Umano,
troppo umano. Il pontificato pesa come un macigno, la memoria
salta via come un tappo, e al nuovo papa fresco di elezione
serve addirittura lo psicanalista. La fede a volte non basta,
perché la forza dell'uomo scelto da Dio passa comunque
per un involucro fatto di sangue, carne, debolezze. E la fumata
bianca può avere i suoi effetti collaterali.
Nanni Moretti è il dottore prescelto, "il più
bravo di tutti". Talmente bravo da essergli costato il
matrimonio. Darwinista e lontano dalla religione, con lui
i vetusti cardinali giocano persino a pallavolo. La noia e
l'empatia tra i personaggi scavalcano gli steccati dell'impossibile,
in un film in cui la proverbiale lentezza morettiana viene
smorzata a dovere da una sapiente ironia. Ma “Habemus
Papam” le alte sfere del cattolicesimo le deride soltanto
per finta. Dietro la patina dell'indicibile, il regista girotondino
restituisce giustizia alle infinite possibilità del
libero arbitrio e del pensiero critico, attraverso un elogio
della fuga con un protagonista a dir poco illustre. Nientemeno
che il papa.
Moretti
gongola nel suo film, e lo si nota dalla sua recitazione divertita.
Eppure dissacra, ma non forza mai davvero. Più che
una pellicola anticlericale, la sua ultima fatica è
un affresco sulla fallibilità umana, sulla poca sostanza
dei dogmi, sulla lontananza delle croci e degli edifici affrescati
da quella che è la vita nuda e cruda. In sottofondo
resta forse il desiderio mai rivelato di un pontificato diverso,
fondato su una maggiore umiltà e sulla voglia di riflettere
senza "a priori". Ma a uscirne malconci non sono
tanto gli uomini con le tuniche, quanto i poveri cronisti
dipinti spesso come inadatti, costretti a raccontare il nulla
durante un'attesa che ha tutti i sintomi dell'inedito.
E'
un papa di rarissima tenerezza. Michel Piccoli è la
maschera bellissima di un pontefice in preda al disagio più
totale, finito suo malgrado sul gradino più alto per
portare avanti una missione più grande di lui. Soffre,
si smarrisce, si infuria, sorride degustando l'ordinario come
se fosse la cosa più speciale di tutte. Mai visto un
papa così. Umano, troppo umano. Vittima di una scelta
inattesa, in fuga dalla fumata sbagliata, uomo tra gli uomini
come il primo dei suoi.
Simone
Celli