale d’autore Gong Li (“Miami Vice”, “Lanterne Rosse”, “Addio mia concubina”) interpreta senza sbavature un personaggio carismatico e complicato; assolutamente straordinaria, infine, la metamorfosi dell’attore comico inglese Rhys Ifans (“Piovuto dal cielo”, “Nothing Hill”) che interpreta un personaggio assolutamente “sporco” ed odioso, con tanto di applauso in sala quando viene torturato ed eliminato.

Paolo Pugliese