Gli
anni ’70, gli anni di piombo, gli anni della lotta armata,
gli anni delle Brigate Rosse, gli anni delle battaglie sindacali
e del potere operaio ritornano in GUIDO CHE SFIDO’ LE
BRIGATE ROSSE, il nuovo film di Giuseppe Ferrara che racconta
la vita di Guido Rossa: l’operaio dell’Italsider
nonché sindacalista della CGil ucciso a Genova il 24
Gennaio del 1979 da un commando di Brigate Rosse. Un film
che rientra nelle iniziative per il Centenario della Cgil
e che è stato fortemente voluto da Ferrara, regista
italiano da sempre impegnato nell’indagare con il mezzo
cinematografico sugli eventi più scomodi della nostra
storia, come la vita e la morte di persone quali Aldo Moro
o il generale Dalla Chiesa. Il regista ha sviluppato la sceneggiatura
basandosi su due libri inerenti Rossa, ovvero “Colpirne
uno, educarne cento” del giornalista Giancarlo Feliziani
e “Guido Rossa, mio padre” scritto dal cronista
giudiziario Giovanni Fasanella insieme a Sabina Rossa, figlia
del sindacalista ucciso.
GUIDO
CHE SFIDO' LE BRIGATE ROSSE è una pellicola che
farà sicuramente discutere per la sua ricostruzione
degli eventi di anni difficili ricchi di tensione e scontri
durate i quali Rossa pagò il suo impegno ed il suo
coraggio nel combattere le infiltrazioni dei brigatisti nel
suo ambiente di lavoro, denunciando un compagno di lavoro
che diffondeva materiale propagandistico brigatista in fabbrica.
Rossa finì isolato e fu eliminato dalle BR una sera
mentre tornava a casa, ma il suo assassinio assunse una forte
connotazione simbolica che diede anche inizio alla fine del
Brigatismo, visto che era un “compagno”, un operaio
comunista ucciso in nome del comunismo. Ad interpretare il
ruolo principale c’è un irriconoscibile Massimo
Ghini che interpreta forse il ruolo più intenso e difficile
della sua carriera, accompagnato da una sensibile Anna Galiena
nella parte della moglie di Rossa, insieme poi a Gian Marco
Tognazzi e Mattia Sbragia.
Sarà difficile vedere questo film, a causa sia di una
distribuzione sotterranea e priva di supporto pubblicitario,
sia del periodo ormai estivo in cui il grosso pubblico diserta
ormai le sale. Al di là però del rilevante impegno
storico-civile di Ferrara nel ricostruire eventi legati alla
lotta armata degli anni ’70 e del lucido ritratto sociale
di fabbrica e sindacato, il film non è sommariamente
riuscito, contraddistinto da una rigorosa quanto superficiale
divisione tra buoni e cattivi ed una fin troppo lapalissiana
semplificazione del fenomeno del Brigatismo e dei brigatisti,
descritti sommariamente come violenti e fanatici. La pellicola,
al di là della storia del martire Guido Rossa, non
riesce completamente a rappresentare ed interpretare le dinamiche
e la storia sociale del nostro paese di quel periodo.
Paolo
Pugliese