E’
un fatto abbastanza curioso e ciclico che in Italia, a fine
stagione, i cinema siano presi d’assalto da un gran
numero di horror. “Half Light” è un film
che si discosta un po’ dalla massa di pellicole da gran
guignol attualmente nelle sale (“The Omen”,“Il
Custode”,“The Breed”) prediligendo invece
un’impostazione d’atmosfera, una narrazione introspettiva
ed una storia in bilico tra il fantasy gotico e l’horror
psicologico. Con protagonista una ritrovata Demi Moore nel
ruolo della scrittrice di best sellers Rachel Carlson, il
film inizia già in maniera abbastanza fatale con il
figlioletto della donna che muore annegato nel lungo prologo
ai titoli di testa. Ritroviamo poi Rachel ad un anno di distanza
che ancora non riesce a superare la perdita né riesce
più a scrivere nonostante abbia già venduto
i diritti del suo futuro libro.
Grazie ad un’ amica che le affitta un cottage vicino
ad un villaggio di pescatori in Scozia, Rachel si trasferisce
con la speranza di trovare pace e serenità per ultimare
il romanzo. Ma nella casa, abbastanza isolata, la donna è
perseguitata dalle visioni di suo figlio (un fantasma o un’allucinazione?)
e troverà aiuto nel guardiano del faro vicino, con
cui finirà per intrecciare una relazione salvo fare
un’inquietante scoperta (che non vi riveleremo) che
la metterà in una situazione tale da rischiare la sua
stessa sanità mentale. “Half Light”, come
accennato prima, è un prodotto anomalo perché
non è tecnicamente un horror ne è un fantasy,
nonostante una caratterizzazione paranormale ed un’atmosfera
grigia.
E’
un film che, nonostante lo sviluppo certamente non perfetto
ed il finale prevedibile, si dimostra un prodotto dalle buone
intenzioni e comunque a livello narrativo abbastanza superiore
alle aspettative. Un film che, più che raccontare,
cerca di creare un clima malsano e gotico, simile a quello
di film come “La Casa sulla Scogliera” oppure
“Rosemary's baby”, evidenziato anche da un ritmo
lento di narrazione. Ma, al tempo stesso, il film gioca sulla
suspense dicotomica tra ciò che può essere vero
e ciò che invece è frutto di allucinazioni,
passando con una certa disinvoltura da un’impostazione
paranormale ad una razionale, per poi tornare all’elemento
arcano. Le intenzioni del regista sono degne di nota ma peccano
alla fine un po’ di presunzione, non riuscendo a focalizzare
perfettamente ambientazioni e suggestioni in bilico tra la
realtà terrena e quella ultraterrena, appesantendo
anche il secondo tempo con tematiche sentimentali. Il film
rischia così di apparire solo come una sorta di lenta
“preparazione” al colpo di scena finale, intrigante
ma confinato in una risoluzione concitata tipica di qualsiasi
film horror. Abbastanza sciatta infine Demi Moore ma, comunque,
ancora bellissima nonostante siano passati 16 anni dal suo
film più famoso “Ghost”, un’altra
storia di fantasmi…
Marco
Scaligeri