HAI PAURA DEL BUIO

Titolo originale: Hai paura del buio
Genere: Drammatico
Regia: Massimo Coppola
Sceneggiatura: Massimo Coppola
Cast: Alexandra Pirici, Erica Fontana, Antonella Attili, Alfio Sorbello, Manrico Gammarota, Lia Bugnar, Andra Bolea, Marcello Mazzarella, Angela Goodwin
Produzione: Indigo Films
Paese d’origine: Italia 2010
Durata: 95 minuti
Data di uscita: 6 Maggio

 

Eva è una giovane ragazza romena che parte dalla lontana Bucharest per Melfi: di lei sappiamo solo che era una operaia in una fabbrica a cui non è stato rinnovato il contratto, e che parte per l’Italia in cerca di una nuova vita. Non è la classica badante, preda di soprusi, e va fiera della sua persona.
Anna è invece una giovane operaia di Melfi: vive coi genitori e con la nonna materna gravemente malata. Non ha sogni, né speranze, né progetti: la sua vita è sempre la stessa, tutti i giorni sono uguali, proprio come in una incessante catena di montaggio. E proprio quando la fabbrica in cui è operaia chiude per un incidente, Anna si trova a vivere la stessa esperienza di Eva, decidendo di partire verso una nuova esperienza di vita.

Due ragazze, due mondi così lontani e così diversi, ma ancora così simili tra di loro, entrambi in cerca di una identità che finora è stato loro negata e che si presenta più prepotente che mai in questo scherzo del destino, mettendole una di fronte all’altra in un dramma crudele. Primo lungometraggio di Massimo Coppola, già noto autore per la rete MTV Italia, questo film ci sorprende per la semplicità della storia che ci vuole raccontare.
Due giovani che vivono in un mondo in cui ogni speranza, ogni attimo di felicità, è stato loro negato, e che hanno lavorato in un ambiente, quello delle fabbriche, in cui si tende sempre più ad essere una ruota dell’ingranaggio, un semplice numero di matricola, e niente più. Se Eva, però, parte per Melfi in cerca di un qualcosa, come si vedrà a metà della pellicola, inseguendo un affetto lontano, Anna sta vivendo la stessa identica situazione in Italia, in FIAT: uno scenario fatto di oscure palazzine basse, contratti di lavoro capestro, e dove la vita è solo un alternarsi del giorno con la notte, e dove i contatti umani sono vicini ma oltremodo sterili.

Le attrici, la rumena Alexandra Pirici e l’italiana Erica Fontana, seppure alla loro prima prova sul grande schermo, e una dizione non proprio corretta che spesso distorce le frasi pronunciate, hanno una recitazione valida e molto convincente. I loro volti trasmettono in tutto il film sempre un’immagine tesa, un dolore forte di chi nutre poche speranze dal futuro, ma che decide di continuare a vivere nonostante i molteplici sacrifici. Il panorama, soprattutto, inquadrato dalla fotografia dai toni forti, scuri, accentua questo disagio nelle facce dei protagonisti: scavate, smunte, affrante, in questa terra che non offre possibilità di scelta, e che è circondata solo da acciaio e lamiere.
La colonna sonora, poi, è sempre giocata su toni alti, metallici, che si rifanno ai rumori delle fabbriche: tendono a stordire, ma in essa gli attori cercano una via di fuga dalla realtà troppo opprimente. Magistrale prendere pezzi dei Joy Division, un gruppo che con l’ossessione e l’ansia, ci conduce in un ruolo chiave per tutta la durata del film e che ci porta nel finale aperto.

Una pellicola che in questi tempi di crisi è perfetta per descrivere le incognite che le persone, ma soprattutto i giovani, devono affrontare e che ci rimanda tutta la frustrazione che essi provano giorno dopo giorno. Forse non c’è speranza per loro ma vanno avanti verso la luce, seppure costellata di toni grigi e funebri.

Alessandro Cristofaro