HANCOCK

Titolo Originale: Id.
Genere: Fantasy/Commedia/Drammatico/Azione
Regia: Peter Berg
Sceneggiatura: Vince Gilligan, Vincent Ngo
Cast: Will Smith, Charlize Theron, Jason Bateman, Daeg Faerch, Lauren Hill, Valerie Azlynn, David Mattey, Darrell Foster, Kate Clarke
Colonna Sonora: John Powell
Produzione: Blue Light, Weed Road Pictures, Overbrook Entertainment
Paese d’origine: USA - 2008
Durata: 92 minuti
Data di uscita: 12 settembre 2008

 

Campione d’incassi tanto in America quanto in Italia, “Hancock” è un film che, nonostante il parere sfavorevole della critica, sembra avere tutti gli ingredienti giusti per il successo di pubblico che sta ottenendo: la tipologia è quella classica del blockbuster d’intrattenimento, con un protagonista molto amato come Will Smith, una bella patner come Charlize Theron, spettacolari effetti speciali e soprattutto l'intenzione di colmare una lacuna cinematografica hollywoodiana che, dopo tanti film su supereroi bianchi tipo Spider-Man o Iron-Man, ci regala un Superman afroamericano.
Per non risultare un semplice clone di colore del celebre Uomo d’Acciaio dei fumetti -citato tra l’altro in un paio di scene- il film gioca (almeno all’inizio) la carta della commedia brillante, con una caratterizzazione del protagonista felicemente poco eroica: l’Hancock del titolo, infatti, è un supereroe semi-immortale e misantropo che, per il fatto di essere un alcolizzato e di usare poco assennatamente i suoi enormi poteri, ha una pessima immagine pubblica ed un alto numero di danni provocati alla città combattendo il crimine. L’incontro con l’esperto di pubbliche relazioni Ray Embry, al quale salva la vita, lo convince a rimettere insieme i pezzi della sua carriera di paladino del bene, cercando di ricostruire il rapporto di fiducia con i cittadini e le autorità.

“Hancock” vorrebbe essere sulla carta un film trasversale, con una storia più complessa rispetto a quella di irriverente variante di un sotto-genere cinematografico: inizia infatti con i toni brillanti di una commedia a sfondo supereroistico (e la prima mezz’ora è la parte migliore del film), ma tra una gag e l’altra assume toni cupi ed introspettivi, piegando nel secondo tempo su un registro drammatico incentrato sul concetto della responsabilità che deriva da un grande potere e sulla ricerca di sé stessi. Il problema è che forse il film sarebbe risultato migliore come commedia (magari insistendo sulla connotazione sarcastica), ma qui si è invece voluto volare alto con ambizioni non supportate da idee convincenti: dopo un inizio promettente, la storia si accartoccia su sé stessa procedendo senza una direzione stilistica precisa, saltando di genere in genere (supereroistico, commedia, drammatico, azione, sentimentale) con degli stacchi troppo netti per poter risultare ben amalgamati tra loro, dando al pubblico un senso di forzata gratuità in tutta la storia.
Inoltre, eventuali contenuti ed introspezioni sono raccontati in maniera molto superficiale e semplicistica, con dialoghi poveri di spunti in linea con le caratterizzazioni dei personaggi piatte e convenzionali, specie quando la storia si evolve con un colpo di scena abbastanza prevedibile sul passato del protagonista, le cui origini sono lievemente accennate e gestite in maniera arbitraria ed altalenante.

Altra grave lacuna è che il film non ha un villain principale, cioè un vero e proprio antagonista dell’eroe, salvo introdurne uno negli ultimi venti minuti per esigenze di copione il quale però risulta troppo approssimativo e poco carismatico per lasciare il segno e dare senso compiuto al contro-finale drammatico del film, la cui credibilità narrativa affonda anche sotto il peso di un buonismo che si fa progressivamente sempre più marcato.
La regia di Peter Berg (“The Kingdom”, “Cose molto Cattive”) è anonima ma funzionale da un punto di vista tecnico, vantando un buon ritmo, un uso efficace degli effetti speciali e sequenze d’azione abbastanza spettacolari; il tutto non evita comunque un risultato abbastanza banale e prevedibile, salvato solo in parte dal carisma della star Will Smith e dalla bellezza del premio Oscar Charlize Theron, la quale ha l’aria di chi sia passata per caso sul set del film sbagliato.

Paolo Pugliese